Turbosupporter Vita e clic dello scacciavoti, questo conosciuto

Signore e signori, ecco a voi un nuovo protagonista della campagna elettorale in corso. A dire il vero, anche grazie alla pervasività dei social, “lui” si era già affacciato prepotentemente sulle scene in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre e delle ultime tornate amministrative ma ultimamente è davvero ovunque: è il tragico “supporter di partito scacciavoti”.

Il sociologo Lorenzo Notari

Animato da buone intenzioni e dotato di banda larga, pubblica da mattina a sera di tutto a favore del “suo” partito e di tutto contro gli altri, senza alcuno spunto critico e senza alcun senso della misura. Il supporter scacciavoti pensa che il suo starnazzare in rete, il suo ossessivo postare a ripetizione, il suo ottuso riproporre contenuti a volte falsi, spesso ovvi, sempre pesanti, aiuterà il partito da lui appoggiato, a prendere più voti; e invece non si accorge che questa sua propaganda è una delle migliori ricette disponibili in questa campagna elettorale per motivare gli indecisi e spostare il loro voto. Sì, ma dalla parte opposta a quella appoggiata dal Nostro.

Una recentissima ricerca qualitativa sui comportamenti intimi di decisione elettorale effettuata in Emilia Romagna, autofinanziata dall’istituto che dirigo, tra le tante cose curiose che ha fatto emergere, ha portato in luce questo idealtipo sociale, infausto per ogni partito, corrente, movimento: il supporter che, proprio come l’immancabile tizio che vuole a tutti i costi essere tuo amico e uscire in gruppo con te ma che con il suo fare goffo e sgradevole allontana ogni possibilità di farsi apparire simpatici verso l’esterno, anziché portare voti al gruppo di cui è felice di far parte, li allontana.

Come le nostre analisi sulle organizzazioni ci insegnano, spesso sono i soggetti ai livelli intermedi a cui viene dato un po’ di potere ad essere i più accaniti sostenitori delle istanze dell’organizzazione di cui fanno parte, ancora più smaniosi dei vertici stessi di dimostrarsi fedelissimi alla linea, rigidi esecutori, controllori severissimi, tutori dell’ordine ed evangelisti della morale “giusta” verso il resto dei membri tanto da rischiare di perdere ogni lucidità, rispetto, umanità e da rendersi invisi al resto del gruppo. Così accade anche nella società politicizzata: quadri intermedi, piccoli miracolati dalla politica, sostenitori da circolo o da bar del loro partito, sono spesso così smaniosamente attivi con la loro foga di portare ragioni di voto a qualunque costo al partito che sostengono, ma anche così impreparati a farlo in maniera corretta, che in realtà con la loro azione non aumentano i voti di chi è già a favore (ovviamente), non portano voti da chi è già contro (anzi infiammano ulteriormente la contrapposizione), mentre indispongono e spingono al voto nella direzione contraria, tutta quel segmento latente di elettori titubanti che, ammorbati da propaganda sciocca ed asfissiante propugnata dal maldestro supporter scacciavoti di turno, rischia di votare dalla parte opposta solo per un rigetto (psicologicamente giustificato) verso i suoi modi e le sue argomentazioni, spesso pretestuose, non verificate, inutili ai fini di un dibattito costruttivo, ripetute allo sfinimento ecc ecc ecc.

Probabilmente, partiti attenti alla loro campagna, dovrebbero chiedere a molti dei loro supporter (capetti intermedi o fan sfegatati di partito, chiacchieroni da bar o tigrotti a tastiera, frustrati in cerca di una valvola di sfogo o aspiranti carrieristi, qualunque profilo questi abbiano non importa), di smetterla di fare campagna elettorale fai-da-te sui social altrimenti rischiano paradossalmente di farli perdere. Che si lascino parlare i leader e i programmi e chi è titolato a rappresentare il partito, altrimenti vincerà il partito che annovera meno di queste piaghe della propaganda da social network nelle sue fila.

Ovviamente, a scanso di equivoci, questo vale per tutti i i partiti / coalizioni / movimenti / impasti / partnership / collaborazioni occasionali o continuative o più verosimilmente a progetto, in campagna elettorale oggi.

