HomeAttualitàCi scusi, per bere dove dovremmo bere…storia di un doppio caffè amaro, di un asporto senza sacchetto e di un tentativo vip

Ci scusi, per bere dove dovremmo bere…storia di un doppio caffè amaro, di un asporto senza sacchetto e di un tentativo vip

Tragico caffè, almeno da un punto di vista economico. Due giovani reggiani, avventori dell’ultimo giorno utile perché da domani probabilmente le bevande calde se le consumeranno tra le pareti domestiche, dovranno sborsare 400 euro dopo essere stati colti dalla municipale in flagranza di bevuta caffeinica poco lontano dal bar del centro cittadino, in piazza Prampolini, dove l’avevano appena acquistato da asporto.

Implacabile e dpcm in mano (più probabilmente in testa, mandato quasi a memoria), il vigile urbano non ha voluto sentire ragioni ed ha multato i due consumatori rischiando di fargli andare di traverso quella che avrebbe dovuto essere una gustosa pausa, metaforicamente parlando s’intende. Misteri dell’asporto? Purtroppo no, la regola parla chiaro: il caffè doveva essere bevuto a casa.

Ovvio che prendendo alla lettera i regolamenti, almeno in questi casi covidici, se ne salverebbero pochi. L’episodio tragicomico (più tragi in verità) è avvenuto alle 11 di mercoledì 18 novembre. La polizia municipale ha anche multato il bar in questione chiudendolo per 5 giorni non per aver servito il caffè da asporto (cosa legittima) ma per non averlo servito nell’apposito sacchetto.

Alla surreale scena ha assistito anche Mauro Del Bue che ha chiesto spiegazioni, in difesa dei due giovani, sciorinando, extrema ratio, il suo curriculum vitae, già deputato, già vicesindaco, già assessore…ma il poliziotto ha chiosato secco “non sono di Reggio”. Della serie, ignorantia legis non excusat ma ignorantia vitae (in questo caso di Del Bue) excusat…

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