“24”, la corsa contro il tempo nella società post 11 settembre. Da vedere

Creato da Joel Surnow e da Robert Cochran e trasmesso dal 2001 al 2010 sul network Fox (mentre in Italia esso è andato in onda in chiaro prima su Rete4 e poi su Italia1, e sul satellite prima su Tele+ e poi su Sky su Fox e su FX), il serial di genere thriller 24 è stato concluso negli Stati Uniti dopo otto stagioni. Oltre ad esso, sono stati realizzati per lo stesso network nel 2008 il film per la televisione 24: Redemption (creato in seguito allo sciopero degli sceneggiatori in America avvenuto tra il 2007 e il 2008, è diretto da Jon Cassar e scritto da Howard Gordon, racconta due ore della storia e si colloca tra la sesta e la settima stagione), nel 2014 la miniserie 24: Live Another Day, ad opera degli stessi autori e ambientata dopo gli eventi dell’ottava stagione (costituita da dodici episodi con un salto temporale di dodici ore verso la fine, si pone di fatto come nona e ultima stagione), e nel 2017 lo spin-off 24: Legacy, creato da Manny Coto e da Evan Katz e concluso con la prima stagione per ascolti insufficienti.

Questo serial presenta una particolare caratteristica, la narrazione in tempo reale, per la quale è stata richiesta di conseguenza una determinata struttura: in questo caso è stata concepita prima la forma, cioè la struttura, e poi il contenuto, cioè la trama. Infatti ogni stagione è costituita da 24 episodi, ciascuno dei quali racconta un’ora della storia, arrivando quindi a narrare complessivamente le 24 ore di una giornata (da qui il titolo, motivo per cui ciascuna stagione è indicata come Giorno 1 ecc.).
Ogni episodio è introdotto da una didascalia che indica la fascia oraria durante la quale avvengono i fatti narrati e che contiene il titolo stesso dell’episodio (Da mezzanotte all’una ecc.), mentre a intervalli regolari appare sullo schermo il timer dell’orologio che informa lo spettatore dell’orario a cui è giunta la narrazione (e sistematicamente per tre volte con salti temporali di quattro o cinque minuti) e che conclude tutti gli episodi dopo un cliffhanger, un espediente narrativo che consiste in una scena finale lasciata intenzionalmente in sospeso per creare suspense (e per incentivare lo spettatore a guardare l’episodio successivo). È poi ricorrente in ogni episodio la tecnica dello split screen (letteralmente “schermo diviso”), la suddivisione dello schermo in due o più parti per mostrare simultaneamente le vicende del protagonista e dei vari personaggi della storia, e che permette dunque la moltiplicazione dei punti di vista.

Ambientata a Los Angeles in California negli Stati Uniti, è la storia di Jack Bauer, un’agente federale che lavora presso l’“Unità Anti-Terrorismo” della città (“CTU”, “Counter Terrorist Unit”), un fittizio ente governativo al cui interno lavorano tra gli altri agenti ed informatici, e che si occupa di monitorare e all’occorrenza sventare ogni possibile minaccia terroristica sul territorio americano.

