Ciao grande Zanza!

Era definito «il re dei vitelloni», o «il re dei playboy» riminesi. È morto a 63 anni (“stroncato da un malore, mentre era appartato in auto con una 23enne”, si legge sui giornali online) Maurizio Zanfanti, meglio conosciuto come «Zanza». Stando a quanto riportano le prime notizie – scrive il Corsera – si trovava con la ragazza, una giovane dell’Est, in via Pradella, una zona di Rimini dove Zanfanti possiede un terreno agricolo. È stata lei a dare l’allarme; inutile però l’intervento dei sanitari. ‘Zanza’ era noto sin dagli anni Settanta: lavorava al «Blow Up», locale riminese, e lì era nata la sua fama di latin lover. Raccontava di aver avuto rapporti con migliaia di turiste. Cordoglio anche in redazione a 7per24, covo di nostalgici.

Un eroe nazionale celebrato anche all’estero

«Vitellone» per antonomasia

Nel look, nell’aspetto fisico, nei modi, «Zanza» incarnava alla perfezione il personaggio del conquistatore italiano così come se lo immaginavano le turiste straniere che arrivavano in Italia tra gli anni ‘70 e ‘80. Rappresentava l’evoluzione esagerata e colorata dei «vitelloni» felliniani; ma tanto i personaggi del film erano alla fine malinconici, illusi e sognatori, tanto «Zanza» era carnale, concreto e sinonimo della «joie de vivre» romagnola. Prova ne sia l’abbigliamento fatto di camice aperte sul petto, pantaloni in pelle, stivaletti, capello biondo e lungo. Lui non faceva nulla per smentire la fama che si era cucito addosso, anzi, era generoso con le interviste ai giornali almeno tanto quanto diceva di essere stato con il genere femminile.

«Una media di 150 conquiste a stagione»

«Penso di aver fatto più promozione turistica io per Rimini di cento agenzie» si vantava nel 2015 in una intervista al Resto del Carlino. In quello stesso colloquio (e in altri) sciorinava con la precisione di un contabile le cifre della sua instancabile ars amatoria: una media di 15o-170 conquiste a stagione, una punta massima di 207 . Raccontava di aver inaugurato la sua attività a 17 anni, in coincidenza con l’inizio del suo lavoro come «buttadentro» nei locali notturni della Romagna (ma il suo raggio d’azione si sposterà più avanti anche a Cortina e in altre località turistiche). La sua parabola è tutt’uno con il boom del «divertimentificio» di Rimini, con l’infinita catena di conquiste tra la spiaggia e le discoteche.

La fama internazionale

Su «Zanza» nel corso degli anni sono fiorite decine di leggende; ad esempio quella di un riminese che va in Svezia per inseguire una donna di cui si era invaghito e sul comodino di quest’ultima ci trova la foto del playboy italiano. Millanteria o meno, veri anzi verissimi sono altri fatti: ad esempio l’intervista a doppia pagina che negli anni ‘80 gli dedica il giornale tedesco «Bild» incoronandolo a livello nazionale come sex symbol maschile e popolare. «Le donne vengono a Rimini per un motivo solo sempre quello…» dichiarava sornione e sottolineando volutamente il doppiosenso; ma a chi gli chiedeva quale fosse la sua arma prediletta per far cadere le turiste ai suoi piedi rivelava: «La gentilezza. Devi sempre aver un pensiero per ognuna». (Claudio Del Frate, Corriere della Sera)

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Va in pensione Zanza, il re dei vitelloni:
la Bild celebra il Casanova della Riviera. Intervista

I 60 anni del playboy Maurizio Zanfanti: “Era il paradiso, una volta”

Rimini, 10 aprile 2015Compie sessant’anni e va in pensione il numero uno dei vitelloni della Riviera e del Belpaese. La tedesca Bild le ha dedicato un’intera pagina…

«Tutta promozione per la Riviera. Penso di averne fatta molta più io che cento agenzie», sorride Maurizio Zanfanti, in arte Zanza, re delle disco e dei playboy romagnoli e italici.

Dopo una vita dedicata a far felici le signore, riuscirà a andare in pensione?

«Sono convinto, ormai quello che dovevo fare l’ho fatto, ho dato molto».

A dirla tutta, lei da qualche anno giura che smette, poi ci ricasca…

«No, ho ormai abdicato. Sono nato nel 1955, sa cosa vuol dire?».

Dica lei.

«Che quest’anno compio 60 anni».

Sembra in piena forma, dalla chioma bionda al fisico asciutto. Fa molta palestra?

«Mai entrato in una palestra. Ma ho fatto moltissima ginnastica sui letti» (ride).

Si parla di 200 ragazze a stagione, ai tempi d’oro. È vero?

«Certe estati è successo».

L’agenzia che portava le nordiche a Rimini si chiamava “‘Club 33”: perché?

«Semplice: reclutavano esclusivamente turisti sotto i 33 anni».

Restando in tema, lei a fine estate ‘88, all’età di 33 anni, ammise un calo.

«Sì, un’estate di magra. Solo 120 donne, contro le 150 dell’estate precedente. C’era la psicosi dell’Aids che raffreddava un po’ la passione. Poi è passata».

Ma è vera anche la storia del doppio turno serale, o triplo?

«Confermo. E poi…»

Dica.

«Mentre in estate facevo il direttore artistico-buttadentro, nei mesi invernali giravo il Nord Europa per stringere contratti per la stagione successiva».

E andava a visitare le sue belle.

«Sì, erano visite molto gradite».

Tra le leggende, quella di un riminese che d’inverno va in Svezia per una conquista estiva, e sul comodino trova la foto di Zanza…

«Questa non la sapevo».

Quella dell’inviata di un magazine francese, giunta per intervistarla, con la quale finisce in gloria?

«E lei poi scrive tutti i dettagli, o quasi, nel reportage? Verissimo».

Ma è vero che ha sedotto 6.000 donne?

«Sinceramente ho perso il conto, ma ci può stare, considerando 35 anni di lavoro nei disco pub, dal Blow Up allo Chic a Rimini, poi il Garage a Cortina dove ancora arrivavano le scandinave quando in Romagna erano ormai “estinte”».

Quando ha iniziato a fare il buttadentro?

«Nel 1972, avevo solo 17 anni, al mitico Blow Up di Lanzetti».

Poi un crescendo rossiniano. Le mancano quei temi?

«Sì certo, ma sono irripetibili. Anzitutto perché ho una compagna. Poi perché la Rimini di oggi è molto diversa. Eravamo un paradiso, abbiamo perso molto, giochiamo in difesa, le straniere sono pochissime».

Cosa fa ora per vivere?

«Da sei estati gestisco il bar Brigantino»

Riceve visite di sue ex fiamme?

«Tantissime, oggi sposate, e anche delle loro figlie che vogliono vedermi. Solo vedermi, lo scriva».

(Mario Gradara, “Il Resto del Carlino”; foto in home page: Pasquale Bove)

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