"Una corsa a chi la spara più grossa". Nostra intervista sulla campagna elettorale al sociologo Cepernich - 7per24 | 7per24

“Una corsa a chi la spara più grossa”. Nostra intervista sulla campagna elettorale al sociologo Cepernich

Catomes tot insem… il pubblico (vagamente perplesso) dell’interessante serata

Dall’abolizione della legge Fornero alla cancellazione del canone Rai e delle tasse universitarie: la campagna in vista del voto del 4 marzo è appena iniziata ed è già un fiorire di promesse elettorali da parte dei principali schieramenti in campo. Che impatto potranno avere queste promesse sugli elettori? “Sono boutade a cui si è tendenzialmente portati a non credere. Questa tentazione a spararla sempre più grossa è l’esempio migliore della ridondanza nelle modalità con cui la campagna è condotta”, spiega Cristopher Cepernich, sociologo dei media e dei fenomeni politici. Docente dell’Università di Torino, Cepernich – invitato dal Pd, in città, al Catomes Tot per parlare di strategie elettorali – indica nel porta a porta uno strumento utile a “ricostituire la relazione tra politica e cittadini”.

Cepernich, che idea si è fatto dalle prime battute della campagna elettorale?

E’ una campagna abbastanza diversa dal solito, non tanto nelle modalità con cui viene condotta, che sono più o meno tradizionali e consolidate, quanto nel fatto che si sta realizzando qualcosa di nuovo…

Sarebbe?

Una sostanziale neutralizzazione di molti dei messaggi elettorali. Progressivamente, mi pare di vedere che i cittadini siano più restii a ricevere comunicazioni di campagna, sono sempre più distanti da ciò che viene comunicato.

Quanto saranno decisivi in questa campagna i social media?

Non esiste un medium di campagna più forte di un altro. Generalmente l’esito delle campagne elettorali è il prodotto dell’integrazione tra i diversi media. La soluzione è una campagna efficace, che sappia integrare i vecchi media con i nuovi. Si può immaginare che la televisione resterà il medium centrale. Non vedremo però la campagna televisiva di una volta perché sarà fortemente legata, ad esempio, all’attività su Twitter e su Facebook.

Il distacco delle persone dalla politica è noto e si traduce anche nell’astensionismo. Cosa possono le forze politiche per ricucire il rapporto con l’elettorato? Nell’era dei social network, bisogna forse riscoprire il porta a porta?

Ci sono democrazie, penso a quella americana ma anche ad altre realtà come il Regno Unito, dove attività di porta a porta sono tornate a essere centrali nelle campagne elettorali. Il punto è non immaginare di trovare un canale che risolva tutti i problemi che si sono creati in questi anni. Il porta a porta e le attività di relazione tra cittadini e politica sono uno strumento che non risolverà tutti i problemi della politica ma che, se praticato nel modo corretto, serve a ricostituire in alcune aree e settori della vita sociale la relazione tra politica e cittadini.

Su quale tema si giocherà, secondo lei, questa campagna?

I temi sono i soliti: lavoro, immigrazione, sicurezza. Evergreen che difficilmente cadranno.

Che voto darebbe alle forze politiche sulla comunicazione finora adottata?

Un 6 a tutti. Stanno facendo quello che non possono non fare. Non più di 6 perché non vedo nulla di creativo e innovativo.

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