HomeAttualitàL’11 settembre reggiano, i silenti da tastiera ed i pasdaran col rolex. L’antiamericanismo come unico orizzonte politico

L’11 settembre reggiano, i silenti da tastiera ed i pasdaran col rolex. L’antiamericanismo come unico orizzonte politico

La recente commemorazione del’11 settembre ha comportato anche la riscoperchiatura del nostrano vaso di Pandora in cui allignano stabilmente, nonostante il tempo passi e le condanne davanti al tribunale dell’umanità siano già state comminate, alcune posizioni decisamente passatiste anche da parte di pezzi ritenuti importanti delle locali paraistituzioni e di più o meno autorevoli esponenti pseudoculturali.

Scorrendo in quel giorno i social infatti, si sarà notato che anche un congruo numero di ex od attuali amministratori, impegnati od esposti a vario titoli nella società, non hanno scritto un rigo dicasi uno sul più grave attentato terroristico mai avvenuto (quello alle Twin Towers di New York appunto) con 3mila vittime innocenti e lo stravolgimento degli avvenimenti internazionali ma anche delle nostre abitudini quotidiane. Preferendo altresì postare il ricordo del golpe cileno, sempre l’11 settembre ma del 1973, ad opera di Pinochet, avvenimento tragico assurto a simbolo dell’ingerenza degli Stati Uniti nelle questioni interne dei Paesi dell’America Latina. Instillando nei fruitori degli stessi il sospetto, non si sa quanto voluto dagli estensori e quanto inconsapevole, che il loro convincimento di fondo sia che tutto sommato gli Americani quel giorno di 28 anni dopo un po’ se lo siano andati a cercare.

Alla luce di questo florilegio di posizioni d’epoca anti-americaniste, si legge sotto una lente precisa anche la scelta di Reggio Emilia, l’11 settembre del 2021, di starsene al riparo della sua comfort zone a celebrare il centenario del comunismo senza avventurarsi troppo lungo le linee delle interpretazioni e delle previsioni che l’11 settembre americano comporta sullo scacchiere geopolitico mondiale.

Abimael Guzmàn, morto in carcere l’11 settembre, storico feroce leader del gruppo guerrigliero comunista di ispirazione maoista Sendero Luminoso, ritenuto responsabile di 70.000 morti in Perù tra gli anni ’80 e ’90

La stessa Anpi nazionale, associazione dei partigiani che raramente si distingue per posizioni di assoluta avanguardia, sulla sua pagina facebook l’11 settembre 2021 ha più correttamente pubblicato due post: uno sull’11 settembre americano, l’altro sull’11 settembre cileno. Venendo inondata dagli strali di una ridda di sinistri e rivoluzionari popolari ma senza alcun popolo alle spalle, molti dei quali probabilmente maledicenti dal loro attico vista mare, scandalizzati da questo azzardato balzo in avanti sulla strada del riscatto dal mero leninismo storico che attanaglia molte menti che dico al secolo, allo scorso millennio. Tra i pasionari anti Anpi dell’occasione, si segnala anche una persona reggiana che ha avuto un ruolo attivo nella celebrazione del convegno di cui sopra.

Ora, per arrivare al punto: è ancora opportuno o sensato che nella Reggio che si vanta di primeggiare nella novità dei servizi alla persona (il mantra “Reggio città delle persone”) ed annunci mirabolanti e futuristici progetti tecnologici (oggi Tecnopolo ed Area Reggiane per dirne uno, domani la cinesizzazione di Gavassa con la Silk-Faw), esistano ancora nella classe di governo, posizioni da tupamaros col rolex che guardino alle Festa dell’Unità anni ’70 tra gli Inti Illimani e lo gnocco fritto come obiettivo ultimo dell’orizzonte politico? E’ una domanda lecita. Rispondere è cortesia.

 

 

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