Jack vive con la moglie Teri e con la figlia adolescente Kim, ed è noto per essere un ottimo agente dai metodi tuttavia discutibili: infatti trovandosi ad operare spesso in condizioni drammatiche se non disperate, egli non esita a trasgredire alle regole e a ricorrere a metodi brutali (come la tortura o la minaccia di eliminare membri della famiglia di un criminale) per ottenere le informazioni necessarie per raggiungere il suo obiettivo. Per questo e altri motivi, egli si trova spesso in contrasto con i suoi superiori e colleghi o con politici e burocrati che non approvano tali metodi, anche se molti di essi lo ostacolano in realtà perché mossi da un secondo fine. All’inizio della storia non si sa molto del suo passato (anche perché non vi sono mai flashback, ma soltanto il presente), che emerge nel corso delle stagioni nei dialoghi tra l’agente stesso e altri personaggi. Così nel corso della storia si apprende ad esempio che Jack è stato separato per un periodo dalla moglie, con cui si è poi riconciliato, e che ha condotto operazioni militari (spesso segrete, cioè non ufficialmente riconosciute dal governo americano per evitare di creare disordini internazionali) in paesi stranieri contro terroristi o dittatori del luogo. Durante l’episodio pilota (“Quello che segue avviene tra mezzanotte e l’una nel giorno delle primarie presidenziali della California”, come recita la didascalia iniziale), mentre si trova a casa con moglie e figlia, Jack viene chiamato in servizio da un vecchio collega, Richard Walsh, suo mentore in passato, il quale lo informa di una possibile emergenza nazionale: qualcuno avrebbe intenzione di assassinare il senatore David Palmer, primo afroamericano candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, presente in città con la moglie Sherry e i due figli durante la giornata per la conclusione della campagna elettorale. Mentre svolgono le indagini in un edificio, i due sono coinvolti in una sparatoria in cui Walsh perde la vita. A questo punto, Jack si reca al “CTU” per proseguire le indagini, dove lavorano tra gli altri George Mason, capo della sezione di Los Angeles, Tony Almeida, agente ed amico di Jack e Nina Myers, agente in passato coinvolta in una breve relazione con il protagonista ed ora fidanzata con Tony. Nel frattempo Kim esce di casa di nascosto con un’amica, Janet, per incontrare due ragazzi, Rick e Dan: ciò che le ragazze non sanno è che i due lavorano per le stesse persone che vogliono attentare alla vita del senatore Palmer. Vengono quindi rapite per essere condotte dal capo dei due. Quando poi Teri riceve la visita del padre di Janet e si accorge che la figlia non è in casa, decide di andare a cercarla insieme all’uomo, per essere in seguito catturata dagli stessi individui che hanno rapito Kim. Contemporaneamente a tutto ciò, all’interno di un sorvegliatissimo hotel il senatore Palmer, insieme alla moglie, sua stretta collaboratrice, ai due figli e allo staff di collaboratori, prepara il primo dei discorsi che terrà durante la lunga giornata.

Quindi nel corso degli episodi il protagonista si ritroverà prima costretto a fare il doppio gioco perché manipolato a distanza da un misterioso individuo, che gli ordina di eliminare Palmer se vuole salvare sua figlia e sua moglie, per poi risalire, tra un colpo di scena e l’altro, all’identità del gruppo di individui a capo del complotto, fino ad uno spiazzante colpo di scena finale. E nelle stagioni successive l’agente si troverà ad affrontare (coadiuvato sempre da alcuni personaggi, come Tony Almeida e Chloe O’Brian, un’esperta programmatrice di computer del “CTU” con le abilità di un hacker, che compare dalla terza stagione), in un crescendo di tensione a volte quasi insostenibile, minacce di ogni genere ed ogni volta in apparenza irrisolvibili, come l’esplosione di una bomba nucleare al centro della città, la diffusione di un virus letale e così via. In ogni stagione il protagonista inizia la sua indagine presso uno o più individui (di solito criminali più o meno noti), talvolta infiltrandosi tra di essi per poi sventarne i piani; dunque l’agente, per mezzo delle informazioni ottenute, risale al mandante, a colui per il quale essi lavoravano, il quale a sua volta risponde ad un’autorità superiore, fino a quando non arriva alla mente (o al gruppo di menti) dietro al complotto (mosso a volte non dalle motivazioni religiose di individui di un paese mediorientale, ma da quelle economiche e/o politiche di cittadini americani) e alla rivelazione finale. Anche se talvolta alla fine resta qualcosa di irrisolto, e non tutti i colpevoli vengono individuati e arrestati.

