Il Kraken: il 15 settembre di dieci anni fa, la bancarotta di Lehman Brothers. E il crollo dell’economia globale

15 settembre 2008: alle 13.45, ora italiana, Lehman Brothers dichiara bancarotta cogliendo di sorpresa il mondo. Un evento che fa precipitare l’economia globale nella crisi più profonda dagli anni ’30 del secolo scorso.

Ai primi di settembre del 2008, quando ancora Lehman Brothers è in piedi, la prima piazza finanziaria mondiale, Wall Street, si è già abbondantemente leccate le ferite di una crisi, quella dei mutui subprime, che ha messo in crisi istituzioni fino a quel momento considerate più che solide. A marzo la banca di investimento Bear Sterns è riuscita a evitare la bancarotta solo grazie al salvataggio di Jp Morgan con la garanzia della Fed. A luglio, per la prima volta dal 1929, si sono viste le code dei correntisti davanti allo sportello della californiana IndyMac Bank.

La situazione precipita tra la fine di agosto e i primi di settembre. Il governo americano mette in atto un clamoroso salvataggio delle agenzie Fannie Mae e Freddie Mac che da sole garantiscono metà dei 12mila miliardi di dollari di mutui in circolazione. Ma la mossa non riesce a calmare gli investitori. Sul mercato si crea un clima di diffusa sfiducia dettata dall’incertezza sul reale stato di salute di controparti finanziarie diventate improvvisamente colossi dai piedi d’argilla.

Il grande business dei mutui subprime, e tutto il gigantesco corollario fatto di derivati, cartolarizzazioni e complessi prodotti dell’ingegneria finanziaria, si rivela per quello che è: un gigantesco castello di carte. Che inizia a crollare un pezzo alla volta. E chi più di altri ci ha lucrato è il primo ad essere oggetto di speculazioni finanziarie. Tra questi c’è la quarta banca d’investimento degli Stati Uniti: Lehman Brothers.

L’istituto già nel secondo trimestre 2008 ha registrato svalutazioni «monstre» sui titoli illiquidi a bilancio con un impatto pesante sui conti zavorrati da un rosso da 2,7 miliardi di dollari. Ma si ipotizza che sia solo la punta dell’iceberg. Alcuni analisti stimano che nel bilancio delle banca ci sia qualcosa come 65 miliardi di dollari di titoli illiquidi. Per una banca che, ai suoi massimi storici, è arrivata a capitalizzarne 45, sono numeri colossali.

Per tutta l’estate si parla di ristrutturazioni, maxi-cessioni e trattative con possibili compratori. Il nome che circola è quello della Korea Development Bank che però il 9 settembre si sfila provocando il collasso (-45%) del titolo Lehman in Borsa. Il giorno successivo la banca pubblica i peggiori conti della sua storia: nel terzo trimestre il rosso è pari a 3,9 miliardi di dollari. Il doppio di quanto atteso dal mercato. La capitalizzazione della società, che a inizio 2008 viaggiava intorno ai 35 miliardi di dollari, sprofonda a 2,5.

The Blues Brothers

In una situazione da allarme rosso si arriva al fine settimana. Tutti i maggiori banchieri di Wall Street sono convocati alla sede della Federal Reserve di New York al cospetto del segretario al Tesoro Henry Paulson per trovare una soluzione. Non solo per Lehman Brothers ma anche per un altro colosso finito nei guai per colpa dei subprime: Merrill Lynch. Ma se per quest’ultima una soluzione si trova grazie all’intervento di Bank of America, per Lehman non ci sono compratori visto che anche l’ultimo possibile cavaliere bianco, la britannica Barclays, si sfila. Non ci sono alternative al “Chapter 11”. Lunedì 15 i mercati riaprono con la quarta banca d’investimento in stato di insolvenza e si scatena il panico.

Le conseguenze dell’effetto domino sui mercati globali sono devastanti. Pochi giorni dopo la Fed è costretta mettere sul piatto 85 miliardi di dollari per nazionalizzare il colosso assicurativo AIG che rischia di implodere sotto il peso dei miliardi di cds venduti agli investitori in tutto il mondo. Ormai nessuno si fida più di nessuno. I tassi interbancari schizzano a livelli record in tutto il mondo. È l’inizio della peggior crisi finanziaria che il mondo ricordi dai tempi del crack del 1929. Una crisi le cui ripercussioni si faranno sentire immediatamente sull’economia reale con la recessione globale del 2009 e la crisi dell’euro del 2010-2012.

Un baratro da cui l’economia mondiale riuscirà a uscire solo con interventi straordinari da parte degli Stati (nazionalizzazioni di banche e piani di risanamento dei bilanci bancari) e delle banche centrali (tassi zero e Quantitative easing).

Andrea Franceschi per il Sole 24 Ore

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