Ciance da Bar Sport atto IV

Razzismo o mix di ignoranza e maleducazione?
Una volta urlavano al pelato che doveva essere bruciato (ma oggi essere rasati è cool) o all’infortunato che doveva morire (e questa era oggettivamente carina, anche se un po’ forte), i cori razzisti non c’erano ancora, per il semplice motivo che giocatori di colore non se ne vedevano quasi mai alle nostre latitudini. Poi si sono ispirati alla realtà, invocando l’intervento del Vesuvio, inneggiando alle stragi di Superga e dell’Heysel, o addirittura omaggiando criminali di guerra. Ma si cominciava ad andare sul difficile, bisognava studiare un minimo la storia, troppa fatica. Così devono essersi sentiti sollevati quando poco per volta si sono fatti strada nei nostri campionati i giocatori di colore: tutto più semplice, basta osservare il colore della pelle (non è difficile nemmeno per gli idioti), quindi “ululare” o tirare banane.
Lungi da noi l’idea di minimizzare, ma più che un problema di razzismo quello degli stadi ci pare un problema di ignoranza e maleducazione, sempre esistito e oggi ai massimi livelli (anche nella vita di tutti i giorni. Qualcuno ha parlato di social?), peraltro sempre accompagnato dall’italica concezione di dedicarsi prima all’offesa e allo sfottò dell’avversario che al tifo per la propria squadra. Prepariamoci: andrà sempre peggio.

“Sono contento per la mia ex squadra, spero raggiunga grandi risultati”.
Da schiantarsi dalla risate. Davvero qualcuno spera che una squadra faccia meglio senza di lui di quanto aveva fatto con lui? Dai su, siamo seri…

Non esultare dopo un gol, in segno di rispetto verso la ex squadra.
Il che significa che il rispetto verso la vecchia squadra prevale su quello per la nuova. Ah beh, saranno contenti gli attuali tifosi e datori di lavoro.

(durante una telecronaca): “Grande azione caparbia in fase di non possesso palla, è riuscito a mantenere il possesso palla”.
Prego?

“La classifica non la guardiamo, pensiamo a fare bene, domenica dopo domenica, i conti li faremo alla fine”.
Come dire che in auto, in autostrada da Milano a Napoli, non butti l’occhio alle varie uscite per vedere quanto manca. Credibile.

(durante una telecronaca): “E’ un 3-0 che sembrerebbe netto, ma che ci sta tutto”.
Può ripetere, scusi?

(durante una telecronaca): “Credo tutti si siano accorti che non era una gomitata cattiva”.
Meno male.

“Giochiamo sempre e solo per la vittoria, anche quando potrebbe bastare il pari, perché la nostra squadra è votata all’attacco e non siamo capaci di gestire le partite”.
L’umiltà, questa sconosciuta.

(durante una telecronaca): “Siamo già nell’injury time”.
What?

(fine quarta puntata)

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