Tricolorica
Un sogno rivoluzionario

Il 7 Gennaio 1797, inizio’ a concretizzarsi qui a Reggio Emilia il primo passo di un sogno rivoluzionario: l’unità nazionale, il primo atto di un cammino ancora lungo verso l’approdo repubblicano.

Da quel giorno che sancì la nascita della Repubblica Cispadana e l’adozione del Tricolore come bandiera di uno Stato, per noi reggiani, così come per l’intero paese, quella bandiera e quei tre colori restano il simbolo della libertà e dell’unità di un popolo, rappresentano un ideale alto di eguaglianza e giustizia efficacemente statuito nella Costituzione.

La Costruzione appunto, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, di cui ricorrono quest’anno i 70 anni.

Abbiamo voluto dedicare questa celebrazione proprio alla Carta fondamentale del nostro paese. Voglio ringraziare il professor Roberto Piumini per come in Sala del Tricolore ha poco fa raccontato a 120 bambini delle nostre scuole i principi fondamentali della nostra Costituzione.

E voglio anche dire che come già fece l’Amministrazione comunale in occasione dei 60 anni, dieci anni dopo procederemo alla stampa della Costituzione che invieremo agli studenti delle nostre scuole unitamente ad una ristampa delle leggi razziali del 1938, di cui ricorre l’80° anniversario e che codificarono la più totale deriva barbara e disumana del regime fascista e lo faremo perché, come per la Costituzione, pensiamo si debba prevenire, affrontare e superare una emergenza educativa e di consapevolezza che non di rado si manifesta su questi temi.

Gli anniversari infatti non servono solo per celebrare i momenti migliori, ma pure per riflettere sui momenti più bui e drammatici di una storia comune e non vi è dubbio che quelle leggi del 1938 che in un colpo solo sancirono come cittadini di serie B – anzi, degni di attenzione solo per la loro esclusione e poi eliminazione – oltre 47.000 ebrei rappresentano una delle pagine peggiori della storia unitaria.

Cento anni fa finiva anche la Grande guerra. L’Europa visse vent’anni di pace prima di precipitare nel terrore nazifascista, prima di diventare luogo delle più grandi atrocità che la storia contemporanea abbia saputo immaginare e realizzare.

Quell’Europa uscì dalla seconda guerra mondiale, grazie all’antifascismo, alla Resistenza – che è stata un grande fatto unitario europeo – grazie a chi come Altiero Spinelli da Ventotene seppe immaginare una nuova idea d’Europa, grazie alla statura dei grandi leader democratici del tempo e grazie soprattutto a un unico grande popolo europeo che liberò gli Stati nazionali e ci consegnò i fondamentali del costituzionalismo contemporaneo.

“….quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno – diceva Piero Calamandrei – caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti della resistenza…

….. sono morti senza retorica,……. come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore….”

Il Tricolore, la Repubblica e la Costituzione sono tre passaggi coerenti e conseguenti di costruzione di un grande paese e di un nuovo spirito patriottico.

Reggio Emilia ha avuto un ruolo importante nel processo costituente.

“Donde è nata la Costituzione”, si chiedeva Giuseppe Dossetti.

“La Costituzione è nata ed è stata ispirata da un grande fatto globale che sono i sei anni della seconda guerra mondiale. Ed è stato quel grande fatto umano, sosteneva Dossetti, a porre le basi perché un largo consenso nella Costituente ispirasse una tale Costituzione.

Dossetti ribaldì più volte i quattro fondamentali risultati che la Costituente riuscì a conferire alla nuova Carta.

L’Indivisibilità del popolo italiano e conseguentemente della Repubblica;

Il principio personalistico che afferma la centralità della persona, dei suoi diritti dei suoi doveri,della sua dignità;

Il ruolo e la legittimazione costituzionale dei corpi intermedi;

e infine la separazione dei poteri come cardine dell’equilibrio dello Stato di Diritto”.

