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Campigli e le donne

campigli1L’universo di Max Ihlenfeldt (Berlino, 1895 – Saint-Tropez, 1971), in arte Massimo Campigli, è dominato dalla presenza femminile. Il pittore mantiene una distanza di rispetto e venerazione nei confronti delle donne, le osserva, non le avvicina. Talvolta le ritrae mentre parlano, giocano, sognano, come se le spiasse nascosto. Ne esalta il mistero comunque presente, collocandole in un tempo passato. Si tratta di figure divinizzate, relazionate al segreto che permea la propria esperienza infantile. Campigli fu infatti cresciuto dalla nonna che crede la madre ed una zia, madre naturale. Le donne sono perciò per l’autore mute portatrici di misteri, dell’inconoscibile, e rappresentate alludendo ad archetipi, ricorrendo all’essenzialità nella raffigurazione. “Nelle mie fantasticherie, le mie innamorate erano sempre prigioniere”: prigioniere di un senso nascosto inesplicabile. Con un preciso riferimento all’arte classica, in particolar modo quella etrusca, Campigli porta le figure ad affiancarsi ad un’arte simbolica, allusiva, come quella antica. Ciò che rende tenera (oltre che misteriosa) la rappresentazione, è l’utilizzo dei toni delle terre, stesi in modo disomogeneo, similmente alla pittura parietale: questo scalda la composizione e si sposa nei caratteri della superficie con la sensibilità dell’autore. Le tinte ocra si affiancano talvolta all’azzurro, al rosso, al verde, in sapienti combinazioni cromatiche simboliche di una condizione esistenziale, introspettiva. L’arte diviene così per l’autore una sorta di liberazione e ritrovamento di sé, estraendo dalla propria esperienza personale il misterioso nettare che rende dolcissimi i corpi rappresentati, arricchiti da un’attenzione agli abiti, ai gioielli, alle acconciature che conferiscono loro pregio ed eleganza: sono corpi di dee. La donna è dunque per Campigli un essere incontaminato, sospesa entro una dimensione libera e spirituale. L’uomo, al contrario, subisce un più diretto e continuo contatto con la società, e ne esce inevitabilmente spiritualmente contagiato.

campigli2La figura dell’autore si colloca ad un livello intermedio: dominata dalla solitudine e dalla sensibilità, la vita di Campigli resta sospesa tra il mistero del passato e la ricerca di un senso, dell’essenza primordiale della femminilità.

La mostra in corso alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo documenta il percorso dell’artista, attraversando il mistero dell’universo femminile che si fà disegno, si fà colore.

CAMPIGLI, Il Novecento antico

22 marzo – 29 giugno 2014

Fondazione Magnani Rocca

Mamiano di Traversetolo, Parma

Martedì-venerdì 10-18

Sabato, domenica e festivi 10-19

Lunedì chiuso.

http://www.magnanirocca.it/fmr/

Anna Vittoria Zuliani

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