HomeAttualitàCannabis: caccia a chi coltiva, diritto negato a chi vuole curarsi

Cannabis: caccia a chi coltiva, diritto negato a chi vuole curarsi

Cannabis: il diritto negato A Bagnolo una coppia di “insospettabili”, come si dice sempre in questi casi sono stati arrestati dai carabinieri per avere coltivato piante di marijuana a casa loro. Proprio in questi giorni è arrivato sul mercato italiano il Sativex, uno spray a base di cannabinoidi per il trattamento degli spasmi muscolari nei pazienti con sclerosi multipla.

Cosa c’entrano i due fatti? Il primo riguarda un reato, il secondo la ricerca medica. Invece c’entrano eccome perché rappresentano due casi che sintetizzano bene l’approccio al problema nel nostro Paese: lo Stato è molto solerte quando si tratta di dare la caccia a chi coltiva piante in casa propria, molto meno quando si tratta di favorire l’accessibilità a un farmaco che potrebbe migliorare la vita di molte persone affette da gravi patologie.

Lo dimostra il balletto di veti intorno all’uso terapeutico della cannabis, iscritta dal 2007 nella Tabella II B dunque dispensabile dal Servizio sanitario dietro ricetta non ripetibile. Nonostante la tabella, però, l’accesso ai farmaci derivati dai cannabinoidi è difficoltoso, se non impossibile, a causa di una cultura del proibizionismo che si estende anche ai malati. Ciò avviene nonostante la ricerca scientifica abbia dimostrato le proprietà dei cannabinoidi nell’alleviare il dolore, la nausea e stimolare l’appetito.

Mentre il mondo si adegua – negli Stati Uniti 17 stati consentono l’impiego di cannabis per i sintomi di diverse condizioni patologiche ed è legale l’uso terapeutico in Olanda, Portogallo, Spagna e Lussemburgo – in Italia siamo fermi al palo.

Il decreto Turco del 2007 ha consentito alle Regioni di legiferare in materia: nel 2012 la Toscana è stata la prima ad approvare una legge regionale a favore dell’uso a scopo curativo dei medicinali derivati dalla cannabis, seguita da Marche, Veneto e Liguria. Ma quest’ultima dovrà rivedere il testo di legge contestato in alcuni punti dal Governo e dichiarato parzialmente illegittimo dalla Corte Costituzionale.

Ma fino a quando non sarà approvato con delibera il regolamento applicativo non cambierà nulla, con la sola eccezione del Sativex che ha un limite preciso e deve essere prescritto. Intanto a Roma i veti incrociati e la burocrazia stanno bloccando tutto.

Nel frattempo facciamo i conti in Italia non solo il dibattito è fermo ma facciamo i conti con la legge più repressiva in Europa: la Fini-Giovanardi. Un monstrum giuridico che cancella la distinzione tra droghe leggere e pesanti e rende sufficiente il possesso di una quantità di stupefacente superiore a quella indicata dalle tabelle ministeriali per essere considerati spacciatori. Dalla sua entrata in vigore, secondo il Libro bianco realizzato da Forum droghe, Antigone, Società della ragione e Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) i numeri sono quelli di un fallimento: aumento degli ingressi in carcere per droga, rispetto al totale degli arrestati: dal 28 per cento del 2006 al 31 per cento del 2010. La stessa cosa vale per i tossicodipendenti, dal 27 per cento del 2006 al 28,4 per cento dell’anno scorso.  E l’aumento degli arresti e delle segnalazioni ha fatto precipitare le richieste di programmi terapeutici dalle 6.713 del 2006 alle appena 518 dello scorso anno.

 

 

Ultimo commento

  • E’ d’obbligo cominciare a parlare della semina che avviene preferibilmente per aprile.?