Nonostante l’atipicità di questa produzione, essa presenta comunque alcuni elementi costanti.
Un primo elemento ricorrente è senz’altro la continua sostituzione di personaggi non solo tra una stagione e l’altra (fatto ordinario per la maggior parte delle serie televisive), ma anche all’interno della stessa stagione. In questa storia sono in molti a morire (e non per cause naturali), sia tra coloro che aiutano il protagonista, come i membri del “CTU” (in particolare i dirigenti, che sono costantemente sostituiti) e talvolta comuni cittadini, sia tra coloro che finiscono nel mirino dell’agente perché appartenenti o collaboratori della cellula terroristica di turno. Un secondo elemento costante è l’utilizzo ripetuto di ogni genere di tecnologia. Infatti questa storia rappresenta, tra le altre cose, un vero e proprio trionfo dei mezzi tecnologici. Nella sofisticata sede dell’“Unità Anti-Terrorismo” tutti comunicano ripetutamente con telefoni (fissi, cellulari e satellitari), fax, email ed utilizzano in modo costante computer (con ogni tipo di software), scanner, satelliti ed altri dispositivi presenti nella sede o in altri luoghi, perché ogni secondo è prezioso per ottenere dal burocrate di turno i permessi necessari per avere prove ed informazioni e per arrivare finalmente a coloro che muovono le fila del complotto.

Un terzo elemento ricorrente è costituito dalla perenne atmosfera di ambiguità che permea la storia, generata da un lato dall’indagine e dalla caccia ai criminali da parte del protagonista e degli altri agenti, e dall’altro lato dagli intrighi politici che si innescano nelle interazioni tra il presidente e tutti coloro che gli gravitano attorno, tra politici, funzionari e assistenti. Non a caso dalla prima stagione sono presenti traditori e doppiogiochisti, tanto tra gli agenti del “CTU” quanto tra i politici, e in particolare nello staff del presidente in carica, che spesso si trova a collaborare direttamente con gli agenti. Il protagonista e gli altri agenti devono più volte individuare e fermare una “talpa”, un’agente nemico infiltrato tra di essi che collabora nell’ombra con gli artefici del piano terroristico per evitare fughe di informazioni ai ricercati; mentre il presidente sa di dovere talvolta sospettare anche dei suoi più fidati collaboratori, perché perfino tra di essi può nascondersi chi cerca di farlo destituire (a volte ricorrendo nientemeno che ad un colpo di stato) poiché ritiene che stia prendendo la decisione errata, oppure semplicemente perché si tratta di un opportunista che vuole fare velocemente carriera e che per questo opera in segreto per qualcuno.

La storia di 24 si può interpretare, in chiave sociologica, principalmente come una possibile allegoria della società contemporanea, americana e non solo. Il contesto in cui il protagonista e i suoi colleghi agiscono è quello della società americana traumatizzata dai tragici eventi dell’11 settembre 2001 (lo stesso anno di inizio del serial), in cui crolla ogni certezza e restano molti dubbi.
Non esistono più zone bianche e zone nere, ma soltanto un’infinità di zone grigie. Chiunque, dal collega di lavoro al vicino di casa (soprattutto se proveniente da un paese mediorientale) può costituire una minaccia per la collettività, e in situazioni eccezionali (come quella di un attacco terroristico) chi è diverso tende ad essere visto come un potenziale nemico, e dev’essere pertanto fermato e ostracizzato, anche con la forza. Un’altra interpretazione, in chiave filosofica, riguarda il protagonista, Jack Bauer.

In questo senso, si tratta della storia di un individuo che si trova costretto, in circostanze eccezionali, a sacrificare la propria famiglia, la propria vita e, in definitiva, la propria umanità per il bene collettivo. Per compiere ogni volta la propria missione, Jack è obbligato dalle circostanze ad infrangere ripetutamente le regole (trovandosi spesso solo e ostacolato anche dal governo e dai suoi stessi alleati), torturando il sospettato o il criminale di turno ed eliminando a sangue freddo chiunque sia necessario per la salvezza di molti, in un progressivo processo di “disumanizzazione” che si verifica da una stagione all’altra. Infine il serial ha vinto numerosi premi, tra i quali due Golden Globe, venti Emmy, tre AFI Award (“American Film Institute”) come programma televisivo dell’anno, due TCA Award (“Television Critics Association”) ed un WGA Award (“Writers Guild of America”).

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