HomeAttualitàDigital evolution: svolta nell’attività industriale per quasi il 65% delle imprese

Digital evolution: svolta nell’attività industriale per quasi il 65% delle imprese

Attraverso il digitale viene veicolata la maggioranza delle attività lavorative delle imprese italiane. Durante l’emergenza sanitaria, i provvedimenti attuati dalle varie organizzazioni per contrastare le difficoltà operative causate dalla pandemia hanno contribuito ad accelerare i processi di trasformazione digitale dell’intera nazione. Nel 2020 è aumentato il numero di imprese che hanno investito nella digitalizzazione dei processi aziendali e molte sono state le opportunità di finanziamento per dotare le aziende di strumenti e servizi per il remote working. Questo è quanto emerge dai dati del Sistema Informativo Excelsior, analizzati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio, la cui indagine considera un campione di 1.430.100 imprese dell’industria e dei servizi.

Rispetto al periodo compreso tra il 2015 e il 2019, nel 2020 la quota di imprese italiane che ha dichiarato di avere effettuato investimenti in almeno uno degli ambiti della trasformazione digitale è cresciuta dal 53,5% al 65,2%. Più nello specifico, entrando nel dettaglio del macrosettore di attività, il settore dell’industria è passato dal 53,6% del periodo pre pandemia al 66,8%, quello dei servizi dal 53,5% al 64,5%; rilevante anche l’incremento nel settore delle costruzioni che è cresciuto dal 42,3% al 56,8%, così come quello delle public utilities che è passato dall’80,2% all’88,4%.
In ogni settore è, dunque, aumentato il numero di imprese che ha deciso di investire nella digital transformation. Per quanto riguarda i servizi, la maggiore quota di investimenti nel 2020 è presente nell’istruzione e nei servizi formativi privati con il 90,6% (incremento di 17,8 punti percentuali rispetto al periodo precedente), mentre a seguire si collocano i servizi informatici e delle telecomunicazioni, i servizi dei media e della comunicazione e i servizi finanziari e assicurativi. Incrementi importanti sono avvenuti anche in settori scarsamente orientati al digital come i servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone passati dal 38,7% al 53% e il commercio al dettaglio passato dal 49,4% al 59,7%.

Per quanto riguarda il settore industriale, le quote più alte del 2020 si registrano nelle industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere con il 90,4% e nelle industrie della gomma e delle materie plastiche con l’86,1%. Il maggior incremento del numero di imprese che hanno investito in trasformazione digitale è avvenuto in settori con scarsa propensione digitale, come le industrie del legno e del mobile passate dal 53,6% del periodo precedente al 69,3%
e le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo passate dal 59,5% del periodo precedente al 75%.
L’analisi dei dati, riportata sul sito della Camera di Commercio di Reggio Emilia, mostra un incremento della quota di imprese che ha effettuato investimenti nei vari ambiti della trasformazione digitale che passa dal 53,9% del periodo pre-covid al 66% del 2020, valore in linea con quello dell’Emilia-Romagna, ma superiore rispetto a quello nazionale. Per le imprese manifatturiere, la quota di imprese che ha investito in trasformazione digitale passa da 53,5% a 65,2%, mentre per quelle dei servizi la percentuale raggiunge il 63,7% nel 2020 dal 50,1% del periodo dal 2015 al 2019.

Il Sistema Informativo Excelsior suddivide gli investimenti in trasformazione digitale in tre categorie: tecnologie innovative, modelli organizzativi aziendali e sviluppo di nuovi modelli di business. Tra tutte le imprese della provincia di Reggio Emilia che hanno investito in tecnologie innovative nel 2020, il 41% di queste dichiara di aver investito in maniera strategica in Internet alta velocità, cloud, mobile, big data analytics (quota al 34% nel periodo precedente), in sicurezza informatica il 41% (nel periodo dal 2015 al 2019 era il 36%), in strumenti software dell’impresa 4.0 per l’acquisizione e la gestione di dati 40% (contro il 33%), Internet of Things 32%, robotica avanzata 29% e realtà aumentata a supporto dei processi produttivi 22%.

