Brut sarà lei

Arte come gioco, dialettica tra materia e spirito, autore dello spettacolo Coucou Bazar. Bastano poche parole chiave per introdurre uno dei maggiori artisti del Novecento, Jean Dubuffet, ideatore dell’Art Brut, fautore di un’arte atipica, talento umano e geniale, di cui saranno esposte ben 140 opere presso Palazzo Magnani (Corso Garibaldi, 29) dal 17 novembre 2018 al 3 marzo 2019. La mostra monografica, unica nel suo genere, porta il titolo “L’arte in gioco. Materia e spirito 1943-1985”, definendone così la figura di genio universale e multiforme, capace di esplorare i numerosi cicli creativi, le vaste ricerche, le sperimentazioni tecniche inedite e originali. Ad ornare le stanze del Magnani dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d’artista, dischi, provenienti principalmente dalla Fondation Dubuffet di Parigi e dal Musée des Arts Décoratif di Parigi, nonché da musei e collezioni private di Francia, Svizzera, Austria e Italia. Ci sarà, inoltre, un nucleo di 30 lavori di protagonisti storici dell’Art Brut, realizzato in collaborazione con Giorgio Bedoni. La rassegna, curata da Martina Mazzotta e da Frédéric Jaeger, è stata realizzata anche grazie a Davide Zanichelli, Presidente della Fondazione Palazzo Magnani, François Gibault, Presidente della Fondation Dubuffet, Giorgio Bedoni, Curatore della sezione Art Brut, Marina Dacci, ideatrice della mostra “La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie”.

Il percorso espositivo, suddiviso in tre sezioni principali, si sviluppa intorno alla dialettica tra le due nozioni di materia e spirito: la prima sezione, dal 1945 al 1960; la seconda, sugli anni compresi tra il 1962 e il 1974; e la terza, tra il 1976 e il 1984.
L’esposizione include una sezione dedicata all’art brut, termine coniato nel 1945 dallo stesso Dubuffet, intesa come una forma di espressione artistica spontanea propria di quei talenti, come possono essere i malati psichiatrici, posseduti da un istinto creatore puro: a Palazzo Magnani si possono ammirare le opere di Aloise, Wolfli, Wilson, Walla, Hauser, Tschirtner, provenienti dalla Collection de l’Art Brut di Losanna, da collezioni private svizzere e dal Gugging Museum di Vienna. In più, saranno presentati video musicali, documenti e sei dischi della Galleria del Cavallino di Venezia.
E’ parte integrante della mostra anche lo spettacolo Coucou Bazar, opera d’arte totale che contempla pittura, scultura, teatro, danza e musica, alla quale Dubuffet lavorò dal 1971 al 1973, di cui sono esposti alcuni elementi di scenografie e costumi.

Verranno poi svolte attività collaterali per arricchire il programma della mostra, tra cui lezioni, conferenze, spettacoli, workshop, realizzati in collaborazione con importanti istituzioni, insieme ad attività formative e didattiche e corsi di aggiornamento per insegnanti.
La Fondazione Palazzo Magnani conferma l’attenzione verso le persone con disabilità fisica e psichica, in stretta collaborazione con il Progetto ‘Reggio Emilia città senza barriere’. Il percorso espositivo offre, infatti, soluzioni idonee alla fruizione dei visitatori secondo modalità facilitate, in modo che l’arte sia via d’accesso privilegiata al benessere di tutte le persone.
In contemporanea, sempre dal 17 novembre al 3 marzo 2019, a Palazzo da Mosto a Reggio Emilia si tiene la mostra “La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie”, che offre interessanti connessioni con l’antologia di Dubuffet. La rassegna presenta le opere di otto artiste contemporanee, Chiara Camoni, Alice Cattaneo, Elena El Asmar, Serena Fineschi, Ludovica Gioscia, Loredana Longo, Claudia Losi, Sabrina Mezzaqui, che, sebbene con sperimentazioni formalmente diverse, sono accomunate dall’impiego di materiali umili e artigianali.

“Una mostra monografica capace di riportare riflessioni culturali uniche, permettendoci di rivivere una parte di storia d’arte contemporanea – ha affermato durante la conferenza stampa di presentazione della mostra Maria Grazia Diana, consigliere della Fondazione Palazzo Magnani -. Dubuffet, artista di fama internazionale di ampio respiro, ci porta in una nuova dimensione tra paradigmi estetici e culturali. Possiamo, grazie a Palazzo Magnani, ripresentare il carattere laboratoriale della mostra non solo per vedere, ma anche per fare insieme”.
“Vogliamo affrancare l’Italia nei confronti dell’Europa rappresentando la parabola artistica di Dubuffet, un nome molto famoso in Europa ma ancora poco in Italia, riportando così all’attenzione un grande artista che ha toccato tutte le avanguardie contemporanee senza appartenere a nessuna di esse – ha continuato Martina Mazzotta, curatrice della mostra –. Come avrebbe voluto Dubuffet, nell’assistere alla mostra bisogna attivare diversi piani mentali per riuscire a districarsi. Mago, scienziato e umanista, Dubuffet, che manca ormai da più di trent’anni, è rappresentato così bene in questa mostra che se ne sta già parlando fuori dai confini: una personalità misteriosa e complessa, così inafferrabile che pochi avrebbero avuto il coraggio di metterla in mostra”.
“Anche in questo caso non sono gli altri a parlare, ma parla l’arte – ha proseguito Marina Dacci, ideatrice della mostra “La vita materiale. Otto stanze, otto storie” –. Questa mostra è stata un viaggio. E’ stato necessario affrontare un processo: sottolineare l’individualità artistica mantenendo però un dialogo d’insieme. Ogni artista svolge un lavoro sull’idea di collettivizzazione ed è fondamentale la relazione tra intimo e collettivo”.

“Mi occupo di sociale e posso dire che questa mostra è un successo dal punto di vista della fruibilità: è adatta a tutti – ha concluso Veronica Ceinar, coordinatrice area Servizi alla Persona dell’Azienda Speciale Farmacie Comunali Riunite di Reggio Emilia -. Da qualche anno a questa parte è nata una sinergia con Palazzo Magnani: siamo certi che questa città sia capace di partire dalla fragilità per diventare grande. E’, questa, un’esperienza che riguarda tutti, nessuno escluso. Giovani, bambini, non vedenti, disabili: una mostra per tutti”.

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