Amministrative e referendum costituzionale

oshoStiamo per entrare nel vivo dei due principali appuntamenti politici del 2016: le elezioni amministrative e il referendum costituzionale.
Si voterà nelle principali città italiane: Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. In Emilia Romagna anche a Ravenna e Rimini. Nel reggiano a Castellarano, S.Martino in Rio, Casina, Ventasso e, forse, Brescello.
A Torino, e Bologna il PD ripresenta i sindaci che stanno concludendo il primo mandato, Fassino e Merola, e in entrambe le realtà non si riesce a riproporre l’alleanza con SEL. Va sottolineato che a Bologna la coalizione di sinistra, voluta in primo luogo da Zani, si è già sfaldata al primo passaggio significativo, la scelta del candidato Sindaco. Come dire, la solita malattia che si rinnova ad ogni occasione su chi è più rivoluzionario.
A Roma, Milano e Napoli il PD ha scelto i propri candidati con le primarie. Considerato quanto è successo in questi due anni a Roma, non penso si possa parlare di flop della partecipazione, ma di un discreto successo. Giachetti ha avuto un vasto consenso. Così come Sala a Milano, dove possiamo presentare un ottimo consuntivo sul governo locale dal 2011 ad oggi. A Napoli Valeria Valente rappresenta la spinta del rinnovamento e di una visione di futuro della città. Le vicende che hanno portato al ricorso, respinto, non inficiano il valore della sua candidatura.
Nei cinque comuni reggiani potremo presentare rinnovamento, capacità di governo, capacità di realizzare un’importante fusione di quattro comuni montani. Brescello sarà la sfida politicamente più impegnativa, in cui il PD potrà ribadire la concretezza delle sue azioni contro le mafie.
A metà aprile alla Camera dei Deputati vi sarà l’ultimo passaggio parlamentare della riforma costituzionale per il superamento del bicameralismo paritario, la modifica del titolo V, l’abolizione delle Province in Costituzione e la soppressione del CNEL. Dopo inizierà il percorso che porterà al referendum (confermativo, non abrogativo, e senza quorum) probabilmente in ottobre.
Il PD si è fortemente impegnato per questa riforma, che ha l’obiettivo di far funzionare meglio la democrazia e le istituzioni. Si tratta di un’iniziativa estemporanea del segretario PD e Presidente del Consiglio Renzi? No, è lo sviluppo di obiettivi politici già contenuti nel programma dell’Ulivo del ’96, ribaditi nel 2001 e poi nel 2006, su cui si è operato tra il 2006 e il 2008 (Bozza Violante), ripresentati nei programmi elettorali del 2008 e 2013. Di superamento del bicameralismo perfetto ne parlava già Nilde Iotti a metà degli anni ’80.
Si poteva fare solo con una maggioranza ampia? SEL si è sfilata per motivi ideologici. Il M5S ha l’obiettivo di distruggere il PD e quindi non ci fa certo le riforme costituzionali insieme. Berlusconi ha provato a rifare il gioco dell’oca come nel 1998, nel 2012 e 2013, cioè dare la disponibilità inizialmente e poi trovare una scusa per far saltare il banco (la giustizia nel ’98, il semipresidenzialismo nel 2012, la sua decadenza nel 2013 e nel 2015 l’elezione di Mattarella) ma questa volta siamo riusciti ad impedirglielo, perché non può avere il perenne diritto di veto. Il PD si è assunto la responsabilità di fare le riforme di cui la politica parla da trent’anni. Non farle nemmeno stavolta avrebbe significato rinunciare al ruolo che la politica deve avere.
Occorreva eliminare il Senato e non fare il Senato delle Autonomie? Il Senato delle Regioni e degli enti locali, con compiti diversi dalla Camera, unica elettiva e che dà la fiducia, è la nostra proposta dai tempi del primo Ulivo.
Il Senato doveva essere elettivo? Se è il Senato delle Autonomie, deve essere composto da consiglieri regionali e sindaci. Se non è così non rappresenta quegli enti. In ogni caso saranno gli elettori a indicare quali consiglieri regionali andranno in Senato.
C’è, congiuntamente alla legge elettorale, un accentramento di poteri in mano al Premier che prende tutto? Io penso di no. Il Governo ha solo una corsia preferenziali per alcune Leggi, ma questo aiuterà a ridurre il ricorso ai decreti legge. La maggioranza politica al Senato varierà nelle diverse fasi elettorali delle Regioni e potrebbe essere diversa da quella della Camera (non bloccherà il Parlamento perché non dà la fiducia). Il 70% dei deputati di maggioranza alla Camera saranno eletti con le preferenze e quindi in nessun modo indicati o “nominati”. Il Presidente della Repubblica non potrà più essere eletto dalla sola maggioranza, perché occorrerà un accordo con almeno una parte delle opposizioni per arrivare al quorum del tre quinti dei votanti. Alla Corte Costituzionale solo tre giudici su quindici saranno eletti dalla Camera.
Non vi è quindi nessuna concentrazione di poteri. Vi sono tante buone ragioni per votare sì e per operare per la vittoria del sì.

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