Fotografia Europea: diario di una giovane critica

Autoscatto di Kubrick

Anna Vittoria Zuliani

Verde Bianco Rosso – Una fotografia dell’Italia- è il tema di Fotografia Europea 2011. Omaggio dovuto al 150° dell’Unità d’Italia ma fuorviante per un evento che al contrario spazia in più direzioni e che ritrova piuttosto legami con il nostro territorio.

Kubrick a Palazzo Magnani dimostra come la fotografia stia alla base del cinema e come il cinema possa governare la fotografia, per soggetto l’America immortalata in quei fine anni ’40 carichi di differenze diventate stereotipi. Il mondo del cinema e le storie, vere, che ne sono state le matrici, perché “la fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo” (Jean-Luc Godard): le realtà che avrebbero poi consacrato molte pellicole vengono tenute in posa dallo stesso Kubrick che anticipa nell’impostazione delle proprie fotografie il futuro ruolo di regia.

Nella cornice affascinante dei chiostri di San Pietro, finalmente valorizzati, le suggestioni di Hyun-Jin Kwak . Immagini ibride inseriscono l’immaginario orientale nei contesti della nostra città, risaltandone le particolarità e provando il contrasto evidente tra le uniformi, e dunque il rigore e la compostezza dei soggetti e le ambientazioni che spezzano le regole, segnate dal tempo e dalle eccezioni. Un diverso controllo delle immagini è quello di Paolo Roversi, che si stacca dalla fotografia prettamente di moda collocandosi in una dimensione temporale non passeggera, e dall’impressione quasi passata mettendo ‘a nudo’ modelle , icone di bellezza ma in questo caso così umane, dove i corpi al centro dell’inquadratura sono presenze sole private di distrazioni.

Il rifiuto della definizione si ritrova in altre sperimentazioni tra cui ‘Elegia della Carne’ di Nino Migliori e nelle polaroid di Davide Mosconi, composizioni di frammenti naturali e sfigurazioni dei volti. La pacata descrizione del lavoro e delle industrie nel nostro territorio attraverso gli scatti di Fontana, Kenna, Scianna e Farri individuano la forza motrice della nostra regione completando una descrizione che da uno spazio e un tempo lontano si stringe attorno alla nostra città arricchendola di contributi estranei e tornando alla sua immagine più antica fatta di lavoro e paesaggio.

A margine degli eventi si scambiano opinioni, qualcuno insinua che di Reggio si parli poco e che il mondo dell’arte ignori questo festival. Poco importa, rimane piacevole in questa occasione, scoprire talvolta immagini che nessuno riesce a percepire prima che vengano fotografate.

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