Conversioni
Un Campanile contro il campanilismo

Care concittadine e cari concittadini, benvenuti alla 39^ edizione della Giareda.

Rivolgo il saluto dell’Amministrazione e il mio personale alle autorità civili, militari e religiose che affiancano l’Amministrazione in questa cerimonia rituale. Rituale; qualcuno può storcere il naso, perché la parola può evocare contenitori privi di contenuto. L’Amministrazione comunale e tutte le autorità che tradizionalmente all’inizio di settembre si ritrovano in questo luogo, in realtà lo vivono come un contesto nel quale la comunità diventa protagonista: la comunità dei credenti per sua eccellenza il Vescovo e per padre Cesare Antonelli dei Servi di Maria, la comunità dei cittadini per l’Amministrazione comunale.

Quest’anno il nostro sindaco non può essere presente ed è per me un onore essere qui ad aprire, dopo il periodo estivo, quella costante conversazione con la comunità che è l’amministrare. Si percepisce, in questo dialogo, e certo non solo nella nostra città, ma possiamo dire nel mondo, un timore del presente e del futuro.

Tanti dicono: “Sono tempi cattivi” . Certo il cambio di paradigma economico successivo alla crisi del 2008 che ha portato un nuovo assetto mondiale ci fa sentire minacciati dalle migrazioni, dalle dinamiche della finanza senza scrupoli che sembra assai più potente dei governi, dalla tecnologia che ha aperto nuove strade ma ha soppiantato e soppianterà tante mansioni tradizionali, dagli egoismi nazionali che minacciano quella appassionante e incredibile operazione che è stata l’Unione Europea, 70 anni di pace nel più vasto campo di battaglia della storia. Se a queste minacce aggiungiamo le difficoltà quotidiane di ciascuno, certo un giudizio affrettato può portare a questa conclusione: sono tempi cattivi.

Sant’Agostino che cito come una delle pietre miliari della filosofia occidentale dice: “sono tempi cattivi dicono gli uomini. Vivano bene ed i tempi saranno buoni. Noi siamo i tempi.” Intendeva alludere alla responsabilità di ognuno nel farsi della storia, nel 350 dopo Cristo come ora tutto parte dalle azioni umane. E quindi dico: l’avvenire appartiene ai non disillusi, a chi coltiva la speranza.

E allora vi voglio dire che noi siamo una comunità che cerca di vivere bene e di rendere buono il suo tempo.

Partiamo dall’economia: l’export reggiano è fortemente in salute, i dati della Camera di commercio danno un più 6,4% nel primo trimestre 2018; la metalmeccanica, primo settore per il valore di esportato con 1,4 miliardi di euro (53,5% delle esportazioni reggiane) registra un incremento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno del 10,3%. Positivamente vanno anche gli altri settori con una lieve flessione per l’agroalimentare. La Germania, primo acquirente delle nostre merci, incrementa gli acquisti del 7,7%; fanno di piu’ gli Usa con un aumento del 17,4% e non deludono nuovi paesi acquirenti come Russia e Cina. Direte che questo è un merito degli imprenditori e delle loro maestranze: è vero, ma per migliorare le performance dei privati è essenziale una governance pubblica orientata all’innovazione e al supporto della azione dei privati. Il Parco dell’Innovazione che sta sviluppandosi alle ex Reggiane, un area di 21 ettari, concretizza proprio questa spinta pubblica. Il Tecnopolo e il Centro internazionale per l’infanzia Loris Malaguzzi, sono già oggetti tangibili, frequentati e frequentabili, apprezzati nel mondo.

A pochi metri a nord sono iniziati i lavori per la costruzione dell’Arena Campovolo, 53.000 metri quadrati per ospitare eventi culturali, sociali, concerti con capacità di accogliere fino a oltre 100.000 persone e con possibilità di modulazione per eventi da 20.000 e 60.000 persone, con impatto ambientale di fatto annullato, grazie a un progetto d’avanguardia per sostenibilità.

