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I portici a Reggio Emilia: una mappa

3Il portico è elemento caratterizzante delle città emiliane; spesso associato a Bologna, che ancora oggi ne conserva un alto numero, è possibile rintracciarne la presenza anche a Reggio Emilia. In origine interamente in legno, sporgenti dai piani superiori e sostenuti da mensole, i portici erano spazio ad uso delle botteghe, di lavoro in addizione all’ambiente interno, di transito e sosta e a vantaggio degli artigiani. In seguito la tecnica adottata fu il legno rivestito in coppi, poi sostituito dalla muratura. La presenza del passaggio coperto avrebbe consentito poi l’avanzamento del piano superiore in linea con il tracciato stradale, dando la possibilità di ampliare la struttura soprastante. Il significato dell’elemento del contesto urbano è cambiato nel corso del tempo, inizialmente luogo di lavoro, passaggio e protezione e spazio intermedio tra quello pubblico e quello privato.

Reggio Emilia aveva dunque nel ‘400 e ‘500 caratteristiche simili al capoluogo regionale, in seguito scomparse a causa di modifiche al tessuto urbano. Oggi è più complesso considerare questi elementi come tipici del contesto, proprio a causa della loro frammentarietà e della scomparsa di molte parti.

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Cercherò di tracciare brevemente una mappa della loro disposizione grazie ai riferimenti storici contenuti in un testo di Elisabetta Farioli pubblicato in “La memoria della città”, 1981 (“I portici a Reggio Emilia: alcune considerazioni”).

Sulla via Emilia, tracciata come Decumano romano, ancora oggi è possibile percorrere ad est un lungo porticato, spazio pubblico dal principio a servizio delle numerose botteghe che si affacciavano sull’asse viario. In origine tuttavia entrambi i lati della strada erano dotati di tali elementi, da porta San Pietro fino all’incontro del Cardo, ovvero via Roma, demoliti però alla fine del XVIII secolo. La presenza del portico è stato determinante per l’uso maggiore del lato est della via Emilia rispetto a quello ad ovest. Si costituisce infatti come riparo al passaggio e spazio in addizione alle attività interne, dunque a vantaggio delle strade che ne sono dotate. Tali elementi erano presenti in grande numero anche nell’area di via Roma e le ortogonali via Filippo Re e via Ferrari Bonini, verso la Cittadella militare in uso dal XIV secolo e situata nell’area degli attuali giardini pubblici. Piazza Prampolini era invece chiusa alle due estremità da volti, quella settentrionale verso l’Hotel Posta e quella meridionale verso via Farini (tuttora esistente), rispettivamente chiamati della Dogana e della Pescheria. Il volto di Broletto aveva una funzione contrapposta rispetto a quelli di via Emilia, ad uso del commercio e luoghi di transito: trovandosi nelle vicinanze di Piazza San Prospero, era al servizio del mercato in caso di pioggia. A sud, Piazza Fontanesi fu dotata di passaggi coperti (estesi anche in via San Carlo) per il mercato che vi si svolgeva, della legna, del bestiame, del gesso, infine ortofrutticolo, ed un’ultima ampia superificie porticata era collocata lungo corso Garibaldi, naturale alveo del Crostolo, della quale rimangono esempi adiacenti la Basilica della Ghiara.

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Franco Albini propose il portico come leit-motiv per la città di Reggio nel piano regolatore del 1958, prevedendo ad esempio la presenza dei portici anche in via Emilia Santo Stefano, in continuità rispetto ai preesistenti del tratto a est. Il piano non venne realizzato, ma Albini inserì questi elementi nell’impianto di progetto di Rosta Nuova che conserva un legame efficace con il centro cittadino di riferimento. Il tentativo più recente di riprendere l’elemento compositivo si trova nell’Isolato San Rocco, edificato nel dopoguerra e che reinterpretò, secondo i canonini stilistici degli anni ’50, gli elementi già presenti nel complesso sostituito e nei limitrofi teatri Valli e Ariosto.

Anna Vittoria Zuliani

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