(Titolare di Notari Ricerche)

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4 Responses to Turbosupporter Vita e clic dello scacciavoti, questo conosciuto

  1. Lettore 1 1 marzo 2018 at 16:04

    Molto interessante. Purtroppo è un argomento impopolare, perché il tifo e la viralità scattano proprio dando sfogo agli argomenti e agli atteggiamenti più fideistici. Peccato si rivelino poi “scacciavoti”, quindi come fare? Questi solerti sostenitori sono convinti di essere molto utili, molto furbi e molto saggi e non riescono a percepirsi come un danno. Innanzitutto i vertici dei partiti potrebbero evitare di “premiarli”. Se pensi che quelli che fanno il tifo più forte siano i tuoi migliori esponenti hai perso in partenza perché non ambisci a una proposta politica in grado di convincere i più, ma conti su una propaganda che prevalga per sfinimento. A quelli che continuano a dirmi che bisogna cantarle più forte ricordo che quando le loro mogli (perché si tratta più spesso di uomini) vogliono convincerli su qualcosa difficilmente glielo urlano più forte finché non cedono e li invito a prendere esempio da loro.

  2. Buongustaio 2 marzo 2018 at 09:50

    Io non ho capito nulla dell’articolo ma il tizio che lo propone mi sembra molto bello ed autorevole

  3. Paul 4 marzo 2018 at 19:10

    Redazione,thank you for your blog post.Really thank you! Awesome.

  4. Lorenzo Notari 5 marzo 2018 at 11:42

    Come due o tre di voi sanno, con “notari-ricerche.it” mi occupo di ricerca sociale con focus sulle metodologie qualitative. Tra addetti ai lavori, salvo eventuale colpo di teatro politico dell’ultim’ora che avrebbe potuto cambiare gli equilibri ma non c’è stato, i risultati usciti dai seggi si sapevano con buona approssimazione da settimane.

    Il punto però non è solo misurare i flussi, cioè quanti fanno qualcosa. Il punto vero, se si vogliono capire davvero i fenomeni, è addentrarci nell’analisi dei “perché” questi fanno quella determinata cosa. I flussi, i big data, i macro comportamenti che oggi sono su tutti i giornali, tv e televideo (!) in forma di istogrammi e torte, sono composti da tanti micro comportamenti messi insieme,. E ciascun micro comportamento è manifestato, “agito” direi, da persone che provano sentimenti, che hanno certi background formativi, territoriali, ambientali, attitudinali, che scelgono in base a criteri utilitaristici e/o emozionali e/o reattivi ecc ecc.

    Alcune delle tendenze individuali innovative che hanno agito su questi risultati (le più pittoresche) le ho già scritte tempo fa: il fenomeno dei “supporter di partito scacciavoti” aiutati in questa loro contro-azione dai social, il fenomeno del voto Bart Vs. Lisa Simpson che è quello che ha portato all’elezione di Trump a scapito della Clinton a suo tempo, il fatto che chi ha deciso cosa votare mentre era in fila al seggio o quando era dentro la cabina, era in percentuale esageratamente alta, in realtà, molto ma molto più di quello che dicono le analisi quantitative classiche (perché molta gente si vergogna di non avere una presa di posizione forte e non lo dice quando intervistata) ecc ecc.

    Sarebbe bastato andare nelle cucine della festa dell’Unità di Villalunga questa estate ad ascoltare i commenti non ufficiali tra volontari (cosa che ho fatto) per prevedere 8 mesi in anticipo il voto di ieri. Così come era bastato andare a Festareggio ad ascoltare il pubblico (non i relatori ma il pubblico) presente al dibattito Finocchiaro vs. Zagrebelsky per capire quale sarebbe stato l’esito del referendum.

    Ascolto, signori, l’ascolto della gente, ovvero del potenziale elettorato. Non di chi sbraita di più ma ascolto delle conversazioni informali tra gente comune. E’ da qui che bisognerebbe partire. Smaltite le scaramucce social sui risultati quantitativi, signori della politica, concentratevi sull’ascolto, scientifico e professionale, della gente. Dei vostri potenziali supporter. E’ da lì che si deve partire per vincere. Se li ascoltate e poi agite in maniera coerente, li avrete come fedeli alleati. Altrimenti…