HomeAttualitàAlluvione, Parma chiede al governo lo stato di calamità

Alluvione, Parma chiede al governo lo stato di calamità

A Parma l’alluvione presenta il conto. Le istituzioni locali si preparano infatti a richiedere lo stato di calamità. L’istanza da inviare al governo è da ieri in corso di elaborazione in Regione ed è stata già condivisa da Comune e Provincia.

Parma, volontari al lavoro

Parma, volontari al lavoro

pontino nav crollo

Il ponte della Navetta travolto dal Baganza

La situazione causata dall’esondazione del Baganza che due giorni fa ha alluvionato un quartiere intero di Parma è quasi sotto controllo. E come sempre in questi casi, all’emergenza seguono conta dei danni e polemiche. La prima è ancora in corso, benché una prima stima del Comune parli già di mille civici interessati dall’acqua con 9mila famiglie in situazione di disagio. Quanto alle polemiche sulle cause dell’esondazione del Baganza, per ora arrivano soprattutto dai cittadini colpiti dall’alluvionee e da alcuni dei tanti parmigiani che ancora in queste ore stanno spalando il fango nel tentativo di riportare le zone colpite alla normalità. Due i fattori sotto accusa. Primo, la mancanza di una cassa di espansione lungo il corso del Baganza a monte della città, progetto varato nel 2011 e finanziato con 16 milioni ma tuttora bloccato. Secondo, la presenza di un container (vuoto) e di altri cassoni metallici che lunedì pomeriggio sono stati trascinati dal fiume contro il ponte della Navetta, distruggendolo e creando il “tappo” che secondo alcuni ha per lo meno aggravato l’entità dell’esondazione. Da anni sono presenti in zona, proprio sull’argine del Baganza, baracche e strutture provvisorie di vario tipo. Sono abusive? Il container in questione faceva parte di quelle installazioni? Domande che attendono ancora risposte dalle autorità, ma che stanno già scatenando polemiche.

 

LA CASSA DI ESPANSIONE MANCANTE
Ci sono 16 milioni di euro di fondi pubblici stanziati per la realizzazione di una cassa di espansione del Baganza. Bloccati da anni.
Lo testimonia un protocollo di intesa sottoscritto nell’aprile del 2011 dai principali soggetti del territorio – Regione, Autorità di bacino del fiume Po, Aipo, Provincia e Comune di Parma, più altri Comuni del territorio (Colorno, Sala Baganza, Felino, Collecchio) – per realizzare appunto un’opera – si legge nel testo – “che ha lo scopo di ridurre il rischio idraulico della città di Parma e del tratto del torrente Baganza da Sala Baganza a Parma”.

“Il progetto per creare una cassa d’espansione sul Baganza è rimasto fermo”, ha dichiarato Luigi Swich, vice prefetto di Parma e coordinatore dell’Unità di crisi, assicurando che “lunedì pomeriggio l’assessore regionale alla Protezione Civile Paola Gazzolo ha detto che visti gli eventi saranno ripristinati i fondi per i lavori, che ora diventano una priorità”.

Anche Erasmo D’Angelis, coordinatore della struttura di missione Italiasicura di palazzo Chigi ha fatto sapere che “per Parma ci sarà lo sblocco” del progetto, ormai divenuto simbolo di “una storia assurda e imbarazzante per la pubblica amministrazione di ricorsi e contro-ricorsi esattamente come è successo per il Bisagno a Genova”.

Parma, scene da un'alluvione

Parma, scene da un’alluvione

“Finanziare subito le casse di espansione del Baganza”, è anche la posizione dei deputati di Parma Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini, che la esporranno oggi al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

 

DANNI PER L’AGRICOLTURA
Stalle allagate, bloccata la raccolta del mais, a rischio le semine autunnali se non torna presto il bel tempo. E’ questo il primo bilancio di Coldiretti Emilia Romagna sulle forti piogge che hanno colpito l’Emilia-Romagna, in particolare le province di Parma e Piacenza dove in poche ore è caduta tanta pioggia quanto in tre mesi di normale piovosità. Nel parmense, a Corniglio è finito sott’acqua un prosciuttificio con 30mila prosciutti, e Calestano ha problemi di allagamenti per stalle e capannoni.

In Val Taro, le zone con maggiori frane sono Bedonia e Compiano. Nella Bassa, in particolare nella zona di Colorno, sono state allagate diverse stalle. Nei centri abitati di Parma e di Colorno i danni sarebbero stati ben maggiori se non ci fosse stata la cassa di espansione del Consorzio della Bonifica Parmense della zona di Marano che ha attenuato la velocità e la quantità d’acqua che ha allagato i centri abitati.

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