HomeAttualitàNonluoghi a procedere: torna il festival della cultura digitale con Modena Smart Life

Nonluoghi a procedere: torna il festival della cultura digitale con Modena Smart Life

“Nella realtà concreta del mondo di oggi, i luoghi e gli spazi, i luoghi e i non luoghi, si incastrano, si compenetrano reciprocamente. La possibilità del non luogo non è mai assente da un qualsiasi luogo; il ritorno al luogo è il rimedio cui ricorre il frequentatore dei non luoghi (che sogna per esempio, una seconda casa radicata nel più profondo del territorio). Luoghi e non luoghi si oppongono (o si evocano) come i termini e le nozioni che permettono di descriverli”. La parola nonluogo fu introdotta dall’antropologo francese Marc Augé nel 1992, nel suo libro Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité, tradotto in italiano nel 1996, con il titolo Nonluoghi. A partire dal 2003 il termine è stato registrato come neologismo per essere poi accolto, in un secondo momento, nei lessici di tutti i vocabolari della lingua italiana.

Il nonluogo è il contrario del luogo, quest’ultimo inteso da Augé come lo spazio dove leggere il sociale. Con la modernità, si sviluppano spazi che non sono luoghi in questo senso, alcuni esempi sono gli spazi di circolazione, di consumo, di comunicazione. Negli aeroporti, nei grandi centri commerciali, nelle sale d’aspetto ci sono moltissime persone insieme, ma non per questo si riescono a leggere, in questa folla, i rapporti sociali che legano le une con le altre; proprio per questo motivo essi vengono definiti nonluoghi, ossia spazi che hanno la peculiarità di non essere identitari, relazionali e storici. Così come non vi sono luoghi in senso assoluto, non ci sono nemmeno nonluoghi in senso assoluto: non è lo stesso lavorare quotidianamente in un aeroporto oppure passarci in quanto viaggiatori.

Difficile è parlare di un luogo senza fare riferimento al concetto di ambiente, una parola dai molteplici significati. Esso viene sempre collegato ad uno spazio, ma, in senso figurato, rappresenta anche l’insieme delle condizioni sociali, culturali e morali nel quale una persona si trova e in cui sviluppa la propria personalità. Anche in informatica, il termine è ricco di sfumature; nell’esperienza più comune esso indica il contesto tecnologico (macchine, applicativi, sistemi operativi) con il quale opera un gruppo di utenti. La parola ambiente si accende nel pensiero anche mentre siamo impegnati con un videogioco e ci ritroviamo quindi contemporaneamente in due ambienti: oltre a quello reale anche quello virtuale, ossia un mondo simulato dal computer che presenta stimoli percettivi. Con la diffusione dei social network ciò che è virtuale assume un ruolo sempre più rilevante nella nostra identità personale e relazionale. Mediante la realtà aumentata, la tecnologia arricchisce la percezione sensoriale umana con informazioni che non sarebbero percepibili con i cinque sensi; sfruttando i dispositivi mobile, i wearable device e altri oggetti, aggiunge informazioni a ciò che vediamo, modificando, in un certo senso, ciò che ci circonda.

Gli esseri umani trascorrono più del 90% del proprio tempo all’interno degli edifici e lo scopo della neuroarchitettura, punto d’incontro tra neuroscienze e architettura, consiste nel creare spazi capaci di suscitare felicità e di garantire il benessere e la produttività delle persone che ci vivono o che ci lavorano, migliorandone la qualità della vita. Le origini di questa disciplina risalgono a decine di anni fa, quando il neuroscienziato Fred Gage scopre che il cervello e i nostri comportamenti sono influenzati, a livello biochimico, dall’ambiente in cui ci troviamo. L’ambiente circostante risulta essere caratterizzato da segnali di appartenenza, che sono responsabili delle sensazioni di adeguatezza o di disagio che i soggetti occupanti sviluppano, e segnali di identità, che consistono in indizi tangibili che rafforzano la consapevolezza, ricordando ai soggetti possessori i propri valori e obiettivi personali.