Alla Costituzione contribuì pure una giovane donna reggiana di soli 26 anni, che in quel momento incarnava e rappresentava più di altri il significato di un’altra grande conquista, il suffragio universale ed il diritto di voto alle donne.

Nilde Iotti ci richiamò più volte, nella sua lunga esperienza politica che la portò anche alla presidenza della Camera, al significato di quell’articolo 3 che meglio di tante altre Costituzioni al modo seppe statuire il principio di libertà, di eguaglianza in modo prescrittivo, attribuendo allo Stato un concreto impegno in questo senso.

E non può certo essere dimenticato il contributo di Meuccio Ruini, che fu presidente della Commissione dei 75 incaricata di scrivere il testo della Carta.

Ruini venne trasversalmente riconosciuto come figura decisiva nelle mediazioni e negli accordi che segnarono quei lavori e di lui si è più volte ricordato la lucida valutazione che lo portò ad enfatizzare e spiegare il senso e il significato dell’articolo 1: “La Repubblica fondata sul lavoro”, che riconosceva nel rapporto tra la persona e il lavoro le basi di una civiltà, il presupposto per la piena realizzazione della personalità e della dignità della persona.

Ciò che rende viva la nostra Costituzione ogni giorno di più nei suoi principi fondamentali è anche l’invito che implicitamente ci trasmette ad essere cittadini partecipi e responsabilmente consapevoli, perché è nel contesto di una cittadinanza attiva che possiamo dare concretezza ai suoi principi fondamentali.

Ciò che ogni cittadino può fare ogni giorno nel suo piccolo è tanto importante quanto ciò che doverosamente, ogni giorno, devono fare tutte le istituzioni con i loro massimi rappresentanti.

La nostra Costituzione non ha interpretato l’idea di cittadinanza come mera appartenenza ad uno Stato, ma come base per sviluppare diritti umani, libertà, doveri e responsabilità. Qualcosa di più di uno status, piuttosto una sorta di patrimonio della persona.

La legislatura che si chiude ha fatto fare significativi passi in avanti al nostro paese nella vita economica, sociale e culturale ed in particolare nell’ambito dei diritti delle persone. È’ un peccato, lo devo dire con una certa amarezza, che qualcuno si sia assunto la responsabilità di uscire dall’aula del Senato derubricando in quel modo lo Ius soli, decidendo di continuare a tenere il nostro paese un passo indietro rispetto a tutte le democrazie del mondo.

Papa Francesco ci ha recentemente ricordato l’importanza di riconoscere che l’altro è anzitutto una persona e ciò significa valorizzare ciò che mi unisce a lui. L’essere persone ci lega agli altri, ci fa essere comunità.

È il legame tra una certa idea di cittadinanza e la dimensione della comunità che in tutte le Costituzioni europee riesce ad affermare il principio della centralità della persona e della piena affermazione della sua dignità.

Le parole di Robert Kennedy, pronunciate a Capitol Hill nel 1966, al di là del tempo, sono a noi molto vicine: diceva che il principale problema “è la distruzione del senso, e spesso della realtà, della comunità, del dialogo umano, delle migliaia di fili invisibili dell’esperienza e dell’impegno comune, dell’affetto e del rispetto che uniscono gli uomini ai loro simili. È ciò che si esprime con termini come comunità, vicinanza, orgoglio civico, amicizia. È ciò che procura quella forza sostentatrice che è il calore umano, il sentirsi sicuri in mezzo agli altri, e la consapevolezza che il proprio significato come uomini risiede nel piacere dello stare insieme e della fratellanza”.

A distanza di settant’anni, senza presunzioni e tanto meno velleità esaustive, un popolo, compresa una città, può chiedersi se e in che misura siano stati all’altezza dei principi costituzionali.

Noi pensiamo che Reggio Emilia lo sia stata, in particolare nella misura in cui questa città non è mai stata al balcone ad aspettare gli eventi, ma ha sempre cercato di andarvi incontro, di rendersi protagonista come comunità, come popolo, come esperienza collettiva nella costruzione del proprio futuro e del proprio tempo.

