Reggio, cala la popolazione scolastica (82.155 unità, cioè -1.091; 9.920 gli stranieri). Tutti i dati dell’Annuario

La popolazione scolastica è ancora in calo. Su un totale di 82.155 iscritti, sono ben 1.091 (l’1,3%) gli studenti in meno rispetto all’anno precedente. Nonostante il dato non lusinghiero, la scuola reggiana si dimostra comunque di buona qualità in ogni settore, legata al territorio e in grado, grazie a una positiva azione di orientamento, di ridistribuire gli iscritti alle superiori in maniera significativamente diversa rispetto al resto d’Italia, con un riequilibrio di grande positività.

E’ quanto emerge dalla ventiquattresima edizione dell’Annuario della Scuola reggiana 2017/2018, redatto anche quest’anno grazie alla collaborazione tra la Provincia di Reggio Emilia e l’Ufficio Scolastico Regionale, curata dal professor Luciano Bonacini e da Silvia Ballabeni.

Per il quinto anno consecutivo il numero di alunni tra 0 e 6 anni è ancora in diminuzione e, per la prima volta, è interessata anche la scuola primaria, dove si registrano 310 alunni in meno rispetto all’anno scolastico precedente. Anche la scuola superiore vede in questo stesso anno un significativo calo di studenti: 418 in meno ed un calo percentuale dell’1,9%. Nella scuola media, invece, si è registrato un aumento di 109 iscritti. Rimane stabile la percentuale di iscritti alle scuole non statali, che costituiscono il 3,7% dell’intera popolazione scolastica. Soffermando l’attenzione sulla scuola secondaria di II grado, si è evidenziato un calo dell’area tecnica e di quella professionale; favorita, invece, l’area liceale.

“Le cause di questa flessione sono individuabili sia nella denatalità, sia nel contesto di una nuova dinamica per quanto riguarda la mobilità delle persone, con un aumento di stranieri che arrivano ed emigrano di nuovo in cerca di maggiori opportunità”, ha affermato Giammaria Manghi, presidente della Provincia di Reggio Emilia, presentando l’Annuario insieme alla vice Ilenia Malavasi, ai due curatori, al dirigente dell’Ufficio Scolastico territoriale di Reggio Emilia, Mario Maria Nanni, alla dirigente del Servizio Programmazione scolastica e Diritto allo studio della Provincia, Anna Campeol e a Luciano Rondanini, già Dirigente tecnico del Miur.

“Sono visibili miglioramenti nei nidi, dove la nostra percentuale di copertura del 29,3% è più del doppio di quella nazionale, e nelle scuole dell’infanzia, dove rimane significativo l’apporto del settore privato che accoglie il 44% dei bambini – afferma Giammaria Manghi – Alle primarie continua a crescere il tempo pieno, scelto dalle famiglie sia come opzione educativa difforme, sia come supporto sociale”.
Anche l’Unimore, Università di Modena e Reggio Emilia, vede una crescita di iscritti del 9,8% che avvalora l’esperienza universitaria reggiana.

Prova del fatto che la scuola reggiana sia una scuola inclusiva sono i 2.403 studenti diversamente abili, 86 in più dallo scorso anno ed il 3,7% sul totale degli alunni, che frequentano dalle elementari alle superiori, anche a riprova della tendenza al prolungamento degli studi. La percentuale di stranieri poi, seppur in calo per il quarto anno consecutivo, resta comunque del 16% (9.920 in tutto), di cui il 67,7% nati in Italia”.

Una sezione della pubblicazione è dedicata all’alternanza scuola-lavoro, introdotta dalla legge 107/2015 nel suo primo anno di attuazione, anche se a Reggio è in atto già dal 1987. Lo scorso anno sono stati ben 4.000 gli studenti reggiani accolti nell’83,6% dei casi da aziende, rispetto a percentuali che in regione e in Italia si fermano rispettivamente al 65,8 e al 59,7%.
La scelta delle superiori rimane invece equa rispetto alle percentuali nazionali, con la preferenza del segmento liceale (38,1% di iscritti) che precede di poco i tecnici (33,5%), seguiti dai professionali (28,4%)”.

“Un dato curioso: le femmine sono migliori nei risultati scolastici rispetto ai maschi – osserva il professor Luciano Bonacini – tuttavia è necessaria una riflessione riguardo alle superiori dove si denota una percentuale preoccupante che vede addirittura il 22%, in linea col dato nazionale, di respinti al primo anno e non è meno preoccupante che gli stranieri abbiano un tasso di insuccesso che non ha subito grosse variazioni, dal 28,5 al 26,8%, nonostante negli ultimi otto anni la percentuale di studenti nati in Italia sia aumentata dal 13% al 36,6%”.

Share This Post

GoogleRedditBloggerRSS