Alla finestra: terzo trimestre 2018 debole per l’industria manifatturiera reggiana

Terzo trimestre dell’anno debole per l’industria manifatturiera reggiana. L’indagine congiunturale di Unindustria Reggio Emilia registra una contrazione della produzione industriale del 3,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, che aveva registrato un forte tasso di crescita.

Il dato interrompe un percorso di crescita che durava ininterrottamente da sette trimestri consecutivi.

La dinamica provinciale riflette il calo osservato dall’Istat ad ottobre e la minor dinamicità dell’economia europea ed internazionale.

La battuta d’arresto della produzione è confermata dagli altri indicatori: fatturato -0,9%, ordinativi -6,6% sul mercato interno e -7,4% sul fronte estero.

Nella media invece i livelli occupazionali che mostrano un contenuto aumento (2,8%) rispetto all’analogo periodo del 2017. In assenza di evidenti variazioni nel quadro strutturale macroeconomico si rischia il protrarsi di un profilo congiunturale sottotono.

“Le aspettative delle imprese industriali sul quarto trimestre sono in peggioramento. I rischi per l’attività economica derivano da una duplicità di fattori esterni e interni. In larga parte da un’accentuazione delle politiche protezionistiche americane e dalle contromisure dei paesi delle principali aree economiche con effetti diretti sugli scambi commerciali, dalle turbolenze finanziarie su alcuni importanti paesi emergenti, come l’Argentina o la Turchia, a riflesso dell’aumento dei tassi USA e, da ultima, la Brexit. Pesano i contrasti sulla manovra economica tra il Governo italiano e la Commissione Europea, il conseguente aumento del rendimento sovrano, il clima di sfiducia di famiglie e, soprattutto, imprese a cui si aggiunge l’attesa di un graduale aumento dei tassi di interesse a medio-lungo termine per la fine del programma di acquisto di titoli pubblici da parte della BCE – commenta il Vice Presidente di Unindustria Reggio Emilia Mauro Macchiaverna, che prosegue dicendo – Ci troviamo di fronte ad uno scenario con molti chiaroscuri. Se si dovessero materializzare i rischi presenti all’orizzonte, legati a un’accresciuta sfiducia sul Paese da parte degli investitori finanziari e delle agenzie di rating, assisteremmo ad un aumento dei rendimenti sovrani, che farebbe crescere significativamente il costo del credito, riducendone la disponibilità per le famiglie e le imprese; ciò frenerebbe ancor più i consumi e gli investimenti.

La manovra di bilancio ci pare composta per lo più da misure a sostegno del reddito, con effetti marginali sui consumi e carente di misure a sostegno della crescita. Se vogliamo evitare al nostro Paese il rischio di arretrare e tornare ad una recessione che da congiunturale si trasformi in strutturale, dobbiamo puntare invece su una manovra anticiclica che metta al centro l’impresa e il lavoro, potenzi le infrastrutture, a partire dalla Tav, favorisca gli investimenti privati non depotenziando Industria 4.0 e il credito d’imposta per ricerca e sviluppo e sblocchi i pagamenti della Pubblica Amministrazione verso le imprese”.

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