Rissa stazione, tutti liberi: giusto che sia così…

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Sulla vicenda della rissa presso la stazione e sulla scarcerazione immediata dei soggetti coinvolti, si è attribuita la responsabilità all’ultima legge sulle misure cautelari.

È bene avere presente che quando parliamo di misure cautelari intendiamo misure coercitive custodiali o non custodiali. Quelle custodiali vanno dal carcere agli arresti domiciliari. In sostanza si parla di carcere in attesa del processo e dell’eventuale condanna. Cioè di una grave limitazione della libertà personale.

In base all’art. 274 del Codice di Procedura penale possono essere disposte dal giudice sulla base di tre pericoli: di inquinamento delle prove, di fuga dell’imputato, di reiterazione del reato.

La modifica di legge è intervenuta allo scopo di restituire la natura di “extrema ratio” alla carcerazione preventiva, rendendo più stringenti i presupposti e le motivazioni e ampliando, al contrario, le misure alternative. Misure alternative che è ampiamente dimostrato essere molte volte più efficaci. Un esempio è quello della riparazione dei danni.

Una modifica che va nella direzione di una maggiore certezza del diritto. Una modifica a mio avviso giusta.

Si è inoltre previsto che la custodia cautelare in carcere possa essere disposta solo per reati per i quali è prevista una pena non inferiore nel massimo a cinque anni, nonché per i reati concernenti il finanziamento illecito dei partiti.

Infine sottolineo l’esclusione sia della custodia in carcere che degli arresti domiciliari quando il giudice ritenga che la eventuale sentenza di condanna non verrà eseguita in carcere.

Ricordo che per il reato di rissa, nel caso taluno rimanga ucciso o abbia riportato lesioni personali (come è avvenuto nella rissa alla stazione), la pena è, per il solo fatto della partecipazione alla rissa stessa, della reclusione da tre a cinque anni.

Quindi le misure cautelari, nel caso della rissa alla stazione, non sono automaticamente escluse dalla legge così come è stata recentemente modificata, ma vi è stata indubbiamente una valutazione dei giudici sulla possibilità che la pena possa essere non superiore ai tre anni e quindi, in forza delle leggi già in vigore prima di quella sulle misure cautelari, si debbano applicare le pene alternative al carcere.

Penso sia stata una valutazione condivisibile, così come ritengo che in casi di questo genere si possa più velocemente intervenire con misure amministrative, come l’espulsione. Possibilità che giustamente sta valutando la Questura».

Maino Marchi, Partito Democratico

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