Questione di rifiuti; nuova polemica Reggio-Parma sull’inceneritore della città ducale

Fa discutere, e parecchio, l’eventuale revisione del limite massimo di rifiuti, 130mila tonnellate all’anno, previsto per l’inceneritore di Parma. Il sindaco della città ducale, Federico Pizzarotti si è messo di traverso rispetto al superamento della soglia attuale d’incenerimento. “L’accordo volontario tra Iren e la Regione è scaduto, riprendiamolo in mano e confermiamolo autolimitando la quantità di rifiuti da mandare a incenerimento a 130 mila tonnellate annue, come avevamo fortemente richiesto – ha scritto il primo cittadino su Facebook -. Facciamo il tavolo di confronto e andiamo avanti compatti verso un obiettivo: Parma sempre più modello regionale e nazionale di raccolta differenziata”.

Sull’argomento ha preso la parola anche l’assessore del Comune di Reggio Emilia Mirko Tutino che chiede di valutare e condividere eventuali variazioni di quantità di rifiuti da smaltire, partendo da una premessa: “Credo – scrive Tutino – vada tenuto presente che sulla base del Piano regionale rifiuti, che ha individuato gli impianti di smaltimento al servizio del territorio delineando bacini di dimensione interprovinciale, lo smaltimento di una parte rilevante dei rifiuti del territorio reggiano è destinata proprio all’impianto di Parma”.

L’assessore reggiano fa notare che “qualsiasi intervento sulla quantità di rifiuti ammessa nell’impianto, soprattutto se dovesse essere diversa da quanto consentito dalla legge, avrà ripercussione sulle tariffe di tutto il bacino e credo che, parimenti, il punto di equilibrio tra la gestione di un impianto esistente e la garanzia che sul piano ambientale non ci siano peggioramenti rispetto a quanto già autorizzato, debba essere il frutto di un confronto che riguarda tutto il bacino di riferimento e non solo la città di Parma. Le programmazioni provinciali sono state superate da un unico Piano regionale, che si è posto come obiettivo la gestione dei rifiuti urbani e speciali del nostro territorio”. Una passaggio questo, secondo Tutino, positivo perché “ha evitato il sovradimensionamento degli impianti previsto inizialmente ed ha portato benefici sia sul piano ambientale che su quello dei costi. Confidiamo che su questo non si facciano passi indietro e chiediamo di essere coinvolti in qualsiasi decisione”.

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