HomeAttualitàFase uno e mezzo: dal 4 maggio parziale riapertura. A Reggio circa l’80% delle imprese metalmeccaniche

Fase uno e mezzo: dal 4 maggio parziale riapertura. A Reggio circa l’80% delle imprese metalmeccaniche

La Fase 2 nelle imprese metalmeccaniche Reggio Emilia e Modena era di fatto già avviata da tempo. Le cifre in questo momento sono tuttavia impressionanti. Nelle aziende dell’Emilia Romagna, che occupano oltre 220.000 persone, è stato richiesto un massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali; infatti oltre 115.000 lavoratori sono stati o sono interessati da integrazione salariale. 23.000 a Reggio, circa 31.000 a Modena. È una cifra enorme, senza precedenti.

Sono circa l’80% delle 1.300 aziende Reggiane (17.200 in Regione) che sono già ripartite prima del lockdown: le richieste e le autocertificazioni al Prefetto sono state numerosissime. Molte aziende che non hanno mai chiuso. Solo poche grandi aziende, tra cui alcune legate alla produzione di macchine agricole (Argo Tractors) o elettrodomestici (come Smeg e Bertazzoni) hanno scelto questi giorni per la ripartenza.

Di fatto per molti lavoratori al 4 maggio saremo già alla seconda o terza settimana di lavoro dopo l’emergenza: su questo punto, la Fim Cisl è molto critica. “Nonostante svariate segnalazioni alle Prefetture da parte del tavolo di lavoro tra Cgil-Cisl-Uil e Prefetto, non abbiamo avuto riscontri accettabili – dice Giorgio Uriti dell’organizzazione – vi sono aziende che lavorano senza protocolli sanitari condivisi, vi sono aziende poco rigorose nell’applicazione dei decreti ministeriali ed aziende che continuano a lavorare senza alcuna specifica precauzione. Nelle aziende sono indispensabili i comitati anti-covid indicati dal decreto ed è consigliabile che questi comitati siano “paritari” – prosegue – dalla collaborazione tra lavoratori ed aziende, in tempo di pandemia, non si può prescindere. Insieme occorre definire come tutelare i lavoratori fragili, trovare soluzioni aziendali per la conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro, garantire le tutele genitoriali a fronte di scuole chiuse, riprogettare insieme uffici e stabilimenti produttivi, proseguendo con lo smart working e modificando postazioni e cadenze di lavoro.
In molte aziende lo stiamo facendo, ma dove il sindacato non è presente, purtroppo accade di tutto”.

 

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