Ciao Mario
Con Vighi se ne va l’ultimo degli informali

“Chi meno comprende più facilmente s’offende” (Paolo Mazzocchini, La domestica di Einstein, Aforismi)

Una bella immagine di Mario Vighi che firma da testimone di nozze al matrimonio tra i giornalisti Andrea Mastrangelo e Antonella Gualandri

E’ difficile comprendere la totalità dell’uomo e nello specifico dell’uomo di cultura Mario Vighi se non partendo dalla sua quota ebraica, quell’eredità tradizionale dei discendenti di Giacobbe lasciata da una parte genitoriale: “due ebrei, tre opinioni” recita un loro antico motto. Prima ancora che figlio di una terra rossa e padana, libertaria e anarcoide, da cui aveva comunque tratto certe innegabili scelte, Mario affrontava la progressiva complessità sociale col cipiglio del vecchio saggio chassidico, gentile e pio come ci suggerisce l’etimo. Non certo nella declinazione morale corrente e/o cattolica di parte.

Solo così riusciamo a tenere assieme facce apparentemente contraddittorie del suo approccio intellettuale alla vita ed alla professione, come appunto il suo orgoglio di appartenenza, seppur parziale ad un sapere millenario col suo sostanziale anti-sionismo, oppure certe propensioni ideali e talvolta ideologiche ben collocate nello scacchiere politico con l’immediata analisi dissacrante e irriverente delle stesse e dei suoi interpreti non solo nazionali.

Perché, oggi ormai anche secondo numerosi studiosi di neuroscienze, sarcasmo ricercato ed (auto)ironia sono misure direttamente proporzionali alla capacità d’uso dell’intelligenza e del bagaglio sapienziale accumulato con l’esperienza, e Mario ne usava quotidianamente una dose tale da sfamare chi gli stava attorno. Appena pochi giorni fa, sul palco del Valli imbandito per una cena di presentazione dei Teatri che saranno, chi vi scrive ha avuto l’onore ma soprattutto il piacere di conversare con lui fino a quando le forze residuali di giornata gliel’hanno concesso. E di godere nell’udire che l’utilizzo di un linguaggio scorretto (in senso alto) come base idiomatica per la decrittazione dei meccanismi relazionali, desse finalmente sollievo alla ricerca di una qualsivoglia affinità.

Sì perché la morte ed i bisogni primari dell’uomo, ancor prima di Marx, parificano davvero le persone ed abbattono i ranghi (come ci illustrano le medievali “Danze macabre”) e perciò terrorizzano tanto i benpensanti del terminologicamente corretto e dei minuetti di genere; ed a Mario, ancor più che per causa della malattia, mancava ossigeno quando l’aria era satura di retorica, luoghi comuni, pensieri unici e convenzioni.

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One Response to Ciao Mario
Con Vighi se ne va l’ultimo degli informali

  1. Roberto Fieschi 9 giugno 2018 at 10:28

    _______________

    ” Ci sono persone che ammiriamo per la loro intelligenza e per la loro cultura,

    o anche per l’impegno e il successo nel lavoro, o per l’acutezza nel giudizio.

    C’è chi apprezziamo per la sua sensibilità, la sua generosità.

    Ci sono persone alle quali va la nostra simpatia per l’antiretorica, l’insofferenza alle convenzioni, il rifiuto ai compromessi,

    per l’umanesimo libertario, per l’anarchismo romantico.

    Ecco, Mario è stato un po’ tutto questo.

    So bene che in queste situazioni si affollano alla mente le cose positive. E’ comprensibile.

    Come scrisse Gabriel Garcia Marquez, .

    Ma Mario è stato anche altro, anche di più. Qualcosa di raro, di prezioso.

    Mario è stato una persona ala quale non si poteva non volere bene.

    E gli ho voluto bene.

    Ora lascia tristezza e un gran vuoto.

    Cercherò di colmarlo in un grande abbraccio ai suoi figli, miei nipotini

    e a mia figlia Laura, sua conpagna per oltre trent’anni.”

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