La centralità della persona come cardine di una idea matura di cittadinanza attiva e la dimensione di comunità come capacità di convivere dentro un sistema di valori condiviso è un tratto, quasi antropologico, dei reggiani, del loro modo di essere e vivere.

Lo è stata nel 1797 quando una generazione di giovani patrioti emiliani attivarono qui il primo passo di un lungo percorso verso il sogno repubblicano.

Lo è stata nel lungo periodo antifascista, nella lotta di resistenza che gli è valsa la Medaglia d’oro al valore militare, lo è stata nel contributo alla Costituente.

La città dei fratelli Cervi e dei ragazzi del 7 Luglio 1960 ha vissuto con protagonismo tutti i grandi passaggi che hanno segnato le esperienze collettive di emancipazione femminile e operaia del Novecento.

Lo è stata nello sforzo, nel genio e nell’intraprendenza di tanti imprenditori che hanno fatto del modello produttivo emiliano un nostro tratto distintivo nel mondo.

Lo è stata anche in quella straordinaria esperienza collettiva che ha visto nascere le nostre Scuole dell’infanzia e che con un certo orgoglio vediamo finalmente riconosciuta nell’approvazione della nuova legge sullo zero-sei anni.

Abbiamo alle spalle dieci anni difficili dove la crisi economica ha evidentemente segnato e cambiato la nostra società. Ma abbiamo anche il dovere dell’orgoglio e della consapevolezza, per come tra tante fatiche, tra sofferenze sociali che permangono, stiamo uscendo più forti, cambiati e consapevoli delle opportunità che dobbiamo cogliere. Ne sta uscendo Reggio, ne sta uscendo la nostra regione, che per dinamica economica, qualità dei servizi alla persona, attrattività e innovazione si configura ormai come una delle realtà più dinamiche d’Europa, profondamente trasformata dalle sollecitazioni di questi anni, tanto da riscrivere alcuni dei significati fondamentali di un nuovo New Deal emiliano-romagnolo.

Quei principi che in 70 anni hanno accompagnato la Costituzione sono innervati nelle tante realizzazioni contemporanee di questa città.

La stazione dell’Alta velocità così come il Core-Centro oncologico ed ematologico d’avanguardia nella cura e nella ricerca, le nostre Scuole, i nuovi progetti culturali rivolti alla città e aperti al mondo, il Parco Innovazione, le nuove modalità di Partecipazione e co-progettazione nei quartieri.

Nel tempo in cui la paura rischia di essere vissuta come il sentimento dominante, è legittimo chiedersi quale sia la strada per ritrovare una fiducia collettiva.

Quel filo in cui i valori della Costituzione si legano alle realizzazioni contemporanee è ciò che serve a richiamare un giusto senso di orgoglio e consapevolezza.

Credo che quel filo abbia – più che mai nel nostro Paese – alimento vitale e forti legami nelle città, nel Civismo e nella appartenenza di Cittadinanza.

Perché oggi siamo ciò che siamo in virtù di ciò che siamo stati.

Perché come disse Albert Einstein ci possono essere tante penne per scrivere il futuro ma non ci sarà mai una gomma per cancellare la memoria.

Abbiamo iniziato questa mattina in Sala del Tricolore leggendo la Costituzione ai bambini delle nostre scuole primarie.

I bambini, i nostri figli, il loro e il nostro futuro: poche città al mondo hanno saputo costruire una cultura dell’infanzia come Reggio Emilia. In un’epoca in cui c’è chi alza i muri della paura e opera per abbattere i ponti della fiducia e della speranza tra le persone, Carissimi, mai come oggi, in tutto il mondo, da Reggio Emilia all’Australia fino in Cina, partire dai bambini, dai loro diritti, dalla loro educazione, per delineare e costruire le basi dei cittadini di domani, significa credere in un messaggio di grande potenza, la base etica e culturale di un nuovo umanesimo globale, capace di rilanciare fiducia e speranza nel futuro nostro e delle nuove generazioni.

Viva il Tricolore

Viva l’Italia

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