7 gennaio: festa della bandiera ma anche della discordia. Botta e risposte sul Tricolore

Sul 222° anniversario del Primo Tricolore si scatena la bufera politica. Ad “aprire le danze” ci pensa il parlamentare reggiano della Lega, Gianluca Vinci annunciando il proprio forfait alle celebrazioni previste per il 7 gennaio. Motivo? A suo dire l’Amministrazione comunale avrebbe “deciso di trasformare la festa della città in un comizio per i soli esponenti del Pd, il sindaco Vecchi, il presidente della provincia e il presidente della regione Bonaccini, senza alcun intervento non allineato, neppure di carattere culturale”.

Al deputato della Lega non va giù l’invito del Comune alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, proveniente, come si sa, dalle fila di Forza Italia, che sarà l’ospite d’onore di queste celebrazioni. Il punto, dunque, è il mancato invito a esponenti dell’esecutivo gialloverde. “Anziché mantenere la festa a un livello di almeno appartenere imparzialità istituzionale – scrive Vinci – si è deciso di non invitare nessun esponente del Governo e vi sarà la partecipazione del solo presidente del Senato, la senatrice Casellati, non appartenente alla maggioranza”. Il segretario emiliano del Carroccio si dice colpito “dalla politicizzazione che di questa festa il Pd vuol fare per le prossime elezioni comunali e regionali”. Da qui la decisione di disertare le celebrazioni: “Dopo 10 anni di mia partecipazione a questa festa, a volte anche facendo presidi di protesta, ma sempre nel rispetto delle istituzioni, quest’anno non parteciperò ad un evento elettorale di un partito minoranza nel Paese”.

A stretto giro di posta arriva la replica, durissima, del sindaco Luca Vecchi: “Vinci e la Lega non si sono mai occupati della città e questo scivolone non è altro che l’ulteriore dimostrazione di questo fatto. La festa del 7 gennaio, in quanto giornata celebrativa nazionale, segue un cerimoniale ormai consolidato da anni, concordato con i vertici dello Stato”. E ancora: “Qualora non l’avessero ancora informato – prosegue il sindaco – qualcuno dei suoi dica a Vinci, che pure in quanto parlamentare dovrebbe saperlo, che la massima autorità invitata, la presidente del Senato, è la seconda carica dello Stato”. Poi l’affondo: “La verità è che l’onorevole leghista non sa neanche cosa sia il Tricolore. Appartiene a un partito che lo insultava sino a ieri l’altro, si vantavano sbraitando ‘la Padania non è Italia’ e poi si esibivano in siparietti ridicoli contestando il 7 gennaio ogni anno”. Perciò, chiosa Vecchi, “che tornasse a bere l’acqua del Po a Pontida e a venerare le divinità celtiche”. Toni che lasciano intuire quella che sarà la campagna elettorale per le amministrative.

A Vinci replica anche la capogruppo dei 5 Stelle in Consiglio comunale, Alessandra Guatteri: “La Casellati è di Forza Italia, partito dell’anti-cambiamento con il quale il leghista Vinci vuole fare coalizione alle comunali. Perché si lamenta della presenza di una rappresentante istituzionale di Forza Italia?”. La polemica tra Vecchi e Vinci sul Tricolore? “Non fa che allontanare i cittadini da questa festa purtroppo sempre meno sentita”, conclude la Guatteri.

Share This Post

GoogleRedditBloggerRSS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *