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Bologna accoglie il nuovo arcivescovo Matteo Zuppi

E’ arrivato il giorno dell’insediamento dell’arcivescovo Matteo Zuppi a Bologna. Un appuntamento molto atteso da quanto è stata resa nota la scelta del pontefice per il successore del cardinale Carlo Caffarra. Come prima tappa, il capo della diocesi ha scelto una parrocchia di confine: il santuario di Boccadirio, sull’appennino bolognese. “La porta di Bologna”. Questa mattina la chiesa era piena di fedeli pronti a salutare il nuovo vescovo, imponenti le misure di sicurezza con i carabinieri che controllavano tutti con il metal detector. “Una grandissima emozione, stanotte alle due ero ancora sveglio pensando al mio arrivo”, le prime parole di Zuppi, accolto da un applauso prima di iniziare la preghiera. Ad aspettarlo, i sindaci della montagna, gli operai della Saeco e tante persone comuni, anziani e bambini, che lo hanno abbracciato.

A Boccadirio sono arrivate anche le parole sull’importanza dell’accoglienza e della comunità: “Non è facile stare insieme, spesso anche alle persone alle quali vogliamo più bene diciamo cose terribili. Voi statemi vicini con affetto”.
Qui monsignor Zuppi ha incontrato una piccola delegazione dei lavoratori Saeco, in queste settimane in mobilitazione contro i 243 licenziamenti annunciati dalla multinazionale olandese Philips. “Ci vedremo ancora e molto presto – ha detto Zuppi. Venite voi da me oppure io sarò da voi. Non è questo che conta, l’importante è il vostro lavoro”.

In città sono state la stazione ferroviaria e la lapide che ricorda i morti della strage del 2 agosto 1980 i primi luoghi dove il nuovo arcivescovo ha fatto una sosta pubblica. “Quando ho saputo che sarei venuto a Bologna ho pensato che il primo posto doveva essere la stazione. Ogni volta che passavo di qua, vedere i nomi e le età dei caduti mi ha sempre commosso. La ferita non è nel muro, ma nella città e nella comunità”, ha detto Zuppi, che ha incontrato il presidente dell’associazione familiari delle vittime dell’attentato, Paolo Bolognesi. “Le lacrime del terrorismo di oggi – ha aggiunto l’arcivescovo – sono le stesse. Il diritto alla verità e l’impegno per questo non allevia il dolore, ma è un dovere che cui aiuta ad essere più attenti e sensibili”.

Per il saluto finale alla città, monsignor Zuppi ha citato la grande piazza “che è la città intera”. I famosi portici “che fisicamente favoriscono l’accoglienza e il desiderio di mettere in relazione”. Infine, un rimando ai versi di Lucio Dalla. “I portici – ha detto – proteggono tutti, specialmente i più deboli, coloro i cui passi sono diventati incerti. Cominciamo da loro dai nuovi italiani (basta chiamare stranieri i compagni di classe che crescono con noi), da chi non ha casa, da chi è vittima della tortura della solitudine, da chi è smarrito nel mondo della disoccupazione, specialmente i più giovani, da chi cerca futuro e protezione perché scappa dalla guerra, le cui sofferenze voi ben conoscete”. E ancora, citando Dalla e “Piazza grande”: “Cominciamo da quei tanti che sono sulle panchine, per i quali possiamo noi trovare il modo di dargli le carezze di cui hanno bisogno, come cantava il poeta. E in realtà a modo mio ne abbiamo bisogno tutti, come anche di pregare Dio”.

IL SALUTO DEL SINDACO
Rifiutiamo, per quanto ci riguarda come Comune e cittadini, di interpretare il dialogo con lei, caro arcivescovo Zuppi, e con i fedeli cattolici con inappropriate e maldestre categorie politiche di parte, ma sarà un dialogo basato sul rispetto dovuto all’integrità del messaggio cristiano che parla a tutti e per tutti”. Sono le parole con cui il sindaco di Bologna Virginio Merola ha accolto e salutato il nuovo arcivescovo, monsignor Matteo Maria Zuppi. “Noi oggi l’accogliamo – ha detto il primo cittadino – come una persona che ha testimoniato con le sue opere la capacità di essere un operatore di pace, un uomo del dialogo tra religioni, una persona che lavora per il bene comune. In questo momento, caratterizzato da un aumento della povertà e del numero delle famiglie in difficoltà, senza reddito e senza casa, la sua esperienza nella comunità di Sant’Egidio al fianco degli emarginati, le sue missioni in Africa come mediatore nei conflitti civili, per la promozione della pace tra i popoli, tutta la sua storia personale ci conforta nel lavoro che le istituzioni civili e religiose, insieme, dovranno affrontare nel solco della fraternità e vicinanza ai più poveri. Sono convinto che la collaborazione non mancherà. La città se lo aspetta, e non la deluderemo”.

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