Nuovo Pignone (BHGE) traina la Toscana nella grande rivoluzione digitale

Firenze – BHGE Nuovo Pignone crea innovazione sui mercati mondiali e trascina dietro di sé un indotto enorme in regione: università, centri di ricerca, pmi innovative. “Le strutture esistenti sono di indiscutibile valore, ma senz’altro tutte le parti possono fare di più per creare una rete di collaborazione in cui mettere insieme le diverse competenze” dice Paolo Noccioni, Vice Presidente Ingegneria per il business di Turbomachinery & Process Solutions di BHGE.

La multinazionale dunque non va altrove a cercare il suo indotto, ma il messaggio è chiaro: le istituzioni locali, il “sistema paese” deve fare molto di più. Grazie ai risultati del progetto Galileo, sviluppato interamente a Firenze e in Toscana, BHGE entra in un segmento di mercato in cui non era presente: turbine di bassa potenza e piccola dimensione con prestazioni altamente efficienti. Un’attività di valore altissimo per Firenze, dove la multinazionale ha il collocato il centro decisionale del business Turbomachinery & Process Solutions (uno dei quattro in cui si articola l’attività strategica di BHGE).

Uno studio Irpet del 2016 stimava che BHGE Nuovo Pignone desse lavoro – fra dipendenti diretti e indotto – a ben 34mila persone. Con una caratteristica essenziale: l’elevatissima qualità delle competenze coinvolte.

Baker Hughes, a GE company, nasce lo scorso luglio dalla fusione fra General Electric Oil & Gas e Baker Hughes. E’ la prima società al mondo in grado di offrire congiuntamente attrezzature all’avanguardia, servizi e soluzioni digitali per l’intera catena del valore del petrolio e del gas. Opera in più di 120 paesi e dà lavoro a 60mila persone, di cui 5500 nei sette siti produttivi italiani. Nel 2017 ha fatturato 21,9 miliardi di dollari.

Il programma Galileo ha preso il via già dal 2016. Possiamo fare il punto su questi due anni di attività?

Il programma di investimenti Galileo vedrà impegnata BHGE nel corso di 5 anni (fino a tutto il 2021) nello sviluppo di turbine a gas e compressori con range di potenza tra 5 e 65 MW e di tecnologie innovative di digitalizzazione, per ottimizzarne le prestazioni e la vita operativa dei prodotti, in linea con gli orientamenti in ambito Industria 4.0. Il programma è composto di 5 progetti, tre avviati operativamente nel 2017 e due per i quali è stato firmato recentemente l’accordo tra Mise e Regione Toscana. Già nel 2017 l’azienda ha mostrato in anteprima le nuove turbine a gas di ultima generazione super efficienti, LM9000 e NovaLT12, frutto del lavoro dei primi progetti del programma Galileo. Si tratta di prodotti particolarmente competitivi, la cui realizzazione è stata possibile grazie al terzo progetto Galileo, che abbraccia lo sviluppo di tecnologie di produzione all’avanguardia, lo studio su nuovi materiali e la progettazione di compressori centrifughi di ultima generazione capaci di raggiungere efficienze superiori a quanto disponibile finora, con altissime velocità di rotazione. Il risultato è una riduzione di peso e ingombro degli impianti fino al 50% rispetto alle soluzioni attualmente presenti sul mercato.

Ci può spiegare in sintesi il risultato del progetto Galileo nei prossimi tre anni e quale posto avrà nelle strategie competitive del gruppo?

Stiamo portando avanti dei progetti per sviluppare nuovi macchinari (turbine e compressori) di piccola e media potenza che ci permetteranno di diversificare la nostra offerta di prodotti e servizi ed essere quindi più competitivi sia sul mercato dell’oil & gas che in settori come quello della generazione di energia elettrica o industriale. Questo – insieme allo sviluppo di soluzioni digitali innovative che fanno leva sul potere dei big data e delle tecnologie abilitanti proprie dell’Industria 4.0 – a supporto dei prodotti appartenenti al portafoglio di BHGE. Grazie allo sviluppo di turbine di bassa potenza (sotto i 20MW), BHGE Nuovo Pignone è entrata in un segmento di mercato in cui prima non era presente, proprio per rispondere ad una tendenza che si sta diffondendo negli ultimi anni, quella di produrre energia in impianti di piccole dimensioni e vicini al punto di consumo (è il caso ad esempio di impianti di generazione di energia ospitati all’interno di stabilimenti produttivi). Il progetto fa parte quindi di una strategia ben precisa, per essere posizionati per la crescita.