Per quanto riguarda gli investimenti in modelli organizzativi aziendali, invece, la percentuale di imprese reggiane che ha investito nell’ambito del lavoro agile e smart working ha toccato il 43% nel 2020, rispetto al 24% del periodo pre-covid, ed è passata dal 30% al 50% la quota di imprese che ha investito strategicamente in adozione di nuove regole per sicurezza sanitaria per i lavoratori, uso di nuovo presidi e risk management. Per l’adozione di sistemi gestionali evoluti con lo scopo di favorire l’integrazione e la collaborazione tra le diverse funzioni aziendali, la quota percentuale ha raggiunto il 39% nel 2020; per il potenziamento dell’area amministrativa a seguito della trasformazione digitale tale quota si è attestata al 36%, analoga percentuale per i sistemi di rilevazione continua delle performance di tutte le aree aziendali (36%) ed infine, il 31% delle imprese ha investito per l’adozione di una rete digitale integrata con reti esterne di fornitori e il 30% per reti esterne di clienti Business to Business.

Infine, gli investimenti nello sviluppo di nuovi modelli di business si sono concretizzati nell’utilizzo di Big Data per analizzare i mercati, del Digital Marketing e delle analisi dei comportamenti e dei bisogni dei clienti per garantire la personalizzazione dei prodotti o servizi offerti.
Segnali positivi per la nostra regione sul fronte dell’innovazione sono arrivati dall’Europa all’inizio del mese. Classificata come Strong Innovator, l’Emilia-Romagna si colloca al primo posto tra le regioni italiane per livello di innovazione e 76a in Europa; la sua posizione è migliorata negli ultimi anni, con un picco nell’ultimo biennio. È quanto emerge dall’edizione 2021 del Regional Innovation Scoreboard, uno studio pubblicato dalla Commissione Europea che valuta e mette a confronto la performance innovativa di 240 regioni europee. Rispetto all’edizione precedente, sono stati introdotti nell’analisi quattro importanti nuovi indicatori: individui che hanno competenze digitali complessive superiori a quelle di base, spesa per l’innovazione per persona occupata, specialisti ICT impiegati, emissioni nell’aria nel settore dell’industria. “Una conferma della correttezza delle strategie e delle nostre politiche, che mirano a elevare sempre più il livello di competenza e specializzazione a vantaggio dell’ecosistema economico e sociale del territorio. La classifica che l’Europa ci consegna ci incoraggia e ci spinge a incrementare gli investimenti su digitalizzazione, innovazione, istruzione, sulla formazione e qualificazione del lavoro” ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla.

Proseguono le diverse iniziative promosse dalla regione a favore delle imprese del territorio. In particolare, a Reggio Emilia, sono aperte fino al 31 luglio le candidature per l’Hardware Acceleration Coaching (HAC), un programma di accelerazione rivolto a startup hardware e a futuri imprenditori che intendono sviluppare i loro progetti negli ambiti della meccatronica, della manifattura avanzata, del cleantech, della sostenibilità, dell’elettrificazione e dell’idrogeno. L’iniziativa è il primo programma di accelerazione dell’Open Accelerator, l’incubatore e acceleratore di startup del Distretto Digitale di Reggio Emilia. Il percorso di accelerazione avrà una durata di tre mesi, da settembre a novembre, e terminerà con un Investor Day di presentazione ad investitori e aziende; i team selezionati avranno, inoltre, la possibilità di entrare in contatto con un network di più di 1000 imprese del territorio. “Questa prima edizione di HAC è un passo per accompagnare le startup nel loro percorso di crescita affinché possano diventare attori e catalizzatori della trasformazione del territorio verso l’Industria 4.0” ha spiegato Fausto Mazzali, Presidente di Fondazione REI.

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