Condannato di Aemilia si barrica alle Poste di Pieve minacciando ostaggi con un coltello. Dopo 8 ore si arrende

L’incubo è finito. Alle 16,43 Francesco Amato, condannato a 19 anni e un mese nel processo Aemilia, irreperibile dalle ore successive alla sentenza, si è arreso dopo otto ore ai carabinieri dopo una lunga trattativa e dopo l’arrivo di un reparto speciale del Gis, pronto a intervenire. Ha rilasciato i quattro dipendenti dell’ufficio postale e si è consegnato alle forze dell’ordine. E’ stato accolto da applausi ironici da parte di numerosi parenti ed esponenti della comunità calabrese di Reggio che hanno gridato: “Bravo Francesco, bravi voi che avete sconfitto la ‘ndrangheta”.

Questa mattina Francesco Amato, alle 8,30, si era barricato, armato di un coltello, all’interno dell’ufficio postale di Pieve Modolena. I militari erano pronti a un atto di forza con l’intervento del reparto del Gis – arrivato – nel primo pomeriggio da una base del centro Italia – “ma alla fine ha vinto la diplomazia”, ha detto il comandante provinciale Cristiano Desideri.

Amato si era barricato questa mattina minacciando con un coltello i lavoratori della filiale delle poste e chiedendo a più riprese un colloquio  col ministro Salvini. L’uomo richiamava l’attenzione sulla sua condizione pesonale e si riteneva vittima di un ingiusto processo, perché lui sostiene di non appartanere alla ‘ndrangheta”. Ha aggiunto Desideri: “Lo ha convinto il dialogo con i negoziatori. Abbiamo fatto leva sul suo senso di umanità, facendogli capire che quegli ostaggi non c’entravano nulla”.

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