Ci spiega l’attuale configurazione del Centro di eccellenza a cui fa riferimento Galileo?

Non si tratta di un centro di ricerca né di un luogo necessariamente fisico come un laboratorio. Nell’universo GE Oil & Gas prima- e adesso BHGE- Firenze ha sempre giocato un ruolo di prim’ordine a livello mondiale e si sta sempre più affermando come eccellenza globale per lo sviluppo e la produzione di turbomacchine. La progettazione e la produzione di turbine e compressori, nonché di tecnologie innovative di digitalizzazione, per ottimizzarne le prestazioni e la vita operativa dei prodotti (come ad esempio i sensori) è un programma completamente ‘Made in Italy’. Per l’azienda ha rilevanza globale e attinge alle competenze di aziende e centri di ricerca di primo livello sul territorio toscano,

Quali sono le attuali ricadute e interrelazioni con Centri di ricerca, imprese di servizi, università toscane. Il territorio è in grado di supportare attività di ricerca e innovazione a livelli così elevati?

In Toscana abbiamo la fortuna di avere numerosi centri di ricerca di eccellenza: dalla Scuola Superiore Sant’Anna, alle università di Firenze, Pisa e Siena, al Laboratorio di Sesta dove testiamo le camere di combustione delle nuove turbine, ai laboratori come Pontlab dove analizziamo e testiamo nuovi materiali. Le strutture esistenti sono di indiscutibile valore, ma senz’altro tutte le parti – mondo della ricerca, imprese e istituzioni- possono fare di più per creare una rete di collaborazione in cui mettere insieme le diverse competenze.

Il distretto automotive toscano della Valdera, costituito da importanti multinazionali, lamenta il ritardo delle pmi della zona a stare dietro alle trasformazioni tecnologiche e cerca l’indotto altrove. Al di là degli impegni presi nell’ambito del progetto Galileo (8 milioni di commesse a imprese toscane) le aziende del vostro indotto sono pronte a questo “salto”?

Le misure governative del Piano per l’Industria 4.0 accelerano certamente la modernizzazione dell’Italia verso nuovi orizzonti di competitività. L’impegno ad assicurare adeguate infrastrutture di rete e a garantire la sicurezza e la protezione dei dati permetterà infatti al nostro Paese di effettuare quel salto tecnologico necessario per migliorare la produttività e l’efficienza del sistema manifatturiero. BHGE opera proprio in questa direzione, in linea con i principi che guidano l’Industria 4.0. Certamente le grandi industrie come la nostra possono essere capofila in questo processo e noi lo stiamo portando avanti con convinzione, facendo da traino nel territorio per realtà medio-piccole, come già avvenuto in altri momenti della nostra storia aziendale. Riteniamo di trovare intorno a noi partner in grado di seguirci in questo percorso.

In generale, dal punto di vista di una multinazionale, qual è la sua opinione sulle prospettive dell’economia italiana e quali sono le sue principali debolezze competitive sui mercati?

Il nostro Paese ha una grande opportunità di rilanciarsi – grazie all’Industria 4.0- se le aziende e il Paese saranno in grado di coglierla e farla propria. Bisogna che l’Italia abbia la visione e la capacità di concretizzarla. Il Ministero per lo Sviluppo Economico ne ha colto il potenziale. Ha creato incentivi agli investimenti per le pmi e portato avanti un’opera capillare ed efficace di sensibilizzazione sul tema. La conoscenza della tematica deve continuare a crescere e le aziende devono comprenderne l’urgenza e la necessità per continuare ad essere competitive. La velocità in questa fase è molto importante. La creatività italiana, che non è un mito ma una realtà che noi constatiamo ogni giorno, può fare la differenza in tutto: qui c’è un mix positivo di competenze ingegneristiche e di capacità manifatturiere di altissimo livello, ma serve anche il supporto istituzionale. Non è sufficiente infatti che solo le aziende siano competitive, deve esserlo anche il sistema paese per poter favorire crescita e investimenti. Si tratta di una sfida per la competitività che coinvolge tutti gli attori.

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