Iren e i licenziamenti, l’azienda si rimangia il patto con Delrio

Simone Russo

La multiutility Iren è sospesa tra promesse di assunzione e un corposo piano di licenziamenti. Il paradosso si compone confrontando le affermazioni che vannoa configurare il solito “gioco delle parti” tra azienda e sindacati confederali.

I numeri che provengono da parte delle rappresentanze dei lavoratori sono preoccupanti. Si parla di 167 esuberi nel nuovo piano industriale dell’azienda, spalmati sulle diverse realtà di Reggio Parma e Piacenza.  E dalla Liguria arrivano altre notizie poco confortanti: nelle scorse settimane si è infatti parlato di 23 esuberi, con la prospettiva di 200 contratti in scadenza nella società Mediterranea delle Acque. In una nota l’azienda ha confermato “il proprio radicamento territoriale non solo in termini di investimenti, ma anche di prosecuzione nella politica di assunzioni mirate, di attenzione all’ambiente e al tessuto sociale, di sostegno alle aziende e alle famiglie in difficoltà”. Una risposta che comunque non ha fermato la preoccupazione dei sindacati e nelle ultime settimane anche il mondo politico reggiano ha iniziato a mettere gli occhi su questa vertenza. La fase di mobilitazione è stata aperta e si attende l’evoluzione del “balletto” degli incontri tra le parti per capire se ci saranno iniziative come i già minacciati scioperi.

Di sicuro però ci sono già gli elementi per fare esplodere una polemica sul fronte politico. Nessuno se lo ricorda più ma appena un anno fa l’azienda si era impegnata davanti a Delrio e alle parti sindacali a non licenziare dipendenti. Il 29 luglio 2010 il sindaco presentava un protocollo di intesa in cui si indicavano  “le linee guida nei rapporti tra proprietà e rappresentanti dei lavoratori di Iren e il valore sociale degli obiettivi del nuovo Gruppo”. I temi contenuti nel protocollo di intesa in sostanza erano questi: “controllo societario a prevalenza pubblica; radicamento e sviluppo dei servizi sul territorio; valorizzazione delle risorse umane e dell’occupazione; rispetto, in caso di appalti, delle norme nazionali in tema di legalità, sicurezza sul lavoro e tutela contrattuale; tempi del nuovo Piano industriale e istituzione di un tavolo di confronto tra le parti per sviluppare la partecipazione all’interno dell’azienda”.

Al punto 3 dell’accordo si stabilisce in modo inequivocabile che non si dovrà procedere a tagli del personale: “Il processo che accompagnerà la riorganizzazione societaria dovrà essere orientato alla valorizzazione delle risorse umane e professionali presenti, anche al fine di incrementare le attività della società. Le sinergie che si creeranno nelle strutture, per effetto della fusione, non dovranno dar luogo a dichiarazioni di esubero di personale e l’integrazione non dovrà comportare trasferimenti inter-regionali di sede di lavoro del personale”. E invece oggi si parla di licenziamenti, proprio a seguito della fusione delle tre società. Il Palazzo per ora tace: ma l’apertura di una discussione sul tema sembra quanto mai urgente.

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