Crisi, in regione è strage di imprese giovanili

Non solo posti di lavoro, aziende “storiche” e negozi. La mannaia della crisi si abbatte con tutta la sua forza anche su un settore cruciale per il futuro dell’economia: le imprese attive giovanili. E in Emilia-Romagna ne muoiono di più rispetto alla media nazionale. Lo dicono chiaramente i dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio di fonte InfoCamere elaborati dal centro studi e ricerche di Unioncamere Emilia-Romagna.

Al 30 giugno scorso, le imprese attive giovanili della nostra regione sono risultate 35.142, solo l’8,3% del totale delle aziende regionali. L’effetto combinato di crisi economica e restrizione del credito è devastante. Rispetto alla stessa data del 2012 ne sono andate perdute 2.023 (-5,4%). Nello stesso periodo in Italia le imprese giovanili hanno fatto registrare una contrazione meno ampia (-4,6): sono 551.935, pari al 10,6% del totale.

La crisi ha ridotto le imprese giovanili in tutte le regioni italiane. Le flessioni più rilevanti si sono registrate in Sardegna (-7,1%), Piemonte (-6,1%), Marche e Toscana (-6%). La caduta è risultata più contenuta in Basilicata (-0,8%), nel Lazio (-2%) e in Valle d’Aosta (-2,5%).

Le imprese giovanili sono costituite per la gran parte da ditte individuali, il 79,3%, che comprendono una quota consistente di imprese cosiddette marginali, strutturalmente deboli e particolarmente soggette alla congiuntura negativa e alla disponibilità del credito.  La contrazione è stata molto più intensa per le società di persone (-11,1%, pari a 417 unità). Con un andamento opposto, le società di capitale hanno messo a segno un incremento del 2,6%, mentre le cooperative e i consorzi sono leggermente diminuiti (-0,2%).

La riduzione delle imprese giovanili è stata determinata soprattutto dal crollo nelle costruzioni (-1.230 unità, -10,9%), un settore in grande difficoltà. Notevoli contributi negativi sono venuti anche dal forte calo delle attività manifatturiere (-8,9%, -268 unità) e dalla contrazione delle imprese del commercio (-166 unità, -1,9%), che risentono della debolezza dei consumi. La riduzione, di conseguenza, è stata notevole anche per le attività immobiliari (-13,9%).

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