Dagli Champs Elysées al Teatro Valli: perché Mozart è sempre Mozart

Alessandro Moccia

Se Mozart nell’opera è incomparabile, la produzione orchestrale, comprensiva di concerti è sinfonie, è senz’altro più noiosa. Non che sia colpa sua, che anzi gode sempre, nella sua produzione musicale, di una espressività gioiosa, diretta, brillante, che non può che risultare accattivante per ogni orecchio, passato e moderno. E anche laddove diventa, occasionalmente, patetico e sentimentale – se così si può dire – come nel secondo movimento del concerto KV488 proposto mercoledì 7 febbraio 2018 al Teatro Valli dall’Orchestre des Champs Elysées, ha sempre l’accento riuscito e simpaticamente ammiccante del genio assoluto, che mettere d’accordo tutti.

Mozart è la musica classica, compendio perfetto di spessore e leggerezza, facilità senza banalità, il passepartout per ogni sorta di pubblico alla cultura colta.

Non sempre quindi questa sua accessibilità, sommamente piacevole, arriva però a toccare corde più sommerse e inquiete, come spesso la musica sa fare. E in questo non aiuta la scelta di eseguire il concerto per pianoforte e orchestra col fortepiano, avo intermedio del pianoforte che, come spesso accade con le vie di mezzo, non possiede il sapore arcaico del clavicembalo e nemmeno la compiuta espressività del pianoforte. Bertrand Chamayou, al fortepiano, pur nella impeccabile esecuzione tecnica, non solo risulta un po’ frigido, ma pure un po’ sottotono, soverchiato dai più consistenti piani sonori dell’orchestra. Essere seduti ad un metro dal palco non aiutava, infatti, l’ascolto, che risultava comunque sotto tono.

Orchestrades Champs Elysées

Tanto che il secondo brano proposto, la Sinfonia in Do detta “Linz” (K 425), ne è risultata anche più finita, coerente, nella sua piacente e piaciona allegrezza, nella sua squillante giovialità, resa con tutto l’equilibrio e la grazia filologicamente appropriate per questa produzione mozartiana. Come il programma di sala ci ricorda, la Linz, come il Concerto, è sinfonia della piena maturità, realizzata nel periodo viennese in cui Mozart lavorava principalmente a mercato, con la necessità quindi di compiacere un pubblico ampio. Scritta nel giro di pochi giorni, la Sinfonia, non perde la sua magistrale purezza compositiva.

Su tutto la direzione concertante del Maestro Alessandro Moccia è stata solida ed elegante e ha conquistato, per sé e per i suonatori, applausi dal teatro pieno.

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