HomeAttualitàBologna, i disoccupati di lunga data sono 30mila

Bologna, i disoccupati di lunga data sono 30mila

A Bologna superano ormai quota 30mila i disoccupati di lunga data, cioè senza un lavoro da almeno 24 mesi. La denuncia arriva dalla Cgil bolognese, che invoca risposte dalla politica locale, dagli amministratori, contro l’onda lunga della crisi.
In vista della campagna elettorale (anche) per il Comune di Bologna, il segretario della Camera del lavoro Maurizio Lunghi chiede che il tema del lavoro sia collocato “al centro dei programmi e dei progetti di chi si candida a governare Bologna e l’area metropolitana”, con “idee e risorse investite in progetti sostenibili”.

Nelle assemblee sul nuovo Statuto dei lavoratori si discute anche dei licenziamenti facili, soprattutto quelli che hanno interessato alcuni delegati sindacali. “Protagoniste di questi atti – attacca Lunghi – sono imprese di settori diversi, ma che rispondono a multinazionali. Evidentemente è passato un messaggio nella testa dei dirigenti aziendali che in Italia si può licenziare, a partire dai delegati sindacali, e dalla sera alla mattina”.

Intanto, è previsto per domani uno sciopero di quattro ore dei lavoratori delle coop sociali di Bologna e provincia, nell’ambito di una vertenza con le centrali cooperative per “lavoratori che erogano servizi pubblici di serie A e hanno invece diritti di serie B se non C, praticamente invisibili rispetto ai loro colleghi dipendenti pubblici”. Lo ha spiegato Michele Vannini, Fp-Cgil. E se per servizi come le residenze per disabili varranno le tutele per gli scioperi dei servizi pubblici essenziali, gli effetti più consistenti saranno invece avvertiti dai servizi per l’infanzia, soprattutto della provincia, dove, a differenza del comune capoluogo, al 70% i servizi sono appaltati a coop sociali.
Le coop sociali impiegano nel bolognese circa 8mila persone, e l’integrativo provinciale è scaduto dal 2010. I sindacati lamentano che la controparte (Legacoop, Confocooperative, Agci) avrebbe rifiutato ogni trattativa sia sotto il profilo economico sia normativo. I sindacati chiedono che i lavoratori (oggi pagati ad ora) abbiano invece uno stipendio mensile, la certezza di un impiego in caso di cambio d’appalto, e un buono pasto che passi da 3,5 a 4,5 euro. “Soprattutto chiediamo al terzo convitato, cioè le stazioni appaltanti come Comuni o Ausl, di dire la loro su quello che sta succedendo a lavoratori che lavorano nelle loro strutture”. Previsto alle 8.30 un presidio in piazza del Nettuno a Bologna e la prosecuzione della mobilitazione se le vertenza non si dovesse sbloccare.

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