Danza: Valli pieno e tanti applausi alle performance di Morganti/Shechter


Venerdì 10 novembre il Teatro municipale R. Valli era pieno come un uovo per le due incredibili esibizioni di Aterballetto (“Non sapevano dove lasciarmi” + “Wolf”).
La storica compagnia è abituata al pienone, ma la presenza di due partecipazioni come quelle di Cristiana Morganti e Hofesh Shechter ha reso la serata ancor più succulenta.

Io, devo dire, ho una grande passione per Cristiana Morganti. Devo ammettere che, nel caso specifico, l’oscura vita del ballerino non sia un tema per il quale ho provato immediata empatia. Molto più alto, per quel che mi riguarda, il grado di entusiasmo per la performance presentata a Reggio Emilia l’anno scorso e dedicata al sentimento della rabbia.

Ma al di là del tema scelto il linguaggio della Morganti è per me sempre magnifico. Ironico e autoironico, sempre un po’ spiazzante eppure diretto, facile abbastanza da piacere ad un pubblico vasto, ma anche complesso, simbolico, metaforico. Non fa della bellezza la sua bandiera a scapito del significato, ma è bello. Un linguaggio che sento vicino e che sento – forse proprio in qualità di non ballerina – almeno di comprendere, se non proprio di parlare.

Hofesh Shechter mi è sempre parso cervellotico, un tantino pretenzioso, sensazione già provata alla sua coreografia dell’anno scorso. La resa estetica è impeccabile, la dinamica coreografica complessa e avvincente. Apprezzo molto, in lui più ancora che nella Morganti, quella sorta di marchio di fabbrica, di movimenti ricorrenti che sono il segno e il sigillo scenico e che battezzano in modo chiaro, la paternità della coreografica. Come gli amanti volanti di Chagall, come i lunghi colli di Modigliani, vedendoli si sa davanti a cosa ci si trova.

Eppure questo bisogno di parlare, troppo e troppo direttamente al pubblico, cercando di fornire spiegoni e contesti all’esibizione mi è sempre parso che stonasse, che non fosse necessario, che la sua danza ci guadagnasse nel simbolo imperscrutabile, nell’azione come elemento astratto, più che nella didascalia.

Sulla qualità dei ballerini, al solito, nulla da eccepire (tanto meno io che poi non sono un’esperta).

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