HomeAttualitàChi ha paura delle Ict? La sfida dell’innovazione ai tempi della crisi

Chi ha paura delle Ict? La sfida dell’innovazione ai tempi della crisi

Armando Sternieri, ad di Energee3

Armando Sternieri, ad di Energee3

Cosa significa oggi innovazione? E qual è il rapporto tra tecnologia e impresa? Interrogativi fondamentali in un mondo che cambia sempre più in fretta mentre l’Italia sembra ferma al palo, inchiodata da una crisi culturale prima ancora che economica. Non basta certo un convegno a dare una risposta definitiva, completa e soddisfacente. Quando però imprenditori, ricercatori, tecnici e amministratori si siedono intorno a un tavolo e riflettono sulle sfide del futuro ne esce sempre qualcosa di buono. E’ accaduto venerdì sera all’hotel Remilia, dove si è tenuta la festa di Natale di Energee3 e thedotcompany, l’azienda editrice di 7per24. Una festa che, dopo brindisi e auguri, si è trasformata in una importante occasione di incontro e riflessione intorno a questioni di vitale importanza per il futuro del Paese. Una riflessione che ha preso il via da una ricerca sull’evoluzione del terziario e delle imprese Ict sul territorio provinciale e regionale condotta da Dario Tuorto, ricercatore dell’Istituto Cattaneo: lo studio ha messo in luce l’impatto economico crescente delle imprese Ict sul Pil (anche se in misura minore rispetto ad altri Paesi) e il ruolo fondamentale delle infrastrutture tecnologiche e dei servizi on line per la competitività e l’innovazione.

I dati mostrano come in Emilia Romagna, e in particolare in provincia di Reggio, le imprese del terziario nel decennio 2001-2011 siano cresciute in quantità, per numero di addetti e ricchezza prodotta. Numeri che vanno in controtendenza rispetto agli altri settori tradizionali (industria e agricoltura) che hanno subìto un pesante ridimensionamento sia in termini di volume d’affari che di occupazione. Dalla ricerca emerge chiaramente che le imprese di servizi hanno dimostrato di reggere la crisi anche se il comparto paga il prezzo del ritardo tecnologico rispetto ad altri Paesi. Qualcosa in questa direzione è stato fatto in Emilia Romagna, una delle prime regioni che ha elaborato una strategia per la società dell’informazione e una legge regionale. Ma la strada è ancora lunga e c’è molto da fare, in particolare sul fronte sviluppo della banda larga, della dotazione Ict di imprese e pubblica amministrazione.

Problemi sui quali hanno convenuto tutti i relatori che hanno preso parte al convegno. Sulla necessità di un vero cambiamento culturale ha insistito l’amministratore delegato di Energee3, Armando Sternieri. Perché da sole le tecnologie, ma alla fine prima di tutto sono le persone che determinano il cambiamento e guidano l’innovazione. Sternieri nell’ambito della ricerca, ha indagato le relazioni tra sviluppo delle ict e produttività economica e ha evidenziato che tale rapporto resta, a dispetto di slogan, ancora non completamente definito. Senza dubbio l’introduzione delle ict comporta uno straordinario impatto, a livello aziendale, in termini di riflessi sulle strutture organizzative e sulle strategie competitive ma l’impatto può essere anche profondamente negativo se non va di pari passo ad una organizzazione adeguata. Cade così il mito della tecnologia in grado di risolvere da sola tutti i problemi.

In questo processo a cadere sono confini e consuetudini che hanno caratterizzato il tessuto economico locale. Su questo punto è intervenuto Stefano Marzani, co-fondatore e direttore di Re:Lab, start-up dell’ Università di Modena secondo il quale non si può più ragionare in termini di distretti quando ci sono imprese che hanno sedi a San Francisco e Seoul, senza tuttavia perdere il legame con il territorio. La rete dunque abbatte e ridisegna confini – Marzani ha citato uno studio secondo il quale nel 2030 ognuno di noi porterà con sé 6 oggetti connessi tra loro – cambia le prospettive e il modo stesso di fare impresa. Un cambiamento culturale necessario anche secondo Sergio Duretti, direttore generale del Csp di Torino, un consorzio di enti pubblici e imprese che dagli anni ’70 opera nel campo delle tecnologie digitali e dell’Ict. Duretti è stato inoltre consulente di Amministrazioni pubbliche e aziende, e conosce bene le problematiche relative al rapporto tra tecnologia, cittadini e Pa. Problematiche sulle quali si è soffermato anche Luca Torri,  presidente del Club Digitale di Unindustria, che ha sottolineato il differente impatto società che hanno le piccole e medie imprese dell’Ict rispetto a quelle dei settori tradizionali.

Spunti di riflessione che sono stati raccolti dagli amministratori presenti, fra i quali il candidato sindaco Luca Vecchi e il vicepresidente della Provincia Pierluigi Saccardi. Tutti i relatori hanno convenuto su un punto:la necessità di cambiare passo, innanzitutto dal punto di vista culturale, per non rimanere tagliati fuori. Perché il treno della storia sta passando adesso.

 

 

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