Caro Vessillo ti scrivo: toccata e fuga della Casellati alla festa del Tricolore, come sempre bagnata da polemiche

Mattarella alla Casellati: a Reggio? Prego, vada avanti lei

E’ toccato alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati aprire, quest’anno, le celebrazioni del 222° anniversario della nascita del Tricolore. Il via alle celebrazioni, in piazza Prampolini, con l’alzabandiera, l’Inno nazionale e gli onori militari, cui sono seguiti i tradizionali appuntamenti in sala del Tricolore, per l’incontro con gli studenti, e al teatro Ariosto per gli interventi istituzionali. Qui, a prendere la parola per prima, è stata la presidente del Senato, che ha poi lasciato la cerimonia anzitempo per impegni istituzionali. Un intervento, il suo, che si aperto con un omaggio alla città del Tricolore: “Con il suo vissuto, con le sue lotte e le sue conquiste, Reggio Emilia riesce a rappresentare in maniera mirabile la storia secolare della nostra nazione”. E ancora: “La nostra bandiera rappresenta l’italianità più vera e profonda; simboleggia quell’idea di Patria, Terra dei padri, che ha segnato il cammino della nostra identità. Un cammino certamente non semplice, fatto di lotte e conquiste, sacrifici e martirii. Un cammino che oggi ci consegna l’Italia così come la conosciamo: libera, democratica, solidale”. Il Tricolore, ha proseguito la seconda carica dello Stato, “ha sempre accompagnato le tappe della nostra storia, è la prima e più profonda immagine del nostro Paese, ci rappresenta tutti e proprio per questo dev’essere amato, custodito e rispettato”.

Nell’intervento della presidente del Senato non sono mancati i riferimenti all’attualità: dall’impegno dei volontari “che deve trovare attenzione da parte delle istituzioni, anche sotto il profilo fiscale ed economico” alla “centralità del Parlamento che rappresenta tutti i cittadini”. L’italianità – ha ricordato Casellati – “è anche il sacrificio di chi, proveniente da ogni angolo d’Italia, si batté nelle trincee della Prima guerra mondiale per l’unità e per la democrazia. Quella democrazia che non deve essere mai data per scontata e che va salvaguardata in tutte le sue articolazioni”. Poi il riferimento all’Europa “che abbiamo sognato e voluto ma che per essere di nuovo amata non può più lasciare soli gli Stati a fronteggiare emergenze epocali come l’immigrazione nel Mediterraneo. Riformare le istituzioni comunitarie è un compito che passa, inevitabilmente, per un ritrovato protagonismo della nostra classe dirigente”.

Una festa, quella dedicata al Tricolore, che quest’anno è stata segnata dalle polemiche politiche innescate dal segretario emiliano del Carroccio, Gianluca Vinci che ha dato forfait alle celebrazioni. “Casus belli”, la scelta del Comune d’invitare, come ospite d’onore, la presidente del Senato e non un rappresentante del Governo gialloverde. A Vinci è arrivata la replica, seppur indiretta, del presidente della Regione Stefano Bonaccini, che ha preso la parola al teatro Ariosto: “Io mi sento rappresentato dalla presenza della presidente del Senato Casellati, che, per chi non avesse studiato la Costituzione, è la seconda carica dello Stato. Un territorio, un Paese è più forte se, indipendentemente dalle divisioni politiche, ognuno di noi ricorda sempre due cose: che le istituzioni sono più importanti di chi le guida e che, quando sei chiamato a guidare un’istituzione, tu la guidi anche per coloro che non solo non ti hanno votato, ma che non ti voteranno mai. Sono principi che dovrebbero essere sacri e inviolabili”.

Prima del governatore dell’Emilia-Romagna, avevano preso la parola il presidente della Provincia, Giorgio Zanni e il sindaco di Reggio, Luca Vecchi il quale, nel suo intervento, ha ricordato la figura di Otello Montanari: “Un pensiero speciale vorrei portarlo per una grande personalità della storia della nostra città, che forse più di chiunque altro si impegnò perché Reggio Emilia fosse riconosciuta come città fondativa del Primo Tricolore. Un partigiano, deputato, ma soprattutto un grande reggiano che quest’anno per la prima volta non è più con noi. A lui dobbiamo tanto, e dobbiamo senza dubbio la riproposizione alla coscienza civica e politica del Primo Tricolore, un percorso che Otello Montanari intraprese con l’Associazione nazionale Primo Tricolore e che portò, anche grazie alla sua convinzione, all’istituzione della Giornata nazionale della bandiera promossa dall’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi. E’ nelle cose che l’impegno di Otello Montanari e dell’associazione possa e debba trovare un suo naturale proseguimento”. Tra i vari passaggi, anche riferimenti all’attualità politica: “E’ nelle città – ha detto Vecchi – che si gioca la sfida tra la ricostruzione di legami sociali e di vicinato e il rischio di crescenti fenomeni di solitudine. Per questo, la capacità di alimentare ogni giorno dialogo istituzionale tra Governo e sistema dei Comuni, qualunque sia il Governo in carica, qualunque sia il decreto o la legge oggetto del confronto, è una condizione fondamentale del buon funzionamento e dell’unità del Paese”.

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