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Giovani e pandemia: iperconnessi ma soli

Galeotto fu il Covid. Con la pandemia è aumentata la “dipendenza digitale” dei ragazzi italiani: in marzo, uno su due (tra i 9 e i 18 anni, tra DAD e tempo libero) ha passato almeno 8 ore al giorno davanti a uno schermo. Lo dice un sondaggio condotto su 10mila studenti. I vari “media device” aiutano molto il contatto con gli amici e col mondo, ma solo il 6% degli intervistati dice che i suoi rapporti personali sono migliorati grazie all’uso della tecnologia, mentre l’80% confessa di aver provato emozioni negative (isolamento, tristezza o stress). Morale: hanno subito la mancata socialità in presenza e la sacrificata attività fisica. Diventa dunque necessario educarli a un più sano stile di vita (appunto “onlife”), e in ciò il ruolo della scuola sarà molto importante.

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Giovani sempre più connessi e ancora più isolati. A renderlo evidente sono stati i risultati di un sondaggio effettuato a marzo 2021, pubblicati in un comunicato dalla Polizia Postale il 7 maggio scorso.

L’indagine, condotta dalla Società Italiana di Pediatria in collaborazione con la Polizia di Stato e Skuola.net, ha riguardato tutto il territorio nazionale e ha preso come riferimento un campione di diecimila studenti, di cui 6.500 tra i 15 e i 18 anni e 3.500 tra i 9 e i 14 anni, costituito per il 65% da ragazze e per il 35% da ragazzi. L’obiettivo è stato quello di indagare il rapporto tra i giovani e le nuove tecnologie durante il periodo della pandemia attraverso le testimonianze dirette dei soggetti coinvolti. I temi trattati riguardano il tempo trascorso sui dispositivi tecnologici, le attività svolte attraverso questi strumenti oltre alla didattica a distanza e le emozioni scaturite durante il periodo di tempo trascorso in casa durante questo periodo difficile.

Una ricerca analoga, sugli stessi temi, era stata effettuata ad ottobre 2019; ciò ha permesso di mettere a confronto i risultati e di misurare concretamente i cambiamenti che si sono dovuti mettere in atto per far fronte all’emergenza sanitaria, come la chiusura delle scuole e la diminuzione delle occasioni di socialità, valutandone l’entità dell’impatto.

Un dato importante misura il tempo trascorso sui dispositivi tecnologici: un intervistato su due passa almeno 8 ore al giorno davanti ad un dispositivo. Il 54% del campione, infatti, dichiara di usare i media device per più di tre ore al giorno, a cui va aggiunto il tempo dedicato alle regolari attività scolastiche (il 50% nella fascia 9-14 anni, il 57% in quella 15-18 anni). Lo stesso dato era più basso nel 2019, in cui si registrava complessivamente una percentuale pari al 41%. Entrando nel dettaglio, si evince che l’aumento ha riguardato soprattutto la fascia dei bambini e preadolescenti (9-14 anni), che aumenta dal 32% al 50%; un tempo che risulta essere proporzionale all’età e quindi, tendenzialmente, è più alto per gli adolescenti.

Dunque, una buona parte della giornata viene trascorsa sui dispositivi anche per attività che non riguardano la scuola; al di fuori della didattica, rispetto al 2019, si utilizzano computer, smartphone e tablet molto di più per comunicare con gli amici (si passa dal 24% al 36%), ma molto meno per effettuare ricerche e per approfondire argomenti di interesse (dal 19% si riduce all’8%). Una percentuale importante di utilizzo riguarda anche i social network (24%), la visualizzazione di video o film (21%) e il gioco (11%).

Ad aumentare “l’esposizione” online dei giovani, anche la DAD

A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia sono venute a mancare, durante i mesi appena trascorsi, le occasioni di socialità in presenza e i momenti di condivisione nei punti di ritrovo abituali, oltre alla scuole anche altri luoghi come palestre, piscine, laboratori. Nel report si legge che circa l’80% degli intervistati ha dichiarato di provare emozioni negative; in particolare, il 25% di sentirsi più isolato e di avvertire la mancanza di una relazione in presenza, il 24% si sente più stressato, il 18% più triste, il 14% dichiara di essere preoccupato per i propri familiari e per il proprio futuro. Soltanto il 13% dichiara di non avere sperimentato nessuna delle emozioni elencate.