Reggio anche grazie a questa nuova infrastruttura si colloca ancora più a buon diritto all’interno dell’area vasta Destinazione Turistica Emilia composta dalle città di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Si tratta di un ente pubblico per la promozione del nostro vasto e bellissimo territorio ricco di natura, cultura e prodotti enogastronomici. Stiamo lavorando da un anno con serietà in uno stretto rapporto di collaborazione tra città e territori, facendo cadere le barriere dei confini amministrativi, abbattendo, figurativamente i campanili, che non aiutano a promuovere un territorio in una competizione mondiale dove la nostra riconoscibilità parte dai prodotti enogastronomici: Parmigiano-Reggiano, Prosciutto di Parma, Lambrusco e Aceto balsamico tradizionale.

Questa straordinaria sinergia accanto alla generosità amministrativa di Parma, designata capitale italiana della Cultura 2020, ha portato le tre città, tutte e 3 finaliste, i 3 sindaci, con i loro collaboratori a lavorare insieme a Destinazione Turistica Emilia, che mi onoro di presiedere, per pensare il 2020 come un modello di collaborazione capace di massimizzare l’attrattività turistica delle 3 città e delle nostre bellissime terre, dal Parco nazionale dell’Appennino, alle piccole Capitali della nostra Bassa da Colorno a Gualtieri, da Correggio a Fontanellato. Il turismo è un’industria e ha tutta la possibilità di continuare a crescere in città per favorire sviluppo economico e occupazione.

Accanto all’aspetto devozionale, nella stessa logica di promozione turistico-culturale, si sono pensati gli eventi che il prossimo anno richiameranno in città turisti e fedeli, in occasione del 4^ Centenario della traslazione dell’immagine della Beata Vergine della Ghiara in Basilica.

L’economia è importante per il benessere di una comunità, ma accanto ad essa è fondamentale un capitale intangibile, il capitale sociale, quella serie di relazioni basate su fiducia, cooperazione e reciprocità che fecero dire, molti anni prima che la sociologia desse loro un nome, a Gaetano Salvemini: “Beato quel paese i cui cittadini si riuniscono per riparare la fontana sotto casa”.

Un approccio che a Reggio Emilia è ancora vivo e si traduce in vita della comunità, attraverso cittadini singoli, associazioni di volontariato, parrocchie e centri sociali che, ad esempio, hanno aderito agli Accordi di cittadinanza promossi dal Comune di Reggio Emilia per restituire centralità alle comunità di residenti, oppure nel presidio del territorio con i gruppi di Controllo di comunità in collaborazione con Polizia municipale e Forse dell’ordine.

E’ il principio della sussidiarietà orizzontale che considera i cittadini come alleati delle Istituzioni, disposti ad introdurre nella sfera pubblica le proprie competenze, idee, esperienze e superando la semplice protesta e, sia pur con giusto spirito critico, scegliendo la via della proposta; non si tratta di una sostituzione del protagonismo delle Pubbliche amministrazioni, ma di mobilitare sempre più persone nella cura dei beni comuni.

Concludo ricordando che tra pochi giorni il luogo in cui ci troviamo comincerà a mutare: parlo del rifacimento dell’asse viario che va da Piazza Gioberti, attraversa Piazza Roversi e prosegue per Viale Umberto I^ fino alla Reggia di Rivalta. Tutto questa ideale Passeggiata settecentesca dal Palazzo ducale di Città alla Reggia di Rivalta è oggetto di un finanziamento ministeriale – il Progetto Ducato Estense – promosso dal governo precedente che ha destinato a Reggio Emilia 14 milioni di euro, che ci permetterà di riqualificare ulteriormente sotto il profilo estetico e funzionale l’area interessata della città. Il progetto ha generato, riguardo a uno di questi spazi, una certa dialettica. Non mancheranno altre occasioni di confronto, oltre a quelle già effettuate perché siamo convinti, con Norberto Bobbio, che la tolleranza è un valore fondamentale della democrazia. Tolleranza significa mettere in campo una pratica intellettuale e politica che parte dalla consapevolezza che la stessa realtà materiale o sociale viene osservata da punti di vista diversi. Tenerne conto è fondamentale ma questo non può portare a non scegliere: se non scegliamo, la nostra comunità rischia di non avere futuro. E questo non possiamo permetterlo a noi stessi e alle generazioni che verranno.

Lo splendore della Ghiara nasce da una scelta, che ancora oggi ammiriamo con gratitudine.

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