Il New Deal americano della ex Lombardini si chiama Kohler: 2018 anno record e molti progetti nel 2019

La festa natalizia della Kohler al Palahockey Fanticini di Reggio con Paolo Belli e la sua Big Band

Fondata nel 1933 dalla famiglia Lombardini a Reggio Emilia e per decenni leader nella produzione dei piccoli motori diesel, 11 anni fa lo storico marchio reggiano è stato acquisito dal gruppo Kohler, un’azienda di famiglia come era la Lombardini e che ha sede in America (nel Wisconsin in un paese che si chiama Kohler appunto).

L’acquisizione della Lombardini ha permesso al gruppo americano di estendere la propria offerta nel settore dei motori di piccola potenza oltre che acquisire la rete commerciale attiva in Europa e in Oriente e nel Nord Africa.

Il marchio reggiano oggi Kohler ha iniziato a produrre motori più di 90 anni fa e ha continuamente ampliato e migliorato la propria gamma di prodotti. Oggi l’azienda offre una gamma completa di motori diesel, benzina e gassosi – fino a 140 CV. – che vengono forniti ai produttori di apparecchiature di tutto il mondo nei mercati dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’industria e dell’orto e dei giardini.

La platea del Palahockey composta dai dipendenti e dai loro familiari, circa 1000 persone

Il quartier generale della compagnia è a KOHLER, WI (USA), ma KOHLER Engines ha filiali in tutto il mondo con 4 sedi regionali (KOHLER – USA, Reggio Emilia – Italia, Shanghai – Cina e Aurangabad – India), 7 siti produttivi (Reggio Emilia – Italia, Rieti – Italia, Martin – Repubblica slovacca, Aurangabad – India, KOHLER – USA, Hattiesburg – USA, Chongqing e Yinxiang – Cina), 5 uffici vendite (Lione – Francia, Barcellona – Spagna, Oxford – Regno Unito, Francoforte- Germania e Singapore) e oltre 1700 punti di assistenza tra cui distributori, centri di assistenza per la vendita di motori e pezzi di ricambio in tutto il mondo.

Abbiamo fatto il punto della situazione, parlando del passaggio societario, della storia dell’azienda e delle imminenti novità con Nino De Giglio, Sr Manager – Brand and Communication della Kohler in questa intervista: 

De Giglio, cosa ha rappresentato per voi il 2007?

Nino De Giglio

“Sicuramente per noi il 2007 è stato un anno fondamentale: l’essere entrati a far parte del gruppo Kohler ha fatto crescere un’azienda già famosa a livello mondiale ma che ha ulteriormente incrementato il proprio valore sul mercato. Grazie a Kohler infatti sono arrivati importanti investimenti che hanno ridisegnato il nostro portafoglio clienti. Se prima la nostra produzione era incentrata sui diesel fino a 45-50 kilowatt, con la nuova proprietà (già leader a livello mondiale nei motori per il giardinaggio), è arrivata l’integrazione coi motori a benzina ed il nuovo prodotto nel campo del diesel, il motore Ki di hai à (KDI nato nel 2012), che ha permesso di arrivare fino a 100 kilowatt motorizzando con motori Lombardini macchine che fino a ieri non era possibile dotare dei nostri prodotti”.

Con la Kohler avete inoltre allargato i settori produttivi…

“La Lombardini ha accompagnato lo sviluppo di molte aziende agricole italiane negli anni del boom, gli anni ’50 e ’60, poi è arrivata la globalizzazione e l’obiettivo era quello del settore Construction dove sono fondamentali, oltre alla performance dei prodotti, la qualità, l’affidabilità e l’assistenza tecnica. La scelta strategica dell’azienda è stata quella di mantenere a Reggio Emilia questa nuova famiglia di motori permettendo i numeri di oggi, nello stabilimento storico infatti gli addetti, impiegati ed operai, sono addirittura aumentati arrivando alle 700 unità”. 

Dalla crisi del 2008 ai numeri del bilancio 2018

“Come tutto il manifatturiero, anche noi abbiamo risentito della crisi arrivando alla Cassa integrazione; ma proprio in quegli anni difficili la Kohler ha deciso di investire nello sviluppo di un nuovo motore. E l’avere nuovi prodotti a disposizione, ci ha permesso di uscire dalla crisi molto velocemente e tornare a crescere coi numeri di bilancio fino a quello del 2018, che abbiamo festeggiato come l’anno record in questo senso”.

Come cambiano, se lo fanno naturalmente, i rapporti aziendali facendo parte di un gruppo estero?

“Aumentano le possibilità: oltre ai due stabilimenti italiani, Reggio e Rieti, siamo già presenti in India ed in Slovacchia e non è da escludere, grazie a Kohler, lo sbarco prima o poi anche in Cina visto che i nostri motori benzina già sono prodotti in Cina e negli Stati Uniti. Insomma la multinazionalità ci permette una strategia manifacturing che guarda a tutto il globo”.

Lei è il responsabile della comunicazione: come ha cambiato invece il modo di progettare e vendere i vostri prodotti la digitalizzazione aziendale?

“Partiamo dal brand, divenuto Kohler non per imposizione ma come sviluppo naturale di un prodotto sempre più ad alta tecnologizzazione; oltre ad una vivace attività web e sociale, la svolta digitale, già da alcuni anni a questa parte, ha modificato soprattutto il modo di essere vicini al cliente. Ed il sito web, sempre curato nei minimi dettagli, permette anche ai nostri distributori ed ai venditori, oltre ai clienti, di capire immediatamente cosa si possa fare con una tastiera restando semplicemente a casa. In ultima analisi, la digitalizzazione permetterà di ridurre sempre di più la distanza tra la creazione del prodotto ed il suo utilizzo”.

Cosa avete presentata alla recente Fiera di Bologna dell’Eima?

“Per noi Eima è una vetrina molto importante ed abbiamo presentato la prima forma di motore ibrido, Kohler  Hem (K-HEM), l’unità di generazione di potenza combinata elettrica e meccanica, per una nicchia di mercato, costruttori di macchine che necessitano di potenza superiore a causa di picchi di lavoro nelle attività. Il prodotto ha riscosso molto consenso”.

Novità in arrivo nel 2019?

“L’anno in arrivo rappresenta una sfida per tutti i motoristi ed i costruttori che dovranno adeguarsi alla nuova normativa. Lo Stage V (nuova normativa antinquinamento, ndr) spingerà i costruttori ad equipaggiare le loro macchine con dei motori dimensionalmente più grandi perché dotati del filtro antiparticolato. Negli ultimi due anni la nostra direzione tecnica ha cercato di realizzare un prodotto in linea con lo Stage V diciamo in modo anche intelligente, cioè che la presenza del filtro in questione non riducesse la produttività degli utilizzatori finali. 

 

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