L’ossessione dello sguardo

“L’Ossessione dello sguardo. Zavattini incontra Ligabue” è il titolo della mostra allestita a Palazzo Bentivoglio di Gualtieri e visitabile fino al 12 novembre 2017. Le due figure sono intimamente legate a due paesi della bassa reggiana: Ligabue visse e morì a Gualtieri, Zavattini nacque a Luzzara, paese che amò profondamente. Zavattini fu indubbiamente attratto dalla figura tormentata e inquieta del pittore, al quale dedicò testi critici e il poemetto “Toni Ligabue”.

Ad accomunare le due figure quindi un sentito o obbligato legame con il territorio (per Ligabue, infatti, non privo di nostalgia della terra natìa, la Svizzera tedesca). La mostra si sforza di trovare ulteriori affinità, individuando la più rilevante nell’importanza dello “sguardo” per i due autori. In realtà, la costruzione della mostra, rende difficoltoso il riscontro dell’analogia.

Lo splendido Salone dei Fasti o “dei Giganti” rende parzialmente omaggio alle opere dei due autori. Un divisorio diagonale suddivide a metà lo spazio destinandone una parte a Ligabue e una a Zavattini: una parete che è cesura. Le opere non trovano un dialogo poiché lo spazio stesso è diviso nettamente. Cinquanta opere del maestro naif e centoventi quadri di Za; i numeri sono importanti, così come trovare un equilibrio che agevoli la comparazione. Un solo pannello al piano terra inquadra la figura di Za, mentre le spiegazioni nel corso della mostra al primo piano si concentrano sulla figura di Ligabue, o meglio sul particolare della sua “follia”.

Si parla sempre più spesso della figura di Zavattini, vulcanica, poliedrica. In effetti è un personaggio così rilevante per il panorama culturale italiano a partire dalla metà del secolo scorso che è possibile vederlo coinvolto nelle vicende di innumerevoli artisti.

Accostare la figura di Antonio Ligabue a quella di Cesare Zavattini ha un significato forte. Il loro sguardo si è posato una vita intera sugli stessi paesaggi, si sono nutriti del fiume e dei suoi argini, di boschi e golene, della pianura, di nebbia, e poi nel proprio paese di case, piazze, cibo, dialetti. Ciascuno in piena libertà ha certamente interiorizzato ed elaborato questo paesaggio.

Nelle opere di Ligabue è così forte il senso di abbandono, sofferenza e solitudine, che scompare la figura umana -unica eccezione gli autoritratti- e la sua mente supera il disagio nell’immaginazione di una natura esotica, tra belve feroci in lotta per la sopravvivenza: per lui l’arte è terapia, rifugio della mente. A caratterizzare la figura di Zavattini, al contrario, non vi è tormento ma una infinita sapiente leggerezza, una visione ironica della vita, perfino delle sue disgrazie. E’ lo specchio di consapevolezza e saggezza. Dall’altra parte del muro, l’altra faccia delle cose: Ligabue, puro tormento, natura, istinto.

Anna Vittoria Zuliani

27 maggio – 12 novembre 2017

L’Ossessione dello sguardo. Zavattini incontra Ligabue

Palazzo Bentivoglio

Gualtieri, Reggio Emilia

www.fondazionemuseoligabue.it 

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