Chi va piano…va poco lontano: l’indagine unindustriale conferma il rallentamento dell’economia reggiana

L’Ufficio Studi di Unindustria Reggio Emilia ha realizzato la consueta indagine trimestrale riferita al periodo aprile-giugno.

La dinamica provinciale è coerente con il quadro di debole crescita che sta caratterizzando l’economia italiana e con i diversi segnali macroeconomici di decelerazione che affiorano negli scenari europeo e internazionale in questa parte dell’anno.

La rilevazione conferma, infatti, il progressivo rallentamento della produzione industriale, già emerso nei primi mesi dell’anno che, su base annua, si attesta sul +1,5%.

Pur rimanendo in territorio positivo sia il fatturato complessivo sia quello estero crescono rispettivamente del 4,5% e del 3,1%, ma in decelerazione rispetto ai trimestri precedenti.

Primi segnali negativi provengono invece dagli ordini che, dopo sette semestri consecutivi di crescita, mostrano una contrazione, sia nel loro complesso (-2,2%) sia nella componente estera (-2,4%).

Complessivamente questi risultati si riflettono in modo positivo sull’occupazione – che reagisce in ritardo rispetto alle dinamiche produttive – e rafforzano i segnali di recupero già manifestati negli scorsi trimestri con una crescita tendenziale del 3,7% nel secondo trimestre.

Le aspettative degli imprenditori per il prossimo trimestre sono in peggioramento, come le prospettive produttive che, per il terzo trimestre 2018, risultano negative.

Per quanto riguarda la produzione totale – a fronte del 23,1% d’imprese che pensa di incrementare i livelli produttivi – il 36% prevede di mantenerli inalterati contro il 40,9% che, invece, pensa di ridurli.

In calo anche le aspettative sulla domanda estera. Relativamente agli ordini dall’estero, sono pari al 44,8% le imprese intervistate che prevedono una contrazione, mentre il 23,1% pensa di aumentare il portafoglio ordini.

L’evoluzione negativa delle prospettive produttive si è riflessa sulle tendenze occupazionali per i prossimi mesi che sono attese in peggioramento.

“Il mutato clima di fiducia è pesantemente influenzato dalle tensioni sui mercati internazionali. Una guerra commerciale risulterebbe particolarmente pericolosa per un Paese trasformatore qual è l’Italia e, a maggior ragione, per la nostra provincia che si caratterizza per un’elevata vocazione all’export. Un’eventuale contrazione del commercio internazionale rischierebbe di causare un pesante shock alla nostra economia mettendo a rischio la prosecuzione della crescita” – ha dichiarato Mauro Macchiaverna, Vicepresidente Unindustria Reggio Emilia, delegato a Credito, Finanza e Progetti Speciali.

“Se i dati economici continuano a essere complessivamente positivi, sia pure un po’ al di sotto della massima espansione di fine 2017 – inizio 2018, è soprattutto sul piano politico che vi sono grandi preoccupazioni. – prosegue Macchiaverna – Perché il proseguimento della crescita continui è importante che le imprese possano contare su un quadro di stabilità, di calma sui mercati e di certezza sulle politiche economiche. Il decreto-legge ‘dignità’ è un segnale negativo per il mondo delle imprese. Mentre i dati Istat descrivono un mercato del lavoro in crescita, il Governo si propone di cancellare alcune innovazioni che hanno contribuito a generare tale crescita. Decisioni che sono state prese in maniera troppo precipitosa dall’amministrazione centrale, senza prima un necessario e costruttivo confronto cno il mondo delle imprese. Lo stesso vale per la stretta in tema di delocalizzazioni. L’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa e ha bisogno di regole per attrarre gli investimenti. I primi passi del Governo, invece, rischiano di rendere più incerto e imprevedibile il quadro delle regole in cui operano le imprese italiane disincentivando così gli investimenti.

A questo poi si aggiungono le preoccupazioni degli imprenditori su alcuni importanti dossier all’attenzione del Governo: legge di bilancio, reddito di cittadinanza, abolizione della legge Fornero, TAV, TAP e Alitalia”.

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