La tecnologia si è rivelata essere un valido strumento per mantenere il contatto con gli altri, ma solo il 6% dei soggetti afferma che i rapporti interpersonali sono migliorati grazie ad essa.

Agli intervistati è stato, inoltre, chiesto a quale attività si fossero dedicati maggiormente nell’ultimo periodo, rispetto a prima. Il 37% ha risposto di aver guardato più serie tv, il 13% di aver giocato in rete con gli amici, il 12% ha giocato ai videogiochi da solo, l’11% ha letto più libri, il 12% ha parlato di più con la sua famiglia e appena il 3% dichiara di aver giocato più del solito a giochi di società con la famiglia.

Un libro uscito tre anni fa, ancora attuale

E’ stato, infine, rilevato un incremento dell’utilizzo dei dispositivi prima di andare a dormire, dal 38% al 56%.

Secondo la Società Italiana di Pediatria i dati emersi sull’utilizzo dei dispositivi elettronici da parte di bambini e ragazzi rappresentano un pericoloso indizio sui cambiamenti in negativo delle abitudini e degli stili di vita dei più giovani e auspica un recupero di abitudini più salutari nel breve tempo, incentivando l’attività fisica e motoria all’aperto per contrastare la sedentarietà e favorire uno stile di vita sano.

IL RUOLO DELLA SCUOLA

Sul sito della Polizia Postale sono riportate le dichiarazioni di Daniele Grassucci, founder e direttore di Skuola.net che spiega l’importanza di educare i giovani alla tecnologia: “Questi dati non fanno che ribadire l’importanza di una corretta educazione al digitale, che deve partire sin dalla preadolescenza, visto che l’uso prolungato delle nuove tecnologie, pur partendo da buone premesse come la voglia di socialità, produce spesso e volentieri l’effetto contrario. L’onere di questa educazione non può essere demandata esclusivamente alle famiglie, seppur centrali. Un ruolo importante deve essere giocato necessariamente dalla scuola, che conoscendo forse meglio i nostri ragazzi, se non altro per il tempo passato a contatto con loro, sa quali tasti spingere per centrare l’obiettivo”.

Un aiuto importante, in questa direzione, arriva dal Ministero dell’Istruzione, che ha da poco annunciato il Piano Estate previsto per gli studenti nel periodo estivo. Una vera e propria risposta concreta alle difficoltà emerse ultimamente, che permetterà ai giovani di recuperare la socialità e di potenziare le competenze.

Le parole del Ministro Patrizio Bianchi: “Riporteremo la scuola al centro della comunità. Stiamo attivando un percorso di trasformazione ed evoluzione del nostro sistema di Istruzione per dare vita ad una scuola più accogliente, inclusiva, basata su apprendimenti personalizzati, parte integrante del tessuto sociale e territoriale. Una scuola ‘affettuosa’ che sappia stare al fianco dei nostri bambini e ragazzi, che, partendo dai più fragili, sia un punto di riferimento per tutta la comunità e le famiglie.”

Il piano comprende tre fasi principali: a giugno saranno allestiti dei laboratori dedicati alle attività di potenziamento degli apprendimenti, che saranno in seguito affiancate, durante i mesi di luglio e agosto, da iniziative volte al recupero della socialità in modalità campus, come per esempio educazione motoria, gioco didattico, canto, musica, arte, educazione alla sostenibilità, potenziamento delle competenze scientifiche e digitali attraverso coding, media education e robotica. Infine seguirà l’ultima fase, considerata come un avvio del prossimo anno scolastico, dedicata all’accoglienza e all’accompagnamento di studenti e studentesse al nuovo inizio. La partecipazione degli studenti e delle studentesse sarà su base volontaria; le scuole provvederanno a programmare le attività e ad informare le famiglie.

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