Questo aspetto è da tenere in considerazione nella progettazione non solo delle proprie abitazioni, ma anche degli ambienti di lavoro. Attraverso opportune scelte di design, gli spazi devono essere progettati in modo tale da sviluppare nelle persone il senso di appartenenza ambientale, che significa sentirsi a proprio agio, accettati, apprezzati e inclusi in un determinato ambiente, rendendo la propria organizzazione un luogo di lavoro più inclusivo e produttivo.
Negli ultimi tempi, la nostra interazione con i luoghi è stata profondamente alterata dagli effetti della pandemia, che ha rimodellato l’utilizzo che facciamo degli spazi; da qui l’esigenza di ricreare nelle proprie abitazioni una workstation confortevole. Lo spazio fisico in cui si lavora influisce notevolmente sul modo di lavorare di ognuno di noi. Un recente articolo pubblicato sul settimanale britannico di divulgazione scientifica New Scientist parla dei risultati di alcune ricerche che hanno dimostrato come le persone siano più fiduciose e produttive, più concentrate, più inclini a perseguire i propri obiettivi quando occupano spazi che considerano di propria appartenenza; sono in grado di gestire meglio i fattori di stress quotidiani e indirizzare l’energia mentale al loro lavoro. L’appartenenza produce sicurezza e controllo, migliorando le prestazioni. Per questi motivi, la pratica dell’hot desking, ossia l’utilizzo di postazioni non assegnate (il lavoratore si posiziona nel primo posto disponibile quando arriva in ufficio, non disponendo di un suo spazio dedicato), gli ambienti open plan e gli uffici in stile minimal non sono adatti in tutti i contesti.

Questo mese torna l’appuntamento annuale del festival della cultura digitale con Modena Smart Life, che dedica proprio agli ambienti il tema dell’edizione 2021: “Ambienti: digitali, ecologici, sociali”. L’evento, che ha raggiunto la sesta edizione, si terrà dal 24 al 26 settembre, in modalità ibrida. Per la maggior parte delle iniziative si tornerà in presenza, in una delle città più digitali d’Italia, con un programma ricco di dialoghi, conferenze e installazioni per condividere, con cittadini e imprese, le riflessioni sull’avvento delle tecnologie digitali e di come esse impattino nei vari ambiti della nostra vita, promuovendo il cambiamento e trasformando le abitudini.
I promotori spiegano come nella società attuale sia riduttivo parlare di ambiente al singolare; tutte le esistenze individuali e sociali sono attraversate da flussi e relazioni che spingono a vivere, contemporaneamente, in una pluralità di ambienti. Lo scopo del Festival è quello di riflettere sulle relazioni tra questi diversi ambienti, oggi tra loro sempre interconnessi, presentando esperienze concrete di innovazione in diversi ambiti (pubblica amministrazione, formazione, sostenibilità ambientale, industria, cura sanitaria, territorio urbano, gestioni finanziarie, produzione culturale).

Gli attuali sistemi ambientali sono il frutto di relazioni complesse e dell’interazione tra fattori eterogenei, antropici e non, di ordine naturale, comportamentale, tecnologico e socio economico e solo mettendo in stretta correlazione questi aspetti, si potranno creare ambienti di vita più accoglienti e confortevoli, fondati sulla compresenza di reti fisiche e tecnologiche, dato che gli ambienti contemporanei risultano essere fortemente influenzati dalle tecnologie digitali e ciò induce ad indagare anche la relazione tra reale e virtuale.

Il festival è un’iniziativa promossa dal Comune di Modena con la collaborazione di Forum PA. Gli enti promotori sono Fondazione Collegio San Carlo, Fondazione di Modena, Unimore, Democenter e Camera di Commercio, insieme a Laboratorio Aperto di Modena. Prerogativa di Modena Smart Life è, da sempre, il coinvolgimento delle numerose imprese attive sul territorio in svariati ambiti legati all’innovation technology, al digitale, alla formazione e alla sostenibilità, che saranno protagoniste degli appuntamenti in qualità di sponsor e sostenitori dell’iniziativa. Il programma è già disponibile online sul sito di Modena Smart Life ed è in costante aggiornamento.

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