Addio a Vighi
“Siate felici”, come avrebbe detto Mario dal buio della sala

“Siate felici”.
Generazioni di spettatori e amici de “I Teatri” sono stati accompagnati, per anni, dalla voce di Mario Vighi, nel momento del “buio in sala”.
Proprio lui, giornalista di razza nato a Parma ma cresciuto professionalmente a Reggio Emilia, dove aveva guidato da direttore l’emittente Retemilia in un’epoca in cui scrivere significava battere sui tasti della mitica “Olivetti lettera 22”, si rivolgeva bonariamente ai più giovani ricordando loro di “assicurarsi di aver spento i cellulari” e li introduceva alla magia delle rappresentazioni dal vivo al Valli.

Mario da oggi non c’è più: ci ha lasciati per un malore proprio mentre si trovava dentro quella che, nel corso dei decenni, era diventata la sua seconda casa, il più importante teatro cittadino, di cui era il capoufficio stampa sin dai tempi della presidenza di Elio Canova. Aveva appena “licenziato” la nuova stagione dell’opera lirica, inviando i materiali stampa alle redazioni e mi piace immaginarlo alla sua scrivania, fra ritagli di quotidiano, libretti di sala e volumi di letteratura sparsi alla rinfusa, in un caos creativo che era il suo mondo da sempre.

Nel tempo Mario ha collaborato a stretto contratto con Giuseppe Gherpelli, Daniele Abbado, più recentemente con il nuovo direttore Paolo Cantù. Il mondo della cultura reggiana perde un giornalista e un intellettuale di grande valore, un uomo sincero e poco incline ai compromessi, trasparente e appassionato sino al limite estremo dello scontro dialettico acre, sugli argomenti in cui credeva e a cui aveva dedicato la propria vita. Qualcuno in città osservava che Mario aveva un brutto carattere, ma come ha sempre detto Enzo Biagi: “Se uno ha un carattere, di solito è un brutto carattere”.

I Teatri di Reggio Emilia perdono un professionista serio, qualificato e completamente dedito al proprio mestiere, un giornalista competente e un uomo che alla principale istituzionale culturale cittadina ha dedicato tutto se stesso. Come Presidente voglio – anche a nome del Consiglio d’Amministrazione, del Direttore, del Collegio dei Revisori e del Comitato di Indirizzo – rivolgere ai suoi familiari, ai colleghi, ai tanti amici che lo piangono i sentimenti di cordoglio e di partecipazione al lutto.

Con Mario Vighi condividevamo la passione per Bruce Springsteen. Uno dei suoi motti, quando il lavoro quotidiano si faceva duro, era: siamo nati per correre, parafrasando il Boss.
Ciao Mario. Di solito in queste situazioni si usa dire: riposa in pace. Io confido che tu stia continuando a correre a modo tuo, come hai sempre fatto nella tua vita. Sii felice.

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One Response to Addio a Vighi
“Siate felici”, come avrebbe detto Mario dal buio della sala

  1. Roberto Fieschi 5 giugno 2018 at 11:36

    In più Mario aveva una caratteristica rara e preziosa. Era una persona alla quale non era possibile non voler bene