Ciò che ancora insegna la Shoah

La più grande tragedia del secolo scorso, e forse di tutti i secoli, la Shoah, non ha solo messo in luce le responsabilità degli Himmler, degli Eichmann, dei criminali nazisti e di chi con loro ha collaborato. Ha fatto emergere anche le debolezze, gli egoismi, a volte la viltà degli stati e dei governanti dei Paesi democratici che combattevano il nazismo.

Qualche esempio.

Un caso che fece molto scalpore: nel 1939, quando la persecuzione degli ebrei era in pieno svolgimento, gli Stati Uniti rifiutarono di accogliere 939 profughi ebrei salpati nel maggio da Amburgo a bordo della St. Louis. La nave apparve al largo delle coste della Florida dopo che le autorità cubane avevano negato il permesso di sbarco. Vistosi negato anche il permesso di sbarcare negli Stati Uniti, la nave fu obbligata a fare ritorno in Europa.
I governi di Gran Bretagna, Francia, Olanda e Belgio accettarono di accogliere una parte dei passeggeri in qualità di rifugiati. Dei 908 passeggeri che rientrarono in Europa, 254 morirono durante l’Olocausto; 288 passeggeri trovarono invece rifugio in Gran Bretagna. Dei 620 che rientrarono nel continente, 366 sopravvissero alla guerra.

Nonostante gli appelli di molte personalità, nessuna delle maggiori potenze prese misure di ritorsione, né provvede a fornire vie di scampo al gran numero di perseguitati. La Francia dichiarò di non voler favorire l’emigrazione degli ebrei del Reich; l’URSS assunse un atteggiamento dilatorio; anni dopo il governo svizzero chiuse le frontiere agli ebrei francesi; nella seconda metà del 1941, nonostante le notizie degli stermini di massa perpetrati dai nazisti fossero filtrate in occidente, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti pose limiti ancora più rigidi all’immigrazione.
I piani di salvataggio, avanzati e discussi a varie riprese nel corso del 1943 in diversi incontri internazionali, anche sotto la pressione delle organizzazioni ebraiche, venivano via via scartati di fronte a reali o supposta difficoltà logistiche o politiche. Nel frattempo, ogni giorno gli ebrei venivano assassinati. Il polacco Jan Karski viaggiò pericolosamente per mezza Europa nel tentativo di comunicare alle forze Alleate dei massacri di Auschwitz; alla fine del 1942 riuscì a entrare nel ghetto di Varsavia, dove vide gli orrori subiti dagli ebrei. In seguito riuscì a recarsi a Londra dove consegnò un rapporto al governo polacco in esilio e alle autorità britanniche. In seguito incontrò il presidente americano Franklin D. Roosevelt, cui fornì gli stessi dati e una richiesta di intervento; Roosevelt si limitò a esprimere l’indignazione del suo paese. La sua missione non ebbe alcun risultato.

Nel 1937 Papa Pio XI aveva pubblicato la lettera enciclica nella quale la Chiesa Cattolica prendeva indirettamente le distanze dal nazismo; l’anno seguente pronunciò un’omelia nella quale criticava violentemente il razzismo. Nessuna critica venne invece dal suo successore Pio XII; complessivamente il papato serbò il silenzio: Pio XII non ebbe la statura morale per lanciare la sfida. Osservò il silenzio perfino di fronte alla deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma (ottobre 1943) malgrado le molte suppliche.

L’attività umanitaria del Vaticano, invece, fu prudente e discreta, ma intensa: diede asilo a molti ebrei e incoraggiò sacerdoti e frati a fare lo stesso. (La Chiesa cattolica aprì ufficialmente alla riconciliazione con gli ebrei solo nel 1964.)

La Croce Rossa, come il Vaticano, non se la sentì di fare una protesta pubblica di fronte allo sterminio, preoccupata di peggiorare la situazione, ossia la possibilità d proteggere i civili e di distribuire pacchi di viveri agli internati.

Exodus è il nome della nave che nel 1947 fu incaricata di trasportare gli ebrei che partivano illegalmente dall’Europa per raggiungere la Palestina. Il 18 luglio gli inglesi contattarono la Exodus per convincere il capitano a interrompere il viaggio verso la Palestina; la richiesta venne ignorata e la nave fu attaccata.

I clandestini vennero fatti prigionieri e chiusi in campi di concentramento a Cipro; in seguito furono caricati su tre navi, e rimandati in Francia. Il governo francese decise di concedere asilo ai clandestini qualora avessero deciso di sbarcare; solo 138 ebrei accettarono, gli altri rifiutarono, dichiarando che la loro unica volontà era quella di raggiungere la Palestina. Vista l’impossibilità di far scendere i clandestini, il governo britannico li trasferì in Germania. Il 7 settembre le navi arrivarono al porto di Amburgo e fu organizzato lo sbarco. I clandestini vennero divisi in due campi di concentramento. I Britannici, vedendo che dopo settimane gli emigranti continuavano a rifiutarsi di andare in Francia, dimezzarono le razioni giornaliere e disattivarono i riscaldamenti, scatenando la stampa mondiale che paragonò le loro condizioni di vita a quelle dei campi tedeschi.

Ce n’è a sufficienza per farsi un impietoso esame di coscienza.

Oggi qualcosa di simile, a livello di governi, in un contesto molto mutato, accade rispetto all’ accoglienza delle moltitudini che fuggono da guerre, fame, miseria. Ma ci sono anche luci in questo buio panorama: associazioni disposte all’accoglienza, gruppi politici sensibili al dramma di questi nostri fratelli, organizzazioni che salvano innumerevoli vite umane. E il mutato atteggiamento della Chiesa, grazie a Papa Francesco.

Mi piacerebbe ricordare ai nostri razzisti che è stato dimostrato che le popolazioni che popolano oggi l’Eurasia e l’Oceania, bianchi o gialli che siano, sono i discendenti di piccoli gruppi di popolazioni africane che sono emigrate circa 80mila anni fa.

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