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Paolo Simonazzi e Andrea Ferrari per Fotografia Europea

1Paolo Simonazzi, medico e fotografo reggiano, percorre da sempre con nostalgia ciò che è perduto o fuori dal tempo ma che ancora sopravvive trascinando dietro di sé un sentimento antico.  Le sue immagini più conosciute sono quelle scattate al Circo Bidone, nelle quali risalta la dignità di chi crede ancora nell’arte circense. Un velo di nostalgia copre i colori dei paesaggi italiani, della vita del burattinaio, del “Mondo Piccolo” delle terre di Guareschi, della via Emilia, fino ai paesaggi americani “on the road” dei quali coglie gli elementi del passato, la ruggine che li rende luoghi ormai solo ricordati: sono tutti oggetti della ricerca del fotografo. Simonazzi, in mostra a Fotografia Europea nella cornice della Galleria Parmeggiani, rimescola le carte, ritrova nell’Emilia un groviglio di storie eccentriche, la creatività, l’unicità.

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Le “Cose ritrovate” appartengono ad artisti, artigiani, inventori, che aprono le proprie case al fotografo e raccontano il proprio passato negli oggetti e nei loro accostamenti, che rendono unici gli angoli privati delle stanze. Un’anticasensibilità è in grado di fare riallacciare legami tra le persone e le cose che possiedono, tracciare storie, rivelare ossessioni. Oggetti accumulati in modo ordinato o caotico, immagini nelle queli l’occhio dell’osservatore si perde tra i dettagli e traccia con la fantasia i lineamenti dei proprietari. Vite che hanno percorso strade diverse, in un tempo sospeso e al riparo dalle convenzioni. Ne deriva un ritratto felliniano di esistenze in equilibrio come funamboli tra la realtà e la fantasia.

Il progetto di Andrea Ferrari è intitolato “Wild Window”. Un aggettivo, selvaggio, accostato ad un termine che allude al vetro dei contenitori dei musei: sono scatti realizzati in parte alla Galleria Lazzaro Spallanzani dei Musei Civici. I soggetti appartengono dunque al mondo naturale ma sono estrapolati dal proprio contesto. Il fotografo cattura i dettagli negli esseri privi di vita  e movimento, restituisce un’immagine diversa del mondo animale, nella quale mancano lo sforzo e la tensione e tutto è reso immobile nella posa costruita dall’uomo. E con l’uomo i soggetti stabiliscono un nuovo rapporto, di confronto. E’ proprio grazie ai corpi resi inerti e privati del naturale moto che è per noi possibile cogliere i dettagli delle strutture e delle trame dei vegetali, inseriti in un ambiente altrimenti a loro estraneo e artificiale. Lascelta di sovrapporre agli scatti un filtro color seppia li rende composizioni astratte, non mera documentazione zoologica ma interpretazione personale dei soggetti ritratti.

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La stessa illuminazione artificiale degli animali fa pensare ad un diverso piano di ricerca, differente dal nostro usuale modo di osservarli in un museo: filtrati cioè dall’occhio del fotografo.

“Cose ritrovate” e “Wild Window” sono visitabili fino al 27 luglio alla Galleria Parmeggiani, corso Cairoli 2,  da martedì a domenica 21.00-23.00. Chiuso il lunedì. 

Anna Vittoria Zuliani

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