Richetti-Bonaccini, sfida in casa Renzi

Il Pd le ha provate tutte, per evitare queste primarie. Prima sembrava che il nome spariglia-tutto potesse essere quello di Graziano Delrio (sottosegreatrio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ex sindaco di Reggio Emilia), poi quello di Daniele Manca (sindaco di Imola). Niente da fare; Renzi – che non dispera comunque in un colpo di coda dell’ultimissimo istante – pare proprio si debba arrendere, prendendo atto che il suo partito, per nominare il candidato alla carica di presidente della Regione Emilia-Romagna, dovrà ricorrere alla primarie.

E non si preannunciano primarie qualunque. All’appello si contano cinque nomi. E oltre a Patrizio Bianchi (assessore alla scuola), Roberto Balzani (ex sindaco di Forlì) e Palma Costi (Presidente del Consiglio Regionale uscente) sono spuntati – in assenza di un candidato unico “uber alles” – due big come Stefano Bonaccini (segretario regionale e responsabile nazionale del partito per gli enti locali) e Matteo Richetti (ex presidente del Consiglio Regionale e attualmente membro del Parlamento), entrambi renziani.

Cosa significa? Significa che il rompete le righe ha squadernato la corsa, liberando più concorrenti anche all’interno di una stessa area di appartenenza, con il rischio di un bruciante confronto fratricida. “Questa non sarà mai una guerra” ha dovuto infatti affrettarsi a dire Stefano Bonaccini, riferendosi allo scenario che lo vede contrapposto a Richetti: “Questo – ha aggiunto il segretario regionale Pd – non è lo scenario peggiore possibile: credo che entrambi abbiamo le qualità e le caratteristiche per fare una discussione e non una battaglia“. Parole che testimoniano, da sole, i timori in casa Pd…

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