Perché dico un “sì” convinto

maino e robby

Marchi allo stand festareggiano del “sì” assieme al consigliere Mori

Referendum sulla riforma costituzionale. Le motivazioni della mia adesione a “sinistra per il sì”.
La mia piena convinzione nel sostegno della riforma costituzionale approvata dal Parlamento ha radici innanzitutto nella storia della sinistra, dell’Ulivo, del centrosinistra e del Partito Democratico. Della necessità di superare il bicameralismo paritario ne parlavano dirigenti di primo piano del PCI già negli anni ’80. E’ un punto programmatico del PDS nel 1994, dell’Ulivo, del centrosinistra e del Partito Democratico dal 1996 in avanti. Da segretario provinciale dei D.S. di Reggio Emilia e da candidato al Parlamento ho sempre sostenuto che la nostra proposta prevedeva una sola Camera elettiva, che votava la fiducia e approvava la gran parte delle leggi e un Senato delle autonomie territoriali, composto da consiglieri regionali e sindaci, senza indennità in quanto già amministratori e con competenze soprattutto sulle questioni delle Regioni e degli Enti locali.

E’ quanto è contenuto nella riforma costituzionale che viene sottoposta a referendum, con l’aggiunta di correzioni al titolo V come modificato nel 2001, per evitare un dannoso contenzioso tra Stato e Regioni, del superamento delle Province in Costituzione, per completare la riforma Delrio, e della soppressione del CNEL, di cui si può fare a meno.
Si modificano i quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, rendendo necessario un accordo tra maggioranza e almeno una parte delle opposizioni, evitando che la maggior prevalenza numerica della Camera sul Senato e un sistema elettorale maggioritario metta l’elezione del Presidente della Repubblica nelle mani di una maggioranza relativa (o di una minoranza di fatto). Le norme per l’elezione dei giudici della Corte Costituzionale da parte del Parlamento sono un altro tassello di un equilibrio complessivo e di rafforzamento delle garanzie.
renzi e vacconaLa possibilità di abbassare il quorum dei referendum abrogativi se si raccolgono 800.000 firme, la previsione di referendum propositivi e di indirizzo, l’obbligo di esame delle leggi di iniziativa popolare sono tutti elementi che rafforzano gli strumenti di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadini.
Rendendo più veloce l’iter delle leggi si può dare maggiore centralità al Parlamento nel processo legislativo, che invece ha in buona parte perso a favore dei Governi in questi decenni.
La possibilità di esame di progetti di legge fondamentali per l’attuazione del programma di governo in tempi certi permette di rafforzare l’azione del Governo, di ridurre l’esigenza del ricorso ai decreti legge, senza nulla togliere al potere decisionale del Parlamento.
In sostanza la riforma fa funzionare meglio le istituzioni, quindi rafforza la democrazia e la politica, di cui hanno bisogno soprattutto le parti più deboli del Paese, perché i poteri forti possono fare ancor meglio con istituzioni, Parlamento e Governo deboli.

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