HomeAttualitàLucky in the sky with diamonds: storia di un immigrato “salvato” dal Consiglio di Stato

Lucky in the sky with diamonds: storia di un immigrato “salvato” dal Consiglio di Stato

Si chiama Lucky e in effetti non si può dire che sia sfortunato: l’uomo, un immigrato nigeriano in Italia dal 2007, era stato trovato più volte ubriaco alla guida e senza patente, e per questo aveva perso il permesso di soggiorno. Ma la sua buona stella ha brillato sul cielo del Consiglio di Stato, che ha accolto il suo ricorso: e così Lucky Iyorah potrà rimanere, con tutta probabilità, in Italia legittimamente.

La storia comincia il primo settembre 2014, quando il Questore di Reggio Emilia “respingeva l’istanza di rinnovo di permesso di soggiorno – si legge nella sentenza del Consiglio di Stato – per lavoro subordinato, presentata il 24 luglio 2013 da Heen Lucky Iyorah, cittadino nigeriano in Italia dal 2007, rilevando che il medesimo era stato trovato dalla polizia stradale più volte alla guida di una autovettura privo di patente ed in stato di ebbrezza”. “Pertanto – prosegue il documento – il Questore stimava sussistente ‘un attuale e concreto giudizio di pericolosità sociale a carico dello stesso’, nonostante che l’interessato avesse rappresentato che le infrazioni al Codice della Strada, sanzionate con pena pecuniaria, sospesa, non fossero idonee a suffragare una valutazione di pericolosità sociale dell’immigrato”.

La difesa del nigeriano ha messo in discussione il fatto che le condanne per guida in stato di ebbrezza potessero costituire un “elemento sufficiente per suffragare la valutazione di pericolosità sociale posta a fondamento del rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro dipendente”. Il cittadino nigeriano ha opposto resistenza al Tar, ma il giudice amministrativo di primo grado gli ha dato torto, ritenendo che a fronte di “condotte oggettivamente gravi e potenzialmente pericolose per la collettività”, il diniego del rinnovo di permesso di soggiorno fosse pienamente motivato. Di indirizzo opposto il Consiglio di Stato. I giudici ritengono che il Tar non abbia dato il giusto peso a diversi fatti: “l’immigrato, cittadino nigeriano, è, di fatto, lungo soggiornante, essendo entrato in Italia fin nel 2007” ed è “titolare di permesso di soggiorno per lavoro dipendente, conseguito a seguito di regolarizzazione ai sensi della legge n.102/2009 (e rinnovato anche nel 2011), e che con contratto del 23 luglio 2013 svolge attività di domestico alle dipendenze di una famiglia italiana a Reggio Emilia con una retribuzione mensile di circa euro 800 comprovata dalla esibizione di alcune buste paga relative al periodo 2013 e 2014”.

L’uomo è sposato con prole: e questo, secondo il consiglio di Stato, fa la differenza: “lo stesso fatto che, successivamente alla adozione del diniego in questione, l’immigrato (in data 20 novembre 2014) abbia contratto matrimonio civile a Reggio Emilia con una connazionale titolare di permesso di soggiorno (e all’epoca dell’adozione del provvedimento in questione in attesa di un figlio), poteva essere considerato nel giudizio di primo grado, almeno quale elemento sintomatico di un positivo inserimento sociale”. La corte prende in considerazione il fatto che tra il 2009 e il 2010 l’uomo ha accumulato la poco commendevole cifra di 12mila euro di multe per guida in stato di ebbrezza e con patente falsa. Ma considera anche il fatto che “non solo nel giugno 2010 ha conseguito regolare patente di guida, ma che la stessa patente, sospesa dal Prefetto di Bologna a partire dal 5 giugno 2013 a seguito di rifiuto di sottoporsi ad accertamento stato di ebbrezza (episodio richiamato nel decreto di diniego), gli è stata restituita in data 26 febbraio 2014 a seguito di presentazione del prescritto certificato della commissione medica”. In definitiva, secondo i giudici “appaiono condivisibili le censure di carenza di istruttoria e di violazione del principio di proporzionalità”. Il ricorso è accolto: il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno viene cassato e la Questura ha l’obbligo di pronunciarsi di nuovo sul caso.

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