Fiat clic!
Benedetta utopia

Ci vuole una discreta dose di coraggio nel tematizzare sulla Rivoluzione l’edizione 2018 di Fotografia Europea, fiore all’occhiello della stagione culturale reggiana. Perché dalle nostre parti il laboratorio dei cambiamenti, diciamo così, più o meno forzati, più o meno armati, è sempre stato piuttosto attivo. Da un punto di vista squisitamente culturale, alcune rivoluzioni fortunatamente tutte positive sono state anche portate felicemente a termine. Basti pensare a quella in campo pedagogico-infantile di Loris Malaguzzi, prodromica e preparatoria all’attuale Reggio Città delle Persone.

Anche però una discreta dose di sfacciato equilibrismo nel declinare le variazione tumultuose dal ’68 in poi, in primis quella sessuale come si insiste su mostre e show dal vivo, facendo incarnare oggi a Catherine Spaak il ruolo di sacerdotessa della prurigine e a Nina Zilli quello di icona femminile della sexy-ribellione. A meno che non ci sia da parte degli organizzatori una sottile volontà di dichiarare così la fine di ogni velleità di sommossa. Chiude il cerchio delle nemesi insurrezionale, il Vescovo Massimo Camisasca che discetterà di Pasolini. Corre almeno in soccorso della tenuta filologica del titolo, una sezione rigorosamente a luci rosse allestita a Palazzo Magnani, perché si sa, specie nel porno e qui parliamo di immagini, anche l’occhio vuole (eccome) la sua parte.

Perché, ad esempio, non invitare a discutere di porno chi il porno lo ha fatto davvero o sa comunque discuterne in modo tutt’altro che banale, tanto da averlo mischiato anche ad altri generi come il cinema d’autore, la pittura e la musica dance come Sasha Grey, Milo Moirè o Rocco Siffredi? Visto che si parla di ’68, perché non discuterne in maniera approfondita di quanto resta sul piano politico delle ideologie, come il marxismo, il leninismo e il maoismo, che hanno ispirato gran parte di quel movimento? E delle ricadute politiche che quel movimento ha avuto, in Italia e in Europa, sulle frange più radicali ed estremiste negli anni ’70?

Detto ciò, la corazzata di Fotografia Europea è pronta a scendere in campo tra due week-end, forte di una tradizione consolidata, di numeri positivi, di un coinvolgimento pressoché totale della città e di molte proposte e iniziative, alcune delle quali anche quest’anno davvero interessanti. Poco importa dunque se le nuove leve che accorreranno in massa nel labirinto di spazi e luoghi fotodedicati, non avranno una esaustiva retrospettiva sulle utopie genericamente intese ma piuttosto una delineata prospettiva su come ora sia necessario, all’aspirante contestatore, venire comunque a patti con l’autorità costituita.

D’altronde i riti di collettivizzazione non passano più dalle piazze ma esclusivamente dai social e non condividono più, come 50 anni fa, le istanze generali bensì i benché minimi particularia. La parola onomatopeica “clic” non contraddistingue forse sia il ticchettare sul mouse che lo scatto della macchina fotografica? Che sia il futuro sovvertitore colui che vivrà totalmente disconnesso?

 

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