Decreto Sicurezza
Lo scaricabarile del Governo, intervenga la Corte Costituzionale

Il Decreto sicurezza è l’ennesimo esempio di come il Governo stia scaricando sui Comuni italiani i problemi che non sa risolvere.

Ne avevamo avuto prova con il blocco del Piano Periferie, sul quale dopo il pressing dell’Anci il Presidente Conte ha dovuto fare dietrofront.

Il secondo caso, di questi giorni, è la Manovra di bilancio nazionale, che priva tutti i Comuni – e dunque anche Reggio che già aveva avuto minori entrate su questo fronte – di trasferimenti importanti per il funzionamento della cosa pubblica, mentre però si dà il via libera all’aumento della tassazione locale.
Reggio non ha aumentato e non aumenterà le tasse perché ha i conti in ordine, ma la ratio di una scelta del genere è molto chiara: tentare di far ricadere sulle spalle dei sindaci e degli amministratori locali la responsabilità di aumentare le tasse ai cittadini, mentre l’esecutivo nazionale tiene per sé risorse che avrebbe invece potuto e dovuto dedicare agli enti locali, i più vicini al territorio, quelli alle prese ogni giorno con le esigenze dei propri cittadini.

Sul fronte del Decreto sicurezza l’esito pratico del dispositivo è deleterio per i Comuni, che rischiano di trovarsi nelle proprie strade, in tutta Italia, persone prive di inquadramento anagrafico, a cui è stata tolta la protezione umanitaria, senza la possibilità di accedere al sistema Sprar, sbattuti appunto per strada (come abbiamo già visto accadere in alcuni Comuni del sud) senza alcun diritto, alla mercé in molti casi giocoforza di sfruttatori e di organizzazioni criminali che ne potranno disporre a piacimento. Risulta infatti a tutt’oggi pura propaganda sostenere che le persone a cui viene negato il permesso verranno rimpatriate. E’ la realtà stessa, sotto gli occhi di tutti, che svela come questa non sia, semplicemente, la verità dei fatti.

Sul fronte aperto dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando rileviamo a nostra volta come sussistano fondati dubbi (peraltro espressi da costituzionalisti riconosciuti in ambito nazionale) in merito all’applicazione del Decreto sicurezza nel momento in cui le sue norme “incontrano” la Costituzione italiana.
In particolare all’articolo 2 (laddove il rifiuto di residenza anagrafica limita il soggetto nell’esercizio della partecipazione alle formazioni sociali); all’articolo 14 (laddove l’inviolabilità del domicilio verrebbe incisa da un provvedimento negativo in materia anagrafica); all’articolo 16 (laddove la libertà di movimento verrebbe condizionata se non addirittura compressa, in caso di incisione del diritto di residenza oltre ogni ragionevole protezione di altri interessi eventualmente concorrenti); all’articolo 32 (laddove il diritto alla salute potrebbe essere meno garantito in ragione della differente area di residenza anagrafica o, peggio, dalla mancanza assoluta di residenzialità formale).

E’ stata proprio la Corte costituzionale a sancire che “lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona”, attraverso una articolata serie di sentenze nel corso degli anni.

Appoggiamo quindi la richiesta del Presidente dell’Anci di convocare al più presto un tavolo urgente per apportare correttivi atti a garantire i diritti fondamentali di ogni cittadino e la sicurezza sociale dei nostri territori, e auspichiamo che i soggetti deputati a farlo possano agire presso la Corte Costituzionale per chiedere che venga verificata la legittimità costituzionale dei profili giuridici contenuti nel dispositivo.
Confidiamo che il Governo, comprendendo che i sindaci applicano le leggi e rispettano la Costituzione, possa compiere un passo indietro, che sarebbe un atto di intelligenza politica e non di debolezza

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