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Franco Bonetti: lezioni di memoria

Si è spento sabato mattina all’età di 62 anni Franco Bonetti, artista conosciuto e stimato, persona gentile che da decenni viveva a Broletto di Albinea.

Bonetti nacque a Firenze nel 1958. Si trasferì poi a Reggio Emilia dove frequentò l’istituto d’Arte “Gaetano Chierici“ sotto la guida di Vittorio Cavicchioni e Graziano Pompili e perfezionò la tecnica incisoria con Silvano Silvani a Rieti. Nel 1979 entrò nel teatro Municipale Romolo Valli della città dove collaborò con scenografi e registi come Gae Aulenti, Sandro Sequi, Luca Ronconi, Rouben Ter-Arutunian a Kvetoslav Bubenik, Pierre Simonini, Pier Luigi Pizzi e Wolf Siegfried Wagner. Non abbandonerà più il mondo del teatro. Proprio nel 1982 iniziò ad interessarsi alla scenografia e alla costumistica. teatrale. Nel 1985 collaborò alla scenotecnica di “Altri Libertini” di Pier Vittorio Tondelli e dal 1988 si occupò dello studio dell’opera di Torquato Tasso e sviluppò un ciclo pittorico-grafico a lui dedicato. Si dedicò in seguito alla pittura sacra firmando inizialmente due pale d’altare per la chiesa di San Giovanni Bosco di Reggio Emilia. Nello stesso 1998 si occupò dalla rivisitazione grafica di due grandi opere letterarie: “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar e “Il Giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani. In occasione della nascita della Yourcenar il Ministero per i Beni e le Attività Culturali gli propose l’allestimento di una mostra: “Segrete Memorie”, in mostra a Villa Adriana a Tivoli.Franco Bonetti è in seguito autore della scenografia per le “Lezioni Americane” di Italo Calvino interpretate da Giorgio Albertazzi, e di scene e costumi per “Marco Polo” con Guillaume Depardieu alla Biennale di Venezia. Nel 2009 a Palazzo Magnani ha presentato la mostra “Incipit Matilda” e nel 2018 “Prima della Parola – Avant la Parole” allestita a Palazzo dei Principi di Correggio.

Ciò che ha caratterizzato fortemente la produzione artistica di Bonetti è la sua tensione verso i maestri della letteratura, del teatro, della pittura.

La conoscenza, lo studio e il confronto con i loro capolavori hanno intriso la persona e le sue opere di esperienze di vita vissuta o da altri narrata e profondamente compresa. Vittorio Sgarbi definì la sua una “pittura soprattutto letteraria”, capace di capire e rievocare le grandi storie scritte.

Lo ricordo come una persona dotata di grande cultura, profondo rispetto e particolare sensibilità. Mi ritornano alla mente alcune parole scambiate con Franco su quell’Adriano così vibrante e moderno nell’opera tanto amata della Yourcenar, il quale a 60 anni, malato di un male incurabile, osserva e riflette sulla propria vita pubblica e privata: “se, per miracolo, qualche secolo venisse aggiunto ai pochi giorni che mi restano, rifarei le stesse cose, persino gli stessi errori, frequenterei gli stessi Olimpi e i medesimi Inferi”.

Anna Vittoria Zuliani

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