Le donne che fecero l’impresa: toccano quota 10mila le aziende reggiane timonate al femminile

Con una crescita dello 0,7%, dopo quattro anni di ripresa, le imprese femminili reggiane sono tornate oltre quota 10.000 a fine 2018.

A fronte di 743 cessazioni non d’ufficio, le nuove iscrizioni sono state 809, con un andamento in controtendenza sia rispetto al dato regionale (che segna una diminuzione dello 0,1%) che a quanto osservato per la struttura imprenditoriale reggiana non femminile che è invece calata dell’1,3%. Con la crescita registrata nel 2018, sottolinea l’Ufficio Studi della Camera di Commercio, la quota di aziende femminili nella nostra provincia arriva a rappresentare al 18,4% sul totale; un dato in crescita rispetto al 18,1% del 2017, ma ancora distante da quello dell’Emilia-Romagna (20,7%) e ancor più da quello nazionale (21,9%).

Ben 28 comuni reggiani, però, registrano percentuali superiori alla media provinciale. Il comune reggiano più “rosa” è Ventasso, con il 23,4% di imprese femminili sul totale, seguito da Rolo (22,7%), Vetto (22%), Novellara (21,9%), Villa Minozzo (21,5%) e Casina (21,4%), solo per citare i primi; all’ultimo posto il comune di Campegine con una quota percentuale di imprese femminili pari al 14,3% del totale.

A livello strutturale, le imprese femminili reggiane, come avviene per il totale delle imprese registrate, si costituiscono prevalentemente sotto forma di imprese individuali (sono 6.383, il 63,8% del totale), ma dall’analisi della dinamica delle forme giuridiche emerge una certa propensione delle “capitane di impresa” a costituirsi in forme più strutturate per la gestione e l’organizzazione della propria attività aziendale. Sono infatti le società di capitale a concretizzare l’incremento più consistente: in un anno sono passate dalle 1.802 del 2017 alle attuali 1.872 (+3,9%), il 18,7% del totale; in calo dell’1,8%, invece, le società di persone che, a fine 2018, scendono a 1.567.

Per quanto riguarda la classe dimensionale, le aziende femminili reggiane si presentano prevalentemente sotto forma di microimprese: il 90,5% del totale ha un numero di addetti compreso fra 1 e 5; il 5,2% appartiene alla classe 6-9 addetti, il 2,8% presenta una dimensione fra 10 e 19 addetti e una quota pari all’1,5% ha da 20 addetti in su. Nel complesso le aziende della provincia di Reggio Emilia guidate da donne impiegano più di 29.600 addetti.

Ancora piccola nei numeri, ma di crescente importanza, è l’imprenditoria femminile di origine straniera. Nella nostra provincia l’incremento registrato in un anno è stato del 4,8%, e si è quindi passati dalle 1.553 aziende del 2017 alle 1.628 della fine dell’anno scorso, il 16,3% delle imprese “rosa” reggiane (erano il 15,6% un anno fa).

Relativamente ai settori di attività economica, una impresa su quattro si occupa di commercio (2.457 imprese femminili) prevalentemente al dettaglio (1.756), mentre il 32,4% opera nel settore dei servizi, sia alle imprese (1.834) che alle persone (1.405). Sono poi 1.331 le aziende agricole condotte da donne (il 13,3% del totale), seguite dalle attività dell’industria in senso stretto (1.297), soprattutto del sistema moda, della metalmeccanica e della trasformazione alimentare.

Nella filiera turistica le donne imprenditrici si occupano più che altro di ristorazione: le aziende femminili del settore sono passate da 990 del 2017 a 1.003 alla fine dell’anno passato, con un incremento dell’1,3%. Le donne gestiscono prevalentemente bar (557), ristoranti (218) e “take away” (87), ma si occupano anche di ospitalità (alberghi, strutture extralberghiere, B&B, ecc.), attività in cui le 61 imprese femminili rappresentano più di un terzo dell’intero settore della provincia di Reggio